Francia e Germania contro i dazi di Trump

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Dure reazioni da Berlino e Parigi dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che la prossima settimana verranno introdotte tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. L’imposizione di tariffe commerciali punitive “non è assolutamente nell’interesse di nessuno”, ha affermato Steffen Seibert, portavoce del cancelliere tedesco, Angela Merkel, sottolineando che l’annuncio di Trump “non solo non è nell’interesse dell’Europa, ma di certo non è nemmeno nell’interesse dell’economia americana. Il problema globale della capacità eccedente in questi due settori non può essere risolto con simili misure unilaterali”, ha concluso il funzionario del Governo di Berlino. I dazi colpiranno in maniera ingiusta gli alleati europei, ha aggiunto il Ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, sottolineando che “a differenza di quanto accade in altri Paesi, le aziende della Germania e del resto d’Europa” delle industrie in questione “non utilizzano misure di dumping per ottenere vantaggi competitivi iniqui”. Eppure, secondo il funzionario del Governo di Berlino, “questo colpo radicale da parte di Washington colpira’ principalmente proprio le nostre esportazioni e il nostro mercato del lavoro”. Pertanto, i Paesi dell’alleanza atlantica “troveranno impossibile comprendere” l’adozione di tali misure, invitando la Casa Bianca a cambiare idea e a “fare tutto il possibile per evitare di scatenare una guerra commerciale internazionale”. L’Europa prenderà le contromisure necessarie qualora Washington procedesse con l’adozione dei dazi, ha poi avvertito il Ministro dell’Economia della Germania, Brigitte Zypries, sottolineando che l’imposizione di tali tariffe da parte della Casa Bianca “scatenerebbe perturbazioni nel commercio globale. Se il capo di Stato americano passerà dalle parole ai fatti, l’Europa reagirà di conseguenza”, ha dichiarato il funzionario del Governo tedesco, definendo “incomprensibile” il fatto che le importazioni europee possano costituire una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense. “Chi parla cosi’ tanto di commercio equo come il presidente Trump non dovrebbe optare per misure cosìinique”, ha concluso Zypries. I dazi avranno un effetto negativo per i produttori europei, ha ribadito anche il presidente dell’Associazione tedesca dell’acciaio (Wv Stahl), Hans Jurgen Kerkhoff, sottolineando che l’obiettivo americano di ridurre di 13 milioni di tonnellate le importazioni di questi materiali potrebbe riflettersi direttamente sul mercato dell’Eurozona, già attualmente in condizione di capacità eccedente. “Se l’Unione europea non reagirà, la nostra industria dell’acciaio sarà lasciata in balia del protezionismo statunitense”, ha dichiarato Kerkhoff. Dure reazioni anche da Parigi. Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha affermato che “queste misure unilaterali non sono accettabile e avrebbero un impatto rilevante sull’economia europea e sulle imprese francesi”. Anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha confermato che l’Ue “non restera’ seduta a guardare” e potrebbe prendere contromisure per “bilanciare la situazione”. Tali contromisure, ha assicurato Le Maire, saranno “forti, coordinate e unite”, ribadendo che “ci sarebbero solo perdenti in una guerra commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti”. “Le tariffe sarebbero imposte invocando una legge dell’epoca della guerra fredda, raramente usata, che dà al presidente il potere di limitare le importazioni sulla base di motivi di sicurezza nazionale”, sottolineano gli economisti di Intesa Sanapolo, facendo notare che “la decisione e’ avvenuta senza preavviso anche all’interno di gran parte dell’amministrazione”. Per gli esperti, “se le tariffe verranno effettivamente imposte, si muoveranno i primi passi verso una vera guerra commerciale, con ritorsioni da parte di Europa, Asia e Nord America. Le importazioni di acciaio dal Canada sono il 16% del totale, seguite dal Brasile (13%), dalla Corea del Sud (10,2%), dal Messico (9%). La parte del leone delle importazioni di acciaio e alluminio viene da Paesi alleati politicamente con gli Usa e molti membri dell’amministrazione e del Congresso segnalano esplicitamente le ricadute negative delle nuove tariffe a livello politico, oltre ovviamente ai risvolti negativi sull’economia americana (rialzo dell’inflazione da costi) e su quella mondiale derivanti da una guerra tariffaria”. Gli economisti sottolineano che “i partner commerciali degli Usa non hanno risposto in modo rapido all’imposizione delle tariffe sui pannelli solari e sulle lavatrici del mese scorso, ma ora la reazione potrebbe essere più rapida”.

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