Edoardo Raspelli, la mia vita dedicata alla bontà

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Edoardo Raspelli è uno dei volti più longevi della televisione. Da vent’anni porta gli italiani in “tour” per la Penisola attraverso un lunIgo viaggio ricchissimo di sorprese e servizi, all’insegna della storia e delle tradizioni locali. Specialmente quelle culinarie. Il 19 giugno scorso ha compiuto i suoi primi 70 anni, l’occasione ideale per fare un punto sulla sua carriera di giornalista, scrittore e gastronomo.

Raspelli, che bilancio ha fatto in questo importante appuntamento?

«Lei vorrebbe che fossi entusiasta e felice? Purtroppo deluderò: i compleanni, cioè il raggiungimento di un altro anno di età, si festeggiano fino ai 35-4045 anni.. Poi è un trauma continuo: gli amici, i familiari, hanno l’abitudine di festeggiare in modo particolarmente solenne la cifra piena, la decina, i 50, i 60. Ahimè, per me sono solo anni che passano. Certo, sono in ottima salute: ogni settimana mi concedo il tempo di allenarmi a tennis nella mia Bresso. Anzi, a metà luglio mi aspettano a Milano Marittima per il “Vip Master” di tennis e giocherò con Nicola Pietrangeli, Gianni Rivera, Flavia Pennetta, Arrigo Sacchi, Valeria Marini, Piero Chiambretti. Ma l’anagrafe è spietata e ti avverte che gli anni passano. Del resto, già De Andre cantava: “Passa il tempo lo sai che passa e va, anche se non ce ne accorgiamo/ ma più del tempo, che non ha età/siano noi che ce ne andiamo”. Sono più gli anni che ho dietro a me che quelli davanti».

Come ha festeggiato il compleanno?

«Sono stato a Olgiate Olona, in provincia di Varese, insieme a mia moglie, Clara, i miei due figli, Simona e Matteo, e alcuni amici. Tonno crudo, fritto di calamaretti spillo, zuppa di pesce, fritto misto, gelato di crema. La grandezza, la bontà, nella semplicità».

Ripercorrendo il suo periodo di formazione e di professione chi le ha insegnato di più?

«Nel mondo del giornalismo, a parte mio padre Giuseppe che mi ha insegnato a scrivere, i miei primi due punti di riferimento al Corriere della Sera: Claudio Benedetti alla sport e il professore (e vero maestro), Mario Robertazzi, capo redattore della pagina Tempo dei Giovani, su cui ho esordito giusto 50 anni fa. Poi quelli che mi hanno dato tanti calci nel sedere nei miei dieci anni di cronaca nera al giornale del pomeriggio, il Corriere d’Informazione: i capicronisti Giovanni Raimondi, Franco Damerini e Mario Perazzi e soprattutto il direttore Cesare Lanza che, nel 1975, mi fece scrivere di ristoranti dalla parte della gente, con le rivoluzionarie recensioni, che potevano essere anche negative».

Si sente più giornalista o gastronomo?

«Per la legge, il gastronomo è l’aiutante del salumiere, quello che gli prepara le tartine. Io, le tartine, al massimo le mangio. Come scrissero una volta, non ricordo se Cesare Marchi o Leonardo Vergani, sono un “cronista della gastronomia”. Nelle mie recensioni ci metto lo stesso spirito, la stessa attenzione che nei dieci anni di cronaca nera avevo nel raccontare al telefono, al collega che doveva scrivere, quello che vedevo e sentivo sul luogo di un omicidio, di una strage, di una bomba, di uno scontro di piazza».

Ha qualche sogno ancora da realizzare?

«Dal punto di vista professionale, fare sempre cose nuove, che è poi quello che ho fatto fino ad ora. Da ragazzino scrivevo di calcio e di cronaca, poi mi sono dedicato al tennis, quindi la “nera”, i ristoranti. Ho scritto su giornali dedicati ai motori, ho lavorato in radio, in televisione, canto, ho fatto persino qualche tentativo di cinema. In Tv sono passato dalla gastronomia all’agricoltura. Il futuro? Chissà.. .interviste da studio?».

