spagna - svizzera: furie rosse con l'assoluto favore del pronostico


di Andrea Colacione

Il consiglio è chiaro e deciso: chiunque andrà ad affrontare la Spagna, prima di scendere in campo deve prendersi un cachet per il mal di testa, altrimenti saranno guai seri.

Già perchè le "Furie rosse" con il loro continuo "tiqui-taca" il pallone agli avversari non glielo fanno  vedere quasi mai e quindi è addirittura frustrante per molti ad andarli ad affrontare.

La Spagna è oggi ciò che il Brasile era fino a qualche lustro fa: è l'eldorado del calcio, il compiacimento mai fine a se stesso, l'estasi assoluta. La Spagna diverte e si diverte; regala e prova "orgasmi" e finalmente da tre anni e mezzo a questa parte vince addirittura tutte le partite o quantomeno non le perde; questo dicono le statistiche prima del fischio d'inizio di Sudafrica 2010.

Una serie, quella d'imbattibilità arrivata a quota trentacinque e che si è interrotta soltanto contro gli Stati Uniti nell'ultima Confederations Cup, disputata lo scorso anno di questi tempi in Sudafrica come prova generale per questa Coppa del Mondo.

La Spagna, questa Spagna è oggi forse la favorita numero uno per alzare la Coppa del Mondo al cielo e lo è per molteplici motivi.

Iniziamo con il dire che è reduce dal titolo di Campione d'Europa, conquistato nel 2008 nell'edizione ospitata da Austria e Svizzera; un titolo conquistato con pieno merito, senza aver ricevuto alcun aiuto dal cielo; una gioia che il popolo iberico non provava dall'edizione casalinga del 1964, unico alloro fino a quel momento di tutta la storia calcistica di questo paese che pure a livello di club ha vinto e stravinto un po' dappertutto con diversi club: su tutti Real e Barcellona.

Ma non è favorita solo perchè è campione d'Europa in carica; il football e la vita insegnano che ciò che hai fatto ieri rimane alla storia ed in qualche caso alla leggenda, ti dà sicurezza ma non incide sul presente e sul futuro: quelli te li devi costruire attraverso il duro lavoro quotidiano fatto di quantità e qualità, usando possibilmente il buon senso.

Buon senso che ha usato fino in fondo Vicente del Bosque, un passato super vincente da giocatore con il Real Madrid e 18 gettoni di presenze in nazionale conditi con un gol,per lui che era un centrocampista difensivo.

Intrapresa la carriera di tecnico poi questo gentiluomo nativo di Salamanca, al confine con il Portogallo, ha continuato a vincere: usando sempre il buon senso ed il dialogo con i suoi giocatori. Lo ha fatto naturalmente sulla panchina del Real Madrid (battesimo nel 1999) con cui ha conquistato due Champions League (dopo di lui la "casa blanca" non c'è più riuscita), una supercoppa Europea ed una Coppa Intercontinentale oltre a qualche altra soddisfazione in ambito nazionale. Dopo una parentesi in Turchia al Besiktas, si è scambiato il ruolo con Luìs Aragones, il tecnico campione d'Europa, nel frattempo sbarcato in Turchia ed ha preso in mano le redini delle Furie rosse.

Una volta in carica Del Bosque non si è inventato nulla, anzi ha lasciato tutto intatto così com'era visto che il mosaico precedente funzionava a meraviglia. E la sua grandezza sta proprio in questo: la miglior gestione possibile di risorse e di uomini, molti dei quali sono autentici allenatori in campo, nonchè stelle conclamate del firmamento calcistico, autentici giocatori artisti.

Per Sudafrica 2010 ha chiamato tutti gli uomini migliori che aveva a sua disposizione; nel suo gruppo non esistono clan come invece accade in qualche altra grande nazionale (vedi Argentina con Zanetti e Cambiasso a godersi, si fa per dire i mondiali in tv o Italia dove esistono questioni personali tipo Cassano e dintorni o Brasile con molte stelle lasciate a riposo...) ed i giocatori di Barça e Real Madrid vanno perfettamente d'accordo, contribuendo all'armonia dell'intero gruppo.

