I Presidenti degli Stati Uniti d’America: tutto e ancora di più (?!)

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(di Mauro della Porta Raffo, Presidente onorario della Fondazione Italia USA) In ordine di entrata in carica:
Washington, George (1) (2) (3)
Washington, George
Adams, John
Jefferson, Thomas
Jefferson, Thomas
Madison, James
Madison, James
Monroe, James
Monroe, James
Adams, John Quincy
Jackson, Andrew
Jackson, Andrew
Van Buren, Martin
Harrison, William
Tyler, John
Polk, James
Taylor, Zachary (4)
Fillmore, Millard
Pierce, Franklin
Buchanan, James
Lincoln, Abraham
Lincoln, Abraham
Johnson, Andrew
Grant, Ulysses
Grant, Ulysses
Hayes, Rutherford
Garfield, James
Arthur, Chester
Cleveland, Grover
Harrison, Benjamin
Cleveland, Grover
McKinley, William
Roosevelt, Theodore
Taft, William
Wilson, Woodrow
Wilson, Woodrow
Harding, Warren
Coolidge, Calvin
Hoover, Herbert
Roosevelt, Franklin Delano (5) (6)
Roosevelt, Franklin Delano
Roosevelt, Franklin Delano
Roosevelt, Franklin Delano
Truman, Harry
Eisenhower, Dwight
Eisenhower, Dwight
Kennedy, John
Johnson, Lyndon
Nixon, Richard
Nixon, Richard
Ford, Gerald
Carter, Jimmy
Reagan, Ronald
Reagan, Ronald
Bush, George Herbert
Clinton, Bill
Clinton, Bill
Bush, George Walker
Bush, George Walker
Obama, Barack
Obama, Barack
Trump, Donald
Biden, Joe
(1), il solo eletto alla unanimità, tutte e due le volte, dal Collegio dei Grandi Elettori
(2), l’unico (a parte i Vice subentrati) entrato in carica, nella prima circostanza, in una data del tutto anomala: il 30 aprile 1789.
(3), il primo, dopo le votazioni del 1792, ad insediarsi
il 4 marzo
dell’anno successivo a quello elettorale
(4), è il primo ad essere eletto in un solo giorno dato che in precedenza si votava per più settimane
(5), è l’ultimo ad insediarsi
il 4 marzo
(nel 1933)
(6), è il primo a giurare, nel 1937, a seguito di un Emendamento che anticipa la cerimonia,
alle 12 del 20 gennaio
, come da allora sempre.

In ordine alfabetico:
Adams, John
Adams, John Quincy
Arthur, Chester
Biden, Joe
Buchanan, James
Bush, George Herbert
Bush, George Walker
Carter, Jimmy
Cleveland, Grover
Clinton, Bill
Coolidge, Calvin
Eisenhower, Dwight
Fillmore, Millard
Ford, Gerald
Garfield, James
Grant, Ulysses
Harding, Warren
Harrison, Benjamin
Harrison, William
Hayes, Rutherford
Hoover, Herbert
Jackson, Andrew
Jefferson, Thomas
Johnson, Andrew
Johnson, Lyndon
Kennedy, John
Lincoln, Abraham
Madison, James
McKinley, William
Monroe, James
Nixon, Richard
Obama, Barack
Pierce, Franklin
Polk, James
Reagan, Ronald
Roosevelt, Franklin Delano
Roosevelt, Theodore
Taft, William
Taylor, Zachary
Truman, Harry
Trump, Donald
Tyler, John
Van Buren, Martin
Washington, George
Wilson, Woodrow

Per numero di elezioni (fino al 1951 non esisteva una limitazione alle possibili candidature) e successivamente nel tempo:
Roosevelt, Franklin Delano, quattro (1)
Washington, George, due
Jefferson, Thomas, due
Madison, James, due
Monroe, James, due
Jackson, Andrew, due
Lincoln, Abraham, due (1)
Grant, Ulysses, due
Cleveland, Grover, due (2)
McKinley, William, due (1)
Wilson, Woodrow, due
Eisenhower, Dwight, due (4)
Nixon, Richard, due (4) (5)
Reagan, Ronald, due (4)
Clinton, Bill, due (4)
Bush, George Walker, due (4)
Obama, Barack, due (4)
Adams, John, una
Adams, John Quincy, una
Van Buren, Martin, una
Harrison, William, una (1)
Polk, James, una
Taylor, Zachary, una (1)
Pierce, Franklin, una
Buchanan, James, una
Hayes, Rutherford, una
Garfield, James, una (1)
Harrison, Benjamin, una
Roosevelt, Theodore, una (3)
Taft, William, una
Harding, Warren, una (1)
Coolidge, Calvin, una (3)
Hoover, Herbert, una
Truman, Harry, una (3)
Kennedy, John, una (1)
Johnson, Lyndon, una (3)
Carter, Jimmy, una
Bush, George Herbert, una
Trump, Donald, una
Biden, Joe, una
(1), deceduti in carica
(2), mandati non consecutivi, unico caso
(3), subentrati in quanto Vice e poi personalmente eletti
(4), impossibilitati ad una terza elezione dall’Emendamento del 1951
(5), dimissionario, unico caso.

