LIBRI / L’ANABASI DI ARISTODEMO: UN BEL ROMANZO DI CAMPOMENOSI

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Val TrebbiaIl titolo fa credere che si tratti di un trattato, presumibilmente noioso, di filosofia o di una tragedia greca. Invece si tratta di un romanzo su un personaggio collocato all’incirca tra 1950 e gli inizi del nuovo secolo, ambientato tra un paesino della Val Trebbia (Fabbrica di Ottone, in provincia di Piacenza) e le città di Piacenza e Genova. Il racconto si snoda tra le diverse vicissitudini del protagonista, Aristodemo Fraschioni, detto Demo (nato in un ambiente rurale “di una volta”, di cui l’autore sottolinea accuratamente le caratteristiche e gli usi), che dopo varie esperienze “cittadine” ritorna finalmente tra i suoi monti.
Aristodemo è un personaggio sui generis (come il suo nome), legato a valori e a ideali un po’ sorpassati, ma certamente originali e anticonformisti. Uomo caparbio, ingenuo e volenteroso, destinato ad una vita stentata nel suo paese, soprattutto per scelta, come si legge più volte nel racconto. E sono due i temi che ricorrono spesso: la sapienza, intesa come la sete di cultura che accompagna il protagonista nelle sue varie tappe; e l’identità che si manifesta nel suo spirito attraverso l’incessante nostalgia delle sue origini terrene. A queste si aggiunge la variante linguistica, per quanto Aristodemo scelga di parlare il dialetto, all’interno del testo è evidente la scelta dell’autore di inserire un italiano superato, piuttosto lontano dal linguaggio italiano in uso.
Nella prima parte si assiste allo spopolamento delle campagne, è forte la tentazione dell’avventura nelle metropoli. Anche per Aristodemo, rimasto l’unico uomo di famiglia con la nonna Adele e la madre Giuseppina da mantenere, sembra questa la sorte inevitabile. Invece, fallito il primo tentativo di inurbamento, Aristodemo fa ritorno al paese e comincia a lavorare nel mulino. Qui conosce Isolina, che decide di sposare, ma la ragazza, insofferente alla vita rurale, dopo appena un anno di matrimonio lo lascia per ritornare a vivere nella casa dei genitori (Francesco De Nicola, prefazione). Poco dopo, il protagonista trova lavoro come usciere nel collegio Gentilini di Piacenza, dove scopre il piacere del leggere e del sapere (qui si delinea il tema della sapienza), riprende quindi gli studi interrotti dopo la licenza elementare e conquista il diploma. La nostalgia di casa e della sua famiglia lo spingono a tornare a casa, a prendersi cura delle sue due donne: è il richiamo alle origini. Durante un incontro con Luigìn, anziano di Bobbio, emerge la figura di Antonella, detta Nellina, primo grande amore di Demo, che viene a sapere che la ragazza si è trasferita a Genova per sfuggire alla vergogna di aver avuto un figlio, Attilio, senza essere sposata. Decide di riconquistarla, quindi riparte per il capoluogo ligure. Arrivato lì, scopre che Nellina è diventata amante di un ricco armatore per poter allevare il figlio, ma ben presto la relazione si interrompe, anche Nellina riscopre l’amore vero. Demo si laurea in Lettere a trentasei anni e diventa traduttore, mal compensato, dal tedesco. Agli occhi di Nellina Demo però appare un uomo pressoché fallito, un uomo costretto a vivere con grosse difficoltà economiche. Così, per amor di lei, Aristodemo si mette in contatto con un ragazzo a cui aveva dato precedentemente lezioni di latino e greco, e questi gli procura un lavoro illecito, per il trasferimento fraudolento di valori… Il protagonista può finalmente arricchirsi ed investire in Borsa, ma soprattutto può accontentare la sua Nellina, che purtroppo morirà presto, per una malattia incurabile. Questo triste evento riporta Aristodemo alla sua identità, nei paesi più sperduti della Liguria, dove riprende a parlare il dialetto, e morirà qualche anno poco. La lettura del romanzo è piacevole, interessante, a tratti ricorda lo stile e l’ispirazione di un grande personaggio della letteratura italiana, Riccardo Bacchelli (“Il mulino del Po”, “Una passione coniugale”), Non solo per l’affresco dei luoghi (certo diversi da quelli di Bacchelli) nei quali il racconto è ambientato, ma anche per la descrizione dei sentimenti e delle emozioni.

M. Rita Di Simone

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