BRASILE-COREA DEL NORD: Ovvia la vittoria della "Seleçào". tentare il 3-0 oppure il 4-0 in favore dei canarini.

Di Andrea Colacione |
La notizia è una bomba: in Brasile non esiste più il "Carnaval", almeno in ambito calcistico, anche se grazie al talento di qualche campione è rimasta qualche briciola del tempo che fu. Non è più tempo di coriandoli e di payette, il "futebòl"si è spostato dal Corcovado e dal Pan di Zucchero nella fredda e quasi europea Porto Alegre, città natale di Dunga, il commissario tecnico che ha mandato definitivamente in malora il calcio champagne, quello tanto caro ai brasiliani e che ha accompagnato i nostri primi "orgasmi" pallonari; quello che una volta aveva le etichette doc, nomi di extralusso targati Djalma e Nilton Santos, Didì, Garrincha, Vavà, Pelè, Rivelino, Jairzinho, Gerson, Tostào, Socrates, Falcào, Zico, Cerezo, Careca, Roberto Dinamite, Eder, Junior, Leandro e per ultimo Ronaldinho, anche se potremmo proseguire all'infinito. Ma ci fermiamo a Ronaldinho, nativo anche lui di Porto Alegre come Dunga ma con il torto di avere l'arte del virtuosismo, la gioia stampata sul volto di divertirsi e divertire, la stessa innocente fanciullezza degli esordi e poco importa se è stato protagonista di una splendida stagione con il Milan: Dunga gli ha ringhiato addosso, come faceva quando mordeva le caviglie degli avversari da giocatore, negandogli la kermesse mondiale che gli spettava di diritto.
La stessa fine fatta più o meno da quasi tutti gli altri "craques do Brasil", sia quelli più esperti che quelli con i denti ancora di latte. Così è rimasta a casa gente come Fred, bomber implacabile del Fluminense, come il trio "maravilha" del Santos formato da André, Paulo Henrique Ganso e Neymar, come Hernanes assai cresciuto negli ultimi tempi e semplicemente fantastico sia davanti alla difesa che dietro alle punte, come David Luiz, difensore centrale del Benfica tra i più forti in assoluto del ruolo (anche se per la verità la "zaga" brasiliana è già perfetta così com'è), come Leonardo Moura, fantastco lateral del Flamengo (chiuso però da Maicon e Dani Alves), come Juan, terzino sinistro di spinta dello stesso Flamengo, come i portieri Fabio del Cruzeiro, Bruno del Flamengo e Victor del Gremio, oggi nettamente superiori al romanista Doni, rimasto chiuso tutta la stagione negli armadi di casa Roma e come l'imprevedibile Gomes del Tottenham, capace di grandi parate ma anche d papere colossali. Fuori persino Alexandre Pato (una bestemmia!) si mormora per cattivi rapporti del cittì con il suo procuratore ed il pittoresco Vagner Love che con il Flamengo in questo primo semestre ha segnato a raffica e spesso gol d'autore; la stessa cosa ha fatto Thiago Ribeiro del Cruzeiro, senza contare che i vari Sandro e Giuliano dell'Internacional di Porto Alegre, sono superiori a Jouè e Felipe Melo (disastroso con la Juventus) anche se hanno un pizzico di esperienza in meno.
Abbiamo tralasciato di proposito da questa lista Adriano e Ronaldo perchè in questo caso le scelte sono a mio avviso condivisibili. Il primo è una bomba ad orologeria che però può esplodere in senso contrario, minando seriamente l'umore del gruppo nonostante potenzialità fisiche e tecniche fuori dal comune, mentre il secondo con la pancia che ha messo sù sembra più adatto ad un torneo da bar, possibilmente over 40 e lo diciamo con il profondo rispetto che si è meritato in carriera dove soprattutto all'inizio è stato spaventoso in senso positivo. Dunga però almeno finora nonostante tutto ha avuto ragione lui; infatti ha vinto l'infernale ed interminabile mega-girone sudamericano con 34 punti, uno in più del Cile e del Paraguay e ben sei in più della traballante Argentina targata Basile prima e Maradona poi. Soltanto 11 reti incassate in 18 gare ufficiali ma lo spettacolo si è visto molto di rado.
La difesa è perfetta ed è in pratica tutta "italiana" con il trio interista plurivincitore formato dal "guardiano" Julio César, dallo scoppiettante terzino Maicon e dal guerriero della difesa centrale Lùcio, oltre che dal romanista Juan, dotato di gran classe, di tanta esperienza ed al tempo stesso di quell'essenzialità che in certi casi non guasta; completa poi il reparto sulla fascia sinistra Michel Bastos, centrocampista del Lione, riciclatosi piacevolmente in quel ruolo, vista la carenza di una posizione che pure in passato è stata uno dei fiori all'occhiello del calcio a tinte verde ed oro. Il centrocampo invece è il reparto che piace di meno con l'eterno Gilberto Silva, quest'anno vincitore di campionato e coppa greca con il Panathinaikos e Felipe Melo davanti alla difesa (in pratica un mediano di troppo al posto di un giocatore alla Falcào) e tre mezze punte dietro all'unico attaccante di riferimento. Dei tre sul centrodestra agirà Elano ora al Galatasaray, in mezzo Kakà e sul centrosinistra Robinho.
In pratica due terzi della precedente generazione d'oro dei "meninos da Vila" che sta per Vila Belmiro, quartier generale del Santos, più Kakà che tra pubalgia, qualche acciacco di troppo e qualche equivoco tattico ha quest'anno inciso molto poco nel battesimo targato Real Madrid. Robinho invece dopo le parziali delusioni europee patite proprio con il Real Madrid e con il Manchester City che è ancora proprietario del suo cartellino è tornato a brillare in prestito proprio nel Santos dove ha subito risentito il profumo di casa sua. Saranno loro a rifornire il fortissimo Luìs Fabiano del Siviglia,giocatore assai tecnico e potente nonchè molto bravo ad inserirsi negli spazi e a mandare in bianco portieri e difese.