La Spagna di Del Bosque (inserita con la temibile Bosnia oltre che con Turchia, Belgio, Estonia e Armenia) ha vinto dieci gare su dieci nel gruppo 5 delle qualificazioni europee ed ha sempre espresso un gioco spumeggiante e redditizio.

Tutto ciò rende l'idea sulla forza di una squadra che in questo momento è inversamente proporzionale con quella dell'economia del paese, fortemente in recessione, con il pil fuori controllo e con tasso di disoccupazione che fa più che mai spavento.

Per questo gli spagnoli, popolo profondamente allegro e sempre pronto a far festa durante questi mesi vogliono godersi fino in fondo la loro nazionale che può concentrarsi sull'obiettivo finale nella massima tranquillità visto che gode (caso molto raro!) del consenso massimo sia da parte della stampa che da parte del tifo.

L'orchestra di Del Bosque si schiera con un 4-4-2 solido ed elegante, dove contano molto la circolazione del pallone e le improvvise verticalizzazioni per le punte, in costante movimento e sempre pronte a tagliare e ad incrociarsi negli spazi. In pratica una sorta di remake del Barcellona di Guardiola con ogni giocatore in campo che può inventarsi una qualsiasi giocata in un qualsiasi momento del match.

In porta il titolare assoluto è Iker Casillas del Real Madrid, portiere al quale è stata perdonata qualche rara gaffe per via di un talento mostrato fino in fondo. Tuttavia le sue alternative sono altrettanto valide e sono rappresentate da Reina del Liverpool (esperto pararigori) e da Victor Valdes del Barcellona.

La linea a quattro di difesa prevede invece da destra a sinistra Sergio Ramos, molto bravo anche ad accompagnare la manovra, nonostante sia nato come centrale, in mezzo la super coppia del Barcellona formata da Piquè e dallo storico capitano Puyol, quasi imperforabile ed a sinistra Joan Capdevila, fluidificante del Villarreal, discretamente diligente anche in fase di copertura.

Discrete anche le alternative che sono rappresentate da Raùl Albiol ed Arbeloa, duo del Real Madrid e da Carlos Marchena del Valencia che può essere impiegato anche davanti alla difesa, ruolo peraltro dove al mondiale non lo vedremo mai vista l'abbondanza.

Il centrocampo è una sinfonia tale da fare invidia persino a Mozart; lo compongono Iniesta e Silva sulle fasce con Xavi ed uno da pescare nel mazzo tra Sergi Busquets e Xabi Alonso, con il secondo leggermente favorito.

Per raccontare tutto sul loro talento non basterebbe un'enciclopedia e quindi ci limitiamo a qualche accenno essenziale.

Iniesta che può giocare anche in mezzo è dotato di classe sopraffina, salta l'uomo come pochi, sa verticalizzare, crossare per le punte o concludere indifferentemente l'azione; in pratica fa sempre la cosa giusta nel momento giusto. Sull'altra fascia discorso in parte analogo per David Silva del Valencia, dotato di dribbling sublime, ottima tecnica e capace anche lui di assist al bacio o di conclusioni ed inserimenti in zona gol sempre precisi ed efficaci.

In mezzo al campo poi con Busquets o Xabi Alonso più interditori nonostante l'ottima tecnica, la regia del film d'autore è affidata a Xavi, il cervello della squadra, l'uomo che mette in funzione tutta la sceneggiatura.

