Vogliono spiarci col cellulare. Il Fisco 5S saprà tutto di noi

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I pentastellati pensano a una task force di 15 esperti per progettare un algoritmo fiscale che avrà il compito di controllare i nostri post sui social network e beccare chi non paga le tasse

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Il web potrebbe diventare una piazza in cui pescare indizi per poi intercettare e beccare gli evasori. Questa è la proposta avanzata dal grillino Giovanni Currò, che ha firmato un emendamento alla legge di Bilancio 2021 nel quale chiede che l’Agenzia delle entrate – insieme alla Guardia di finanza – possa procedere allo sviluppo di “un sistema basato sull’intelligenza artificiale al fine di utilizzare

Dati aperti e chiusi allo scopo di contrastare i fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale”. L’intento sarebbe quello di creare una struttura in grado di raccogliere i dati presenti sul web, elaborando anche le informazioni relative ai social network, per rintracciare i vari evasori ed elusori fiscali. Dunque una sorta di algoritmo fiscale potrebbe controllare tutto ciò che verrà pubblicato nel mondo virtuale.

Ma non è finita qui: come si legge sull’edizione odierna de La Verità, per realizzare questo si dovrebbe fare affidamento a una task force di 15 esperti con il compito di progettare, realizzare e testare il sistema di controllo dando la priorità all’accertamento sui grandi evasori. E questo non toglie “che dopo un primo periodo di assestamento l’occhio del fisco si andrà a poggiare anche su tutti gli altri cittadini italiani”. L’idea dei 5 Stelle prende spunto da alcuni modelli esteri già esistenti: ad esempio la Canadian revenue agency (Cra) già prima del 2018 aveva previsto l’uso dei big data per scovare gli evasori fiscali, individuando quei casi che richiedono un’analisi più accurata e consentendo agli 007 fiscali di indagare per capire la reale situazione economica del sospettato.

La “patente fiscale”

I pentastellati sono riusciti a dividersi anche su questo tema. I dubbi sono molteplici: si teme soprattutto sull’utilizzo dell’algoritmo in funzione dell’analisi dei dati, con il rischio che possa invadere eccessivamente la nostra sfera privata. La proposta non ha trovato d’accordo neanche il Partito democratico, che in alternativa mette sul piatto una sorta di “patente fiscale”. I dem vorrebbero mettere su, sempre mediante l’Agenzia delle entrate, un meccanismo premiale attribuendo un punteggio a ogni contribuente tenendo in considerazione il proprio comportamento fiscale virtuoso tenuto nei precedenti 6 anni, in base al quale si potranno ridurre gli interessi di mora e dimezzare sia le spese di notifica sia i termini di accertamento: da 0 a 4 punti “contribuente non censito o non affidabile”; da 5 a 7 punti contribuente soggetto a normale monitoraggio; da 8 a 10 punti “contribuente affidabile”.

I giganti del web come spie fiscali

Ora l’Europa trasforma i giganti del web in spie fiscali per sorvegliare l’evasione di chi guadagna attraverso la rete virtuale. Ad esempio Amazon, Facebook, Google e Instagram, tra gli altri, dovranno informare il fisco sull’identità di chi si arricchisce attraverso le proprie piattaforme. A prevederlo è la revisione della Direttiva sulla cooperazione amministrativa, come proposta a luglio dalla Commissione europea e approvata ieri dai ministri delle Finanze dei paesi dell’Unione europea. Come riportato da Italia Oggi, tra le attività da segnalare rientrano la fornitura di servizi, l’affitto di beni immobili e di qualsiasi mezzo di trasporto, gli investimenti, i prestiti nell’ambito del crowdfunding e la vendita dei beni. Oltre ai dettagli degli importi pagati in ogni trimestre, tra le informazioni da raccogliere vi sono pure le generalità dei venditori (incluso il codice fiscale o il numero di partita iva).


Ilgiornale.it

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