Coronavirus, Cerved: senza una soluzione, un’azienda su 10 rischia il fallimento

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Un’azienda italiana su dieci a rischio di fallimento nel caso in cui l’emergenza Coronavirus non si arrestasse entro l’anno e con misure che di fatto fermano l’economia delle aree più produttive del paese. A farne maggiormente le spese, tre settori chiave: il manifatturiero tessile, i trasporti e il turismo. A evidenziarlo è lo studio “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates” di Cerved Rating Agency, secondo cui “le conseguenze del contagio sono già evidenti: rallentamenti nella produzione, chiusure temporanee forzate, calo dei margini”. In uno scenario macroeconomico domestico e internazionale già caratterizzato da un rallentamento generalizzato della crescita, gli effetti del virus sulla produzione cinese hanno comportato nelle scorse settimane una netta frenata del comparto manifatturiero, con conseguenze a catena non trascurabili sullo stato di salute dei mercati mondiali. In particolare, nelle scorse settimane si è assistito alle tipiche manifestazioni di fenomeni di crisi, quali il calo del valore delle principali materie prime come petrolio, rame e gas naturale, congiuntamente a un aumento del valore dell’oro.  Cerved Rating Agency ha ipotizzato per i prossimi mesi due scenari: nel caso più favorevole, si prevede che la crisi sanitaria possa perdurare fino a metà anno, con un’eco non trascurabile sulla solidità finanziaria delle nostre aziende, già investite dalla crisi; nel caso più sfavorevole, invece, si delinea l’ipotesi non poi così remota del dilagarsi della pandemia, con effetti globali duraturi e deleteri fino alla fine dell’anno. Entrambi gli scenari sono stati applicati al portafoglio di simulazione, costituito da circa 25.000 rating emessi recentemente da Cerved Rating Agency e sufficientemente rappresentativo del comparto delle aziende italiane, tramite l’adozione di un approccio di natura quali-quantitativa. Le imprese cosiddette “a rischio” aumenterebbero dell’8% nel caso soft e addirittura del 26% nel caso hard, con conseguenze quasi imprevedibili per il tessuto economico locale e nazionale, con inevitabili fallimenti e chiusure delle aziende coinvolte.  Il deterioramento di merito creditizio ipotizzato, insieme agli effetti negativi derivanti dall’innalzamento del livello complessivo di indebitamento finanziario a breve termine, sarebbe particolarmente rilevante per settori più esposti come il turismo e le aziende del comparto manifatturiero che presentano interconnessioni maggiori con la Cina, soprattutto per quanto attiene all’importazione delle materie prime.

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