Classe 1980 Xavi Hernandez nella vita è un tipo molto riflessivo e tranquillo; in campo è di un'intelligenza supersonica ed attualmente è senza ombra di dubbio il miglior regista del mondo. Capiva la tattica a menadito già da bambino ed ha sempre messo il suo talento a disposizione di qualsiasi squadra lo vedesse in campo. Molto piccolo di statura, in campo è un gigante e tutti i palloni passano per i suoi piedi; è lui che detta i tempi del gioco ma è anche abile ad inserirsi persino in zona gol. In carriera ha già vinto un mondiale under 20, cinque titoli di campione di Spagna, una Coppa del Re Juan Carlos, un Mondiale per club, una Supercoppa Uefa, due Champions League, un Campionato d'Europa per Nazioni ed è stato finalista alle olimpiadi di Sidney. A 30 anni potrebbe avere la pancia non piena ma pienissima ed invece il suo segreto è che ha ancora una fame da lupo e vuole a tutti i costi conquistare con la Spagna il titolo mondiale in Sudafrica per completare la collezione dei trionfi.

Ma la collezione di "farfalle iberiche" non è ancora terminata visto che il centrocampo conta persino sul fantastico Cesc Fabregas (reduce da infortunio e su cui proprio il Barça sta facendo un pressing sfrenato per strapparlo all'Arsenal), altro giocatore più che mai completo in tutto e per tutto e su Javi Martinez, talentuosissima mezzala classe '88 dell'Athletic Bilbao; sulle fasce poi abbonda ancora la qualità, visto che Jesùs Navas, '85 del Siviglia e Mata '88 del Valencia non sono inferiori quasi a nessuno. Il primo è molto abile, nel dribbling, nei cross dal fondo e nel tiro dalla distanza, mentre il secondo è meno abile nel tiro da fuori ma è molto bravo nei tagli e negli inserimenti in zona gol, sfruttando a dovere i movimenti della punta centrale.

Detto che c'è anche Pedro Rodriguez, '87 del Barcellona che ha stregato tutti quest'anno con il suo talento, bruciando in fretta e furia le tappe,passiamo al/ai terminali offensivi.

Il ruolo se lo contendono ovviamente Fernando Torres del Liverpool e David Villa appena trasferitosi dal Valencia al Barcellona dopo aver segnato oceani di reti. Non ci sono aggettivi per descrivere la classe di questi due superassi che hanno tutto dalla tecnica, all'intelligenza calcistica, dalla cattiveria agonistica al fiuto del gol. Due attaccanti che possono fare la differenza sempre e comunque; li vedremo tutti e due in campo; a volte insieme ed a volte l'uno al posto dell'altro. Meriterebbero di giocare entrambi fino all'ultimo respiro ma capiscono l'esigenza tattica del momento ed il valore degli esterni d'attacco. Torres e Villa sono già ampiamente soddisfatti e realizzati: segnano molto, divertono e si divertono e probabilmente uno di loro alla fine sarà anche il "pichichi" di Sudafrica 2010.

Iniesta (adduttori), Fabregas (perone) e Torres (menisco) sono però reduci da infortuni e probabilmente Del Bosque oggi contro la Svizzera non li rischierà tutti e tre, almeno per tutta la partita.

Svizzera che è una squadra di gran lunga inferiore rispetto al "dream team" spagnolo. I rossocrociati hanno si vinto il gruppo 2 della zona europea con un punto d vantaggio sulla Grecia ma gli avversari dal primo all'ultimo erano uno più scadente dell'altro: compresa la Grecia che è una squadra di matusalemme come ha dimostrato il battesimo mondiale contro la Corea del Sud.

A guidare la nazionale rossocrociata ci sarà però l'esperto Ottmar Hitzfeld che da tecnico ha vinto duecampionati svizzeri con il Grasshoppers, 3 coppe di svizzera (1 con l'Aarau e le altre due con le cavallette di Zurigo), 1 supercoppa svizzera (Grasshppers), 7 titoli in Bundesliga (2 con il Dortmund e 5 con il Bayern), 3 coppe di Germania con lo stesso Bayern, 2 supercoppe tedesche con il Dortmund, 4 coppe di Lega tedesche con il Bayern ma soprattutto 2 Champions (equamente divise tra Bayern e Dortmund) ed una Coppa Intercontinentale sempre con il Bayern.