Dovendosi raccontare, com’è Edoardo Raspelli?

«Ansioso, professionale, vanitoso (ma non me la tiro!), che ascolta tutti, che cerca di mediare, che non riesce a odiare nessuno, nemmeno i più cari amici o le più care amiche che ti pugnalano, che ti tradiscono».

A cosa si sta dedicando e di cosa si occuperà in futuro?

«Solita vita: giro l’Italia per recensire i ristoranti, da inatteso cliente qualunque e pagante. Conduco eventi o faccio da testimonial. Ho diverse proposte in ballo in vari settori, ma per scaramanzia non dico niente. Tanto, prima ancora di realizzare un progetto, naturalmente se ho già firmato, nella mia modestia faccio subito un comunicato stampa».

Parliamo del suo motto, quello famoso delle 3T: Terra, Territorio, Tradizione.

«Non sì tratta solo di uno slogan, che peraltro ho depositato dieci anni fa alla Camera di Commercio dì Milano (e che ogni tanto qualcuno mi “ruba”), ma di una visione, uno stile di vita che dovrebbero avere tutti: i piatti, le ricette, gli ingredienti della propria terra d’origine o di quella che ci ospita… La mia ispirazione è un celebre libro ideato settantanni fa da Anna Gosettì della Salda, morta da poco ultracentenaria, che nell’immediato secondo dopoguerra rilanciò la rivista La Cucina Italiana e raccolse il lavoro del cuoco in redazione nel celebre Le Ricette Regionali Italiane (edizioni Solaris)».

Il suo menù ideale per l’estate?

«Gamberi di Mazara del Vallo con burrata, tonno di coniglio, agliata e pollo in gelatìna».

E qui ve ne presentiamo due su tre:

  • GAMBERI Di MAZARA DEL VALLO CON BURRATA. È indispensabile che i ciamberi siamo freschi, di alta qualità. I migliori sono quelli rossi, siciliani di Nfezara del Vallo ( ma si pescano anche ad Anzio, Viareggio, Santa Margherita Ligure, Sanremo…). Andranno lasciati quattro giorni nel congelatore di casa perché verranno consumati crudi. Fatti rinvenire, dovranno essere sgusciati e messi in un piatto a far da corona alla burlata di Andria o alla mozzarella di bufala campana. Un connubio naspettatamente sucoilenio, fresco e saporoso. TONNO DI CONIGLIO È il piatto principe della cucina piemontese (più precisamente astigiana). Si prendono dei pezzi di coniglio, si fanno bollire (tenendoli al dente) in un leggero brodo di verdure, realizzato con carote, cipolla, sedano e aglio, pezzi di coniglio si scolano, si disossano, si fanno a bocconi, si mettono in un contenitore assieme a qualche spicchio d’aglio e foglie di salvia, si coprono di un buon olio extravergine di oliva D.O.P. (Denominazione d’Origine Protetta). Si lascino in frigo una notte. Si possono mangiare freddi o tiepidi, bagnati se si vuole con il brodo di cottura.
  • TONNO DI CONIGLIO. È il piatto principe della cucina piemontese (più precisamente astigiana). Si prendono dei pezzi di coniglio, si fanno bollire (tenendoli al dente) in un leggero brodo di verdure, realizzato con carote, cipolla, sedano e aglio, pezzi di coniglio si scolano, si disossano, si fanno a bocconi, si mettono in un contenitore assieme a qualche spicchio d’aglio e foglie di salvia, si coprono di un buon olio extravergine di oliva D.O.P. (Denominazione d’Origine Protetta). Si lascino in frigo una notte. Si issono mangiare freddi o tiepidi, bagnati se si vuole con il brodo di cottura.

Diego Paura, Visto Tv

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