Burkina Faso, attacco armato all’ambasciata francese di Ouagadougou. Uccisi gli assalitori

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Cinque uomini con armi di grosso calibro e con turbanti in testa hanno iniziato a sparare contro i civili

 

Si è concluso con la «neutralizzazione» degli assalitori l’attacco armato perpetrato il 2 marzo, a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Il quartier generale dell’esercito locale, l’ambasciata francese e l’Istituto di cultura francese sono state prese d’assedio. Una grossa esplosione ha fatto tremare i palazzi circostanti al centro della capitale Burkinabè e un’enorme colonna di fumo fuoriesce dalla zona militare. Il bilancio dello scontro, avvenuto all’esterno della sede diplomatica nella capitale Ouagadougou, non è ancora noto. Secondo alcuni testimoni cinque uomini con armi di grosso calibro e con turbanti in testa sarebbero arrivati a grossa velocità con una macchina e scesi dal veicolo avrebbero iniziato a sparare contro i civili, prima di tentare l’irruzione nell’ambasciata francese. I militari schierati all’interno del complesso hanno risposto al fuoco. Contemporaneamente, un’altra azione è stata segnalata nella stessa zona della capitale, a circa un km di distanza dall’ambasciata, nell’area dell’Istituto francese. Immediato l’arrivo delle forze speciali francesi presenti sul territorio con 5mila militari impegnati nell’operazione anti-terrorismo Barkhane. «La forma è quella di un attacco terroristico», ha detto il direttore generale della polizia, Jean Bosco Kienou all’Associated Press. Se venisse confermata la pista del terrorismo islamico, sarebbe il terzo attacco nel giro di due anni in Burkina Faso. Nel 2017 un gruppo di miliziani della sigla jihadista Aqim aveva fatto irruzione nell’Hotel Splendid e al Caffè Cappuccino, dove aveva perso la vita anche il bambino italiano Michel Santomenna. Il Paese degli uomini onesti, come è rinominato il Burkina Faso, negli ultimi due anni si è trasformato, soprattutto nella parte settentrionale, in un nuovo avamposto delle numerose organizzazioni terroristiche che stanziano nel Sahel.

La Stampa

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