Le alternative della rosa sono in parte assai soddisfacenti ed in parte molto carenti. Detto che con i portieri di riserva si poteva fare molto meglio, non si può dire altrettanto della difesa con Thiago Silva del Milan e Luizào del Benfica che offrono le più assolute garanzie, mentre Gilberto non è questo gran giocatore. Particolare curioso è che lo stesso Gilberto oggi fa la mezzala nel Cruzeiro mentre con Dunga ricopre ancora il ruolo di esterno sinistro basso (si fa per dire!), mentre Bastos nel Lione fa la mezzala ed in nazionale il terzino sinistro, per la verità in un modo abbastanza soddisfacente. A centrocampo a parte il leggiadro corridore Ramires, esploso nel Cruzeiro ed oggi titolare pressochè assoluto nel Benfica, gli altri nomi fanno gridare allo scandalo.
Kleberson ha fatto discretamente nel Flamengo ma è tornato in nazionale dopo cinque anni, nonostante non sia più quello del trionfo di Corea- Giappone 2002; Josuè, onesto rubapalloni per giunta senza chili e centimetri è stato preferito per esempio a Pierre che in quel ruolo è nettamente superiore; infine Julio Baptista, uno che ha un fisico da "bestia" ma una personalità da "bamboccione"; ogni tanto si ricorda di avere forza fisica ed un po' di talento e si accende per qualche quarto d'ora ma la maggior parte del suo tempo romano lo ha trascorso in panchina oppure a raccogliere margherite in mezzo al campo. Dunga lo ha chiamato così come l'altro giallorosso Doni per un debito di riconoscenza, avendo sbloccato il match contro l'Argentina nella finale poi vinta dell'ultima Coppa America. Il Brasile lo scorso anno ha conquistato anche la Confederations Cup proprio in Sudafrica, facendo le prove generali per il mondiale. Ha vinto 3-2 in finale contro gli Stati Uniti ma alla fine del primo tempo era sotto 2-0.
Per dovere di cronaca ricordiamo che a completare l'attacco ci sono i soli Nilmar (Villarreal) bravo ma un po' leggerino ed il potente Grafite del Wolfsburg, capace di conquistarsi l'ultimo posto disponibile proprio a spese di Adriano. Difficile azzardare un pronostico su questo Brasile che parte comunque tra i favoriti se non altro per la sua brillantissima tradizione (l'unico paese ad aver alzato cinque coppe del Mondo). Almeno i risultati Dunga li ha ottenuti ma lo spettacolo lo ha quasi sempre lasciato in soffitta e quando lo si è visto è accaduto per indole di alcuni suoi fuoriclasse visto che ne avrebbe volentieri fatto a meno. Per un paese che ha costruito la sua leggenda e che ha dato da scrivere tanto ma mai troppo alla letteratura per l suo gioco d'attacco è quasi uno scempio convocare solo quattro attaccanti. Ma i ricami stilistici non si addicono proprio al "caudillo" Don Carlos come dimostra anche il look nell'abbigliamento, curato tutt'altro che adeguatamente dalla propria figlia. Oggi però nel battesimo contro la Corea del Nord sarà poco più di un allenamento.
Non ci potrà essere un altro Pak Doo Ik che è bene ricordare non faceva il dentista come scritto provocatoriamente dal compianto Gianni Brera ma il caporale dell'esercito ultracomunista della Nord Corea, promosso poi a caporalmaggiore dopo il gol segnato ad Albertosi.
La Corea del Nord torna al mondiale dopo quarantaquattro anni, l'ultima volta fu proprio quando umiliò l'Italia di "Mondino" Fabbri ed "Uccio" Valcareggi ad Inghilterra 1966. Nel frattempo sono accadute molte cose. Nel 1970 venne squalificata dalla Fifa per essersi rifiutata di affrontare Israele, mentre nel 1978 boicottò il mondiale argentino per protesta contro la dittatura di Videla, Messera e di tutti gli altri generali che diedero vita alla profonda tragedia di Plaza de Mayo e dei "Desaparecidos". Dopo aver fatto fuori avversari completamente sprovveduti, la Corea del Nord ha ottenuto una bella impresa superando nello scatto finale (in realtà solo per la differenza reti) l'Arabia Saudita che non saltava una fase finale dal 1994.
In panchina ci sarà Kim-Jong Hun dopo i rifiuti in serie dei vari tecnici stranieri che schiera la squadra con un 5-3-1-1 dove in pratica tutti sono dietro la linea della palla, almeno in fase di non possesso. Un possesso palla che in realtà almeno contro il Brasile sarà quantomai utopico. Ed è un peccato perchè i migliori della squadra o perlomeno i meno peggio sono Jong Tae-Se che gioca in Giappone nel Kawasaki Frontale e Hong Yong-Jo che è il capitano e che ha ottenuto una promozione nella Premier League russa con il Rostov dove milita tuttora: entrambi attaccanti.
IL PRONOSTICO:
Se ci fosse stato ancora in panchina il genio del compianto Telé Santana, il portiere nord-coreano sarebbe dovuto scendere in campo con il pallottoliere; Dunga non vorrà strafare e ad un certo punto è prevedibile che opererà diversi cambi risparmiando energie per i ben più impegnativi match successivi contro Portogallo e Costa D'Avorio. Ovvia la vittoria della "Seleçào", quasi sicuro almeno l'over mentre come risultato esatto sarebbe interessante tentare il 3-0 oppure il 4-0 in favore dei canarini.
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15-06-10
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