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IL GRANDE DIZIONARIO DELLA LINGUA ITALIANA

fondato da Salvatore Battaglia giunge al XXI e ULTIMO VOLUME

 

 

Il “Battaglia” dalla A alla Z

 

 

Il Grande Dizionario della Lingua Italiana fondato da Salvatore Battaglia (dopo la scomparsa del quale la direzione è stata assunta da Giorgio Bàrberi Squarotti) è arrivato alla Z. Da novembre è disponibile l’ultimo (Toi-Z) dei 21 volumi di grande formato (29,5 x 22,5), per un totale di 22.504 pagine su 3 colonne senza una sola illustrazione: 183.594 parole “pure” (senza contare le varianti), definite e documentate attraverso citazioni da 14.061 opere di 6.077 autori italiani. Dopo 41 anni di lavoro (il primo volume è uscito nel 1961, anche se la prima schedatura dei testi di riferimento ha impegnato buona parte degli anni Cinquanta), il Battaglia è oggi il dizionario storico più imponente nel panorama internazionale, seguito dall’Oxford English Dictionary (20 volumi per 21.730 pagine).

 

 

Che cos’è il Battaglia?

 

È un dizionario storico della lingua italiana, il più completo, che registra tutte le parole – quelle antiche e mai più usate fino ai più recenti neologismi – e tutte le accezioni antiche e rare, gli usi metaforici, figurati, proverbiali, le più bizzarre torsioni semantiche, le etimologie, ma anche le varianti oggi considerate erronee o scorrette, come, ad esempio, la forma ceco per cieco (classico errore “blu”), perché attestata fra gli altri da Boiardo e da Leon Battista Alberti, o la voce redarre (per redigere) perché attestata dall’insospettabile Piovene in Inverno di un uomo felice.

 

Il tutto è documentato attraverso il maggior numero di citazioni dalle opere in lingua italiana più disparate (letteratura, poesia, giornalismo, manualistica, atti ufficiali e verbali), a partire dalla più antica attestazione.

 

 

 

 

 

 

Il XXI e ultimo volume del Battaglia

 

La prima parola dell’ultimo volume è l’antichissimo e storico sostantivo toiano «l’ora di mezzogiorno, le dodici» (documentato con esempi tratti dalle Lettere di un notaio a un mercante del secolo XIV di Lapo Mazzei: l’etimo spiega che deriva dal nome della rocca pisana di Toiano, dalla quale i fiorentini nel 1362 tolsero la campana che, posta sul ballatoio del palazzo dei priori, segnalava dapprima l’ora del pranzo e poi anche l’inizio dell’attività dei pubblici magistrati).

 

L’ultima parola in assoluto del Battaglia è l’onomatopea zz (e zzz), che riproduce «il ronzio di un insetto, il sibilo di chi russa, il rumore di una sega in azione, ecc.» ed è documentata da un bell’esempio di Fenoglio tratto da Un giorno di fuoco.

 

Tra questi due estremi, 1.111 fittissime pagine documentano l’esistenza di 13.203 parole. Dall’attualissima serie dei composti di video- (videogame, videotape, videoarte, ecc. ma anche videosorveglianza, videocitofono ecc.) alle antichissime - e oggi pressoché incomprensibili - vitulare, ugualivo, ubrìa.  Dalle imprevedibili in quanto iperletterarie coniazioni d’autore come l’aggettivo topaceo usato da Gadda e il curiosissimo travettopoli, riferito scherzosamente a Roma nel 1861 alle parole dimenticate perché sostituite da più fortunate forme parallele, come tristaggine (nata nel Trecento col significato di «malvagità, scelleratezza» e rinata nell’Ottocento con Carducci per significare «tetraggine, cupezza, malinconia»). Dai termini astratti e di complessa definizione come zelo e volontà ad altri estremamente concreti e fisici come vino e zuppa. Dalle parole ricche di significati e quindi articolatissime come i «mostruosi» verbi venire e trarre (rispettivamente 37 e 64 paragrafi principali) o i sostantivi vita e zona (28 e 23) a quelle seccamente monosemiche come i molti termini tecnici e scientifici (uniflagellato, vanadinite, vermicolazione…).

 

L’ultima sezione di una pubblicazione iniziata nel 1961, che documenta ancora una volta le caratteristiche uniche di rigore scientifico e di ricchezza storico-letteraria di tutta l’opera.

 

 

 

 

 

 

 

Come è stato realizzato il Battaglia?

 

Nato come aggiornamento del Dizionario della lingua italiana (1861-1879) di Niccolò Tommaseo, pubblicato dalla casa editrice Pomba, antenata della Utet, la data di nascita del Grande Dizionario della Lingua Italiana può essere fatta risalire al 1951, anno in cui Salvatore Battaglia scrive i suoi Criteri di lavoro ai quali segue un decennio di letture e schedatura dei testi di riferimento, prima dell’uscita del primo volume.  Negli archivi della Utet sono gelosamente custoditi più di 500 quaderni, ognuno dedicato ad un’opera diversa, su cui artigianalmente Salvatore Battaglia appuntava le parole interessanti rintracciate in ogni testo: da Pirandello a Palazzeschi (autori ovviamente ignoti al Tommaseo) ma anche da Bandello a Leonardo, autori di cui erano a disposizione edizioni filologicamente più corrette che non quelle usate da Tommaseo.

 

Su questa base artigianale ed “eroica” si è innestata una meticolosa schedatura di oltre 20.000 opere conservate nella biblioteca della redazione. Testi letterari (da san Francesco, Jacopone e Dante a Calvino, alla Morante, fino a Umberto Eco e ai più giovani autori) ma anche testi come gli antichi Libri di commercio dei Peruzzi (i grandi banchieri fiorentini del XIV secolo), le Relazioni di ambasciatori veneti o i Verbali del consiglio di amministrazione FIAT. Le parole sono state cercate, infatti, laddove queste si manifestano: Salvatore Battaglia, con una modernissima intuizione, nei suoi Criteri di lavoro (1951) non esitava a indicare tra le “fonti” oltre al “Corriere della Sera” anche “Il Trotto”. Perché spesso è solo dalla schedatura di questi testi “periferici” che si può arrivare ad avvicinarsi all’epoca della nascita delle parole (come watt rintracciata per la prima volta nelle pagine della rivista scientifica “La natura” nel 1884).

 

Il Battaglia: uno strumento, ma anche una lettura affascinante

 

I contesti riportati a documentare lo sviluppo storico di ogni voce e di ogni accezione si prestano alla lettura come una sorta di immensa antologia della produzione letteraria. Leggendo “il Battaglia” scatta immediatamente il piacere del testo: una piccola “estetica del frammento” che fa scoprire veri e propri gioielli ignoti.

Oltre ad una lettura “edonistica”, di per sé non prevista dall’opera, il Battaglia ha naturalmente costituito dall’uscita del primo volume il dizionario di riferimento di tutti gli studiosi della lingua italiana, nonché uno strumento indispensabile per chiunque si occupi di letteratura volendo mantenere un rapporto diretto coi testi. E tutti i lessicografi nel compilare i loro dizionari hanno tratto e traggono dal Battaglia indicazioni utilissime.

 

26-3-04