Nell’ordine, i non rieletti perché sconfitti cercando il rinnovo al primo incarico:
Adams, John
Adams, John Quincy
Van Buren, Martin
Harrison, Benjamin
Taft, William
Hoover, Herbert
Bush, George Herbert
Trump, Donald

Nell’ordine, gli eletti dal Collegio dei Grandi Elettori pur avendo perso il voto popolare a livello nazionale:
Adams, John Quincy (1)
Hayes, Rutherford (2) (3)
Harrison, Benjamin (2)
Bush, George Walker (2)
Trump, Donald (2)
(1), nella circostanza, nessuno dei candidati aveva conquistato la maggioranza assoluta dei Delegati Nazionali e la competenza passò alla Camera, giusto il disposto del XII Emendamento.
(2), tutti repubblicani
(3), l’eletto al Collegio con il margine più stretto: un solo voto in più.

Nell’ordine temporale, i Vice subentrati causa morte e non ricandidati nella successiva votazione
Tyler, John (1)
Fillmore, Millard (1) (2)
Johnson, Andrew (3)
Arthur, Chester (1)
(1), succeduti nel corso del primo mandato del titolare
(2), invero, si ripropose, ma dopo un intervallo dì quattro anni
(3), subentrato in corso di secondo quadriennio del predecessore

Nell’ordine temporale, i Vice che, succeduti mortis causa, si sono poi, nel seguente mandato, riproposti, risultando eletti:
Roosevelt, Theodore (1) (2)
Coolidge, Calvin (1)
Truman, Harry (1)
Johnson, Lyndon (1)
(1), nessuno tra loro si ricandidò per un successivo incarico
(2), per il vero, ‘Teddy’, uscito dalla casa repubblicana, nel 1912 corse sostanzialmente da indipendente ottenendo il massimo seguito della storia (ottantotto Grandi Elettori!) ma sostanzialmente consentendo allo schieramento avverso di vincere.

Uno soltanto il Presidente arrivato alla Executive Mansion senza essere mai stato eletto:
Ford, Gerald (1) (2) (3)
(1), succeduto dapprima, attraverso la procedura introdotta dall’Emendamento del 1967, al Vice Presidente dimissionario Spiro Agnew, subentrò poi a Richard Nixon, a sua volta rinunciante all’incarico.
(2), è altresì il solo Vice del Novecento che, entrato in ruolo a White House, si è presentato alle seguenti votazioni perdendo
(3), è anche il solo Presidente che dovette procedere alla nomina del proprio Vice seguendo il dettato dell’Emendamento in precedenza a lui applicato.

Uno soltanto il Capo dello Stato, già due volte eletto, in corsa – invano perché sconfitto alla Convention e con un intervallo dì quattro anni – per una terza investitura:
Grant, Ulysses.

L’unico candidato (teoricamente, visto che allora non esisteva il ticket elettorale) alla Vice Presidenza che ottenne lo stesso numero di Grandi Elettori del pretendente alla Executive Mansion e fu poi battuto al ballottaggio alla Camera:
Burr, Aaron.

Addenda e apparati:
È per mia decisione che nei testi parlo di Grandi Elettori.
In origine, le disposizioni li indicano come “Elettori – con l’iniziale maiuscola avendo l’alta incombenza di eleggere il Capo dello Stato – per distinguerli da quelli ‘comuni’, che hanno ‘solo’ diritto al voto,
Dal 1848 ci si reca ai seggi “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile”.
Dalla votazione del 1964, partecipando il District of Columbia, i predetti sono cinquecentotrentotto (pari al numero totale dei Congressisti – cinquecentotrentacinque – più i tre che spettano all’appena citato Distretto) e la maggioranza assoluta è duecentosettanta.
Va precisato che i membri del Collegio sono attribuiti ai singoli Stati sulla base della consistenza della loro popolazione come risulta dai Censimenti decennali che si effettuano negli anni con finale zero (il primo nel 1790), consistenza che permette tra gli stessi, in primo luogo l’attribuzione proporzionale dei Rappresentanti alla Camera Federale, e dipoi dei Grandi Elettori.
Per legge, il Collegio degli appena detti si riunisce nella Capitale di ogni Stato “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre seguente il voto novembrino”.
I verbali conseguenti vengono inviati al Congresso (il nuovo Congresso, rinnovato per il Senato per un terzo e per la Camera totalmente, lo stesso giorno delle cosiddette Presidenziali) che procede alla ratifica normalmente
il 6 gennaio
a venire.
Come detto e ripetuto, la cerimonia di Insediamento, il Giuramento sulla Bibbia (si può anche dare la propria parola), il Discorso inaugurale hanno luogo alle ore 12 ora di Washington del 20 gennaio.
Infine, per quanto si affermi e si ripeta che i soli partiti in corsa per la bisogna siano i repubblicani e i democratici, così non è.
Nel 2020 – ovviamente senza veruna reale possibilità – i candidati erano trentasei.
Va qui segnalato che il Libertarian Party ha accesso ai ballottaggi in tutti gli Stati.
I Verdi, meno incidenti rispetto agli anni a cavallo del 2000, in un numero inferiore.

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