LA MUSICA RADIOSA

A CURA DI RADIOSA ROMANI

Sulle spalle del Motown

 

L’anno scorso Arisa quest’anno Nina Zilli. Entrambe due risposte Italiane a fenomeni di successo internazionale. Nina Zilli sta ad Amy Winehouse come l’anno scorso “Sincerità” di Arisa stava a “New Soul” di Yael Naim (la quale è anche stata ospite del festival l’anno precedente). Arrangiamenti e stili vocali molto vicini. Perche puntare su qualcosa di diverso quando si sa che quella formula sta funzionando e che alla gente piace?
Niente da dire sulla bravura e sulla grinta della Zilli la cui voce si addice perfettamente allo stile Motown revival anni sessanta, perche però in Italia si cerca sempre di ricreare in piccolo quello che è già stato fatto in grande all’estero?
La stessa formula vincente aveva già funzionato due anni fa per lanciare Giusi Ferreri con il brano “Non ti scordar mai di me” scritto da Tiziano Ferro, per ben sedici settimane in vetta alle classifiche. Il fenomeno Winehouse imperversava nelle classifiche di tutto il mondo ormai già da un paio di anni, quando si è pensato che in Italia si poteva sfruttare quella fetta di mercato all’interno dei confini nazionali. In qualche modo non è neanche un caso che proprio oggi, in un momento in cui il mercato discografico è incredibilmente saturo e a corto d’idee nuove si cerchi di rispolverare i vecchi dischi delle Supremes e di Marvin Gaye per ritrovare le vere origini del pop. La macchina da soldi della discografia moderna è nata, infatti, proprio a Detroit o anche detta Motor Town (da qui l’abbreviazione Mo’town da cui prende il nome la famosa etichetta discografica) e dal genio del produttore Berry Gordy che nel giro di pochi anni ha messo in moto una macchina “spara” hits e “macina” soldi unica nella storia della musica popolare. Da qui sono usciti artisti di fama mondiale come Diana Ross, Stevie Wonder e lo stesso King of Pop con i suoi Jackson Five. E’ chiaro che riproporre uno stile ed un concetto che “tira” riduce il rischio d’impresa da parte delle case discografiche, che ormai vedono la musica quasi solo esclusivamente come un prodotto di consumo. Dopotutto, è sempre stato cosi, basta pesare ai tempi in cui Bobby Solo si proponeva come la risposta italiana a Elvis Presley.
Radiosa Romani, 18 febbraio 2010
 
Ear worm, Ear candy e Malika
Tre pezzi della prima serata, a confronto
Non avrei mai pensato di svegliarmi stamattina con in testa due battute in loop del  brano di Povia. Non ricordavo né il testo né la melodia della sezione successiva, ma solo quel piccolo estratto di melodia ascendente prima del ritornello che è rimasto diabolicamente prigioniero della mia testa da ieri sera, dopo appena un primo ascolto. Questo tipo di fenomeno è definito dagli esperti, usando un’immagine piuttosto esplicativa, “ear worm” (se vi interessa approfondire potete leggere “Misicophilia” di Oliver Saks). L’immagine del verme che penetra dentro l’orecchio per giorni, rende benissimo l’idea del fastidio che alcune di queste hit possono causare.  In molti casi, il “brano-verme” non è neanche  in linea con i propri gusti musicali, come nel mio caso nei confronti della “Verità” di Povia, che ho trovato estremamente ripetitivo sul piano melodico (caratteristica principale di tutti gli ear worms) e ruffiano dal punto di vista del testo (sembra che ogni anno scelga gli argomenti su cui scrivere la canzone insieme alla commissione  del ministero che decide i titoli dei temi di maturità).  Tutti aspetti che sicuramente garantiranno a questo pezzo un indiscusso successo radiofonico e una notevole esposizione mediatica.
 
Un altro grande potenziale successo sanremese è “Meno Male” di Cristicchi, il quale usando un nome a tutti noto come Carla Bruni nell’incipit del ritornello, che è generalmente la prima cosa cui si pensa quando si cerca di ricordare una canzone, ha sapientemente confezionato un pezzo molto difficile da non ricordare più che da non dimenticare. Oltre al testo e ad una melodia molto riconoscibile (sia nella strofa che nel ritornello). Il ritmo sostenuto e l’arrangiamento elettronico rendono “Meno male” la canzone più “radio friendly” dei pezzi sentiti fino ad ora al festival. Cristicchi dà all’ascoltatore la cosi detta “ear candy”, ovvero esattamente quello che l’ascoltatore vuole sentire, quando lo vuole sentire.  La caramella è presentata in maniera ricercata con un bell’arrangiamento dove l’orchestra s’integra benissimo con i suoni più sintetici e un testo ironico e tagliente sul rincoglionimento della nostra società. E’ comunque da apprezzare lo sforzo di puntare sul contenuto oltre che sul contenitore. Meno male!
 
Chi invece non dà assolutamente all’ascoltatore quello che si aspetta è la bravissima Malika, con una canzone dalla struttura del tutto atipica senza un ritornello o un refrain riconoscibile, ma un brano in continuo crescendo verso il finale, anche quello del tutto imprevedibile ed originale, che suona proprio come un punto a capo. L’idea del titolo “Ricomincio da qui” è sapientemente contenuta in quel finale secco e deciso.  Fortunatamente per Malika e per tutti noi fruitori di buona musica, che magari amiamo ascoltare la radio, le hit non sono sempre e solo ear worms o ear candies, ma ci sono anche capolavori della musica, ricordate gli otto minuti di “Stairway to Heaven”?
Radiosa Romani, 17 febbraio 2010
 

 

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