Uomo dotato di grande saggezza e dal palmarés di tutto rispetto, Hitzfeld ha accettato l'incarico di commissario tecnico della Svizzera nel 2008 dopo aver rifiutato la panchina della Germania al posto del dimissionario Voeller nel 2004.

La sua Svizzera cerca di praticare un ordinato 4-4-2 figlio di scarsa qualità tecnica e difficilmente passerà agli ottavi, a meno che non sia proprio il suo cittì ad inventarsi l'ennesimo miracolo di una carriera ultravincente, anche se le speranze sono davvero ridotte al lumicino.

Tra i pali vedremo il bravo Diego Benaglio, lo scorso anno campione di Germania con il Wolfsburg ma quest'anno a lungo infortunato. La linea a quattro di difesa sarà invece composta dal laziale Lichtsteiner a destra, dai lenti ed impacciati centrali (vero anello debole della squadra) Senderos (ora all'Everton, dopo la disastrosa parentesi con il Milan) e Grichting (Auxerre) con Ziegler sulla sinistra o Magnin (ex Stoccarda ed ora allo Zurigo).

Il centrocampo invece è il vero punto di forza della squadra, anche se manca come il pane un uomo di fantasia.

Lo compongono l'ex laziale Behrami (ora al West Ham) e Tranquillo Barnetta (Bayer Leverkusen) sulle fasce mentre in mezzo i titolari saranno l'ottimo Inler dell'Udinese ed Huggel del Basilea. Se sulle fasce c'è un po' di dinamismo ed una discreta tecnica con Barnetta, in mezzo invece vedremo tanta interdizione e tanta corsa più un minimo di impostazione che dovrebbe essere affidata ad Inler, giocatore dotato di buon talento. Le alternative del reparto sono rappresentate da Padalino (Sampdoria), dal sopravvalutato Gelson Fernandes (ora al Saint-Etienne dopo aver fallito nel Manchester City), da Schwegler (Eintracht Francoforte) e soprattutto dal talentuoso Xherdan Shaqiri, classe 1991 e fiore all'occhiello del Basilea.

Infine l'attacco che sarà più che mai stagionato con le presenze nel ruolo di titolari di Alexander Frei, classe 1979, tornato al Basilea dopo aver annaffiato di gol campionati più prestigiosi e di Blaise N'Kufo, fresco vincitore del titolo olandese con il Twente ma che è addirittura del '75.

Vanno tenuti entrambi d'occhio perchè hanno il colpo sempre in canna e si integrano molto bene ma hanno ormai perso la freschezza dei loro giorni migliori per evidenti ragioni di carta d'identità. Dietro di loro però occhio ai vari Derdiyok (ex Basilea ed esploso definitivamente nel Leverkusen) e Bunjaku che si è messo in gran luce con il Norimberga, più l'aggiunta dell'eterno Yakin, uno che ha venti minuti sulle gambe ma che può far la differenza soprattutto nei calci da fermo. Oggi però contro la Spagna in un match già di per sé impossibile sarà ancora più dura perché mancheranno sia Behrami che Frei sostituiti rispettivamente da Schwegler e Fernandes.

 

IL PRONOSTICO:
La Svizzera è una squadra macchinosa e prevedibile, vulnerabile e priva di personalità; di fronte avrà la fuoriserie più lussuosa che offre oggi il mercato calcistico. Abbiamo già detto tutto: non c'è match e crediamo
proprio di non essere smentiti dallo score finale. Andrea Colacione consiglia la scontata vittoria spagnola e l'1 con handicap (cioè il successo con almeno due gol di scarto). Dopo tanta noia per il risultato esatto vi do due indicazioni: 2-0 o 4-1 per le Furie rosse.





16-06-10 (ORE 12.45)