Olanda-Danimarca. Orange nettamente
favoriti anche senza Robben




di Andrea Colacione


Tantissima classe ma pochissimi trofei in bacheca; così si presenta la nazionale orange alla vigilia di Sudafrica 2010, nonostante il grande talento passato e presente dei suoi giocatori che praticano più o meno sempre un football spumeggiante, per certi versi addirittura magico, perfettamente coniugato con una tattica che ha fatto scuola e che quindi è stata copiata da gran parte del mondo calciofilo.
Il tutto impreziosito da due generazini d'oro che hanno incantato dapprima negli anni '70 e poi dalla seconda metà degli anni '80 in su.
Un vecchio detto dice che non c'è due senza tre ed appunto la terza "gold generation" potrebbe essere quella attuale ma procediamo con ordine e cioè ricordando la storia che per lunghi tratti è leggenda del fantastico mondo "made in Holland".
Partendo naturalmente dai fantastici anni '70, quando il grande Ajax di Johan Cruijff affidandosi fedelmente alla zona ed al talento dei suoi giocatori ha scritto pagine memorabili in patria ed in Europa, stupendo tutti per la bellezza e l'efficacia del suo gioco in Coppa dei Campioni. Ricami trasportati poi nella nazionale arancione che attingendo anche dal Feyenoord (l'altra grande dell'epoca) ha conquistato due finali mondiali, in Germania nel '74 ed in Argentina nel '78, perdendole entrambe contro i padroni di casa in un modo non del tutto trasparente. Grandi interpreti come il portiere Jan Jongbloed, i difensori Wim Rijsbergen, Wim Suurbier e soprattutto Ruud Krol, straordinario regista difensivo, come i centrocampisti Arie Haan, Willem Van Hanegem, lo straordinario Johan Neeskens, i fratelli Renè e Willy Van de Kerkhof, Johann Cruijff, uno dei più grandi della storia del calcio e gli attaccanti Renè Rensembrick, bomber a lungo nell'Anderlecht, Dick Nanninga e la formidabile ala sinistra Johnny Rep hanno accompagnato i nostri sogni di bambini e sono passati alla storia come leggende per ciò che sono riusciti a compiere su un campo di calcio.
Poi nella seconda metà degli '80 è stato il turno dei vari Hans Van Breukelen (ottimo portiere), Ronald Koeman, regista della difesa, nonchè specialista in lanci millimetrici e nei calci di punizione, Franklin Rijkaard, leggiadro centrocampista dotato di corsa felpata e di gran classe nonchè all'occorrenza persino efficace stopper, dei suoi compagni di reparto Arnold Muhren (protagonista anche con l'Ipswich Town), Gerald Vanenburg, Aaron Winter, Jan Wouters (il meno elegante di tutti ma il più robusto in interdizione) e degli attaccanti John Van Van't Schip, ala dal dribbling secco, Johnny Bosman, Wim Kieft ma soprattutto Ruud Gullit ed il cigno di Utrecht, Marco Van Basten che hanno dato un contributo immenso anche al Milan, facendolo salire più volte sul tetto del mondo. Ed è stato proprio Marco Van Basten a regalare con uno dei gol più belli della storia l'unico trofeo all'Olanda, nell'Europeo del 1988, in finale contro l'allora Urss, altra straordinaria squadra del momento.
Oggi Bert Van Marwijk dopo lunghi trascorsi al Feyenoord ed una breve parentesi non troppo positiva al Borussia Dortmund ha ereditato la panchina olandese proprio da Marco Van Basten, plasmando la squadra con un 4-2-3-1 tanto spettacolare quanto efficace.
Tra i pali ci sarà Stekelenburg, portiere dell'Ajax che ha preso il posto di Van der Sar e che è cresciuto discretamente negli ultimi tempi.
In difesa a destra vedremo Gregory Van der Wiel dell'Ajax, autentica rivelazione stagionale che è già finita sui taccuini degli osservatori di mezza Europa ; al centro invece i titolari dovrebbero essere il granitico Joris Mathijsen, colonna dell'Amburgo e John Heitinga che ha disputato una discreta stagione nell'Everton dopo la non troppo positiva parentesi all'Atletico Madrid. Infine a sinistra ci sarà l'eterno Giovanni Van Bronckhorst, tornato al Feyenoord per concludere una carriera che lo ha visto protagonista persino nel Barcellona. Non ha più la corsa fluida ed al tempo stesso dirompente dei suoi anni migliori ma regge ancora "botta", facendo in gran parte leva sulla grande esperienza acquisita. Dietro di loro le alternative principali sono rappresentate da Boulahrouz,
centrale dello Stoccarda, dall'esperto Andrè Ooijer, ormai molto più centrale che terzino e da Edson Braafheid, piuttosto deludente quest'anno nel Bayern Monaco.
A centrocampo invece gli schermi difensivi sono rappresentati da Nigel De Jong, ora al Manchester City di Roberto Mancini e da Mark Van Bommel del Bayern Monaco, preferiti a Demy De Zeeuw dell'Ajax. Il primo è molto dinamico ed oltre ad essere un perfetto ruba palloni sa anche accompagnare la manovra: inoltre ha sempre offerto un rendimento costante sia nell'Ajax che nell'Amburgo oltre che in nazionale prima di approdare nei "Citizens". Van Bommel invece ha piedi più che discreti con cui sa sia impostare che calciare molto bene in porta dalla distanza ma soprattutto ha una cattiveria agonistica molto elevata ed infatti paga spesso dazio con qualche cartellino di troppo.
Dietro all'unica punta che alla fine dovrebbe essere l'ormai recuperato Robin Van Persie che era fermo da novembre per un terribile pestone ricevuto da Chiellini ci sarà una batteria di tre mezze punte coi fiocchi: Robben, Van der Vaart e Sneijder che sono il fiore all'occhiello della squadra.
Il primo se gli infortuni finalmente gli daranno tregua è pronto ad "incendiare" il mondiale con la sua classe sopraffina, i suoi dribbling spumeggianti, la sua visione di gioco ed i suoi tiri al fulmicotone; discorso analogo per Wesley Sneijder, l'uomo che ha cambiato tatticamente il volto dell'Inter, conducendola insieme ai suoi compagni alla triplice corona.
Entrambi scaricati in modo vergognoso dal Real Madrid sono stati tra i migliori nei rispettivi campionati ed in Champions League.
In mezzo a loro agirà quel Rafael Van der Vaart che invece nel Real Madrid ci è voluto rimanere a tutti i costi. L'ex Amburgo che da ragazzo viveva in camper con la sua famiglia è il meno forte dei tre ma è pur sempre un grandissimo giocatore, molto dotato tecnicamente. Le alternative sulla trequarti sono abbondanti e tutte di qualità. Si va dal duttile Dirk Kuyt del Liverpool, indifferentemente
esterno di centrocampo o goleador, al funambolico Eljero Elia, altro recupero dell'ultim'ora che ha stupito tutti nel Twente e che ora milita nell'Amburgo, fino ad Ibrahim Afellay del Psv Eindhoven. I primi due giocheranno tantissimo, qualche volta entrando in corsa e qualche altra partendo dall'inizio, mentre Afellay il campo lo vedrà un po' di meno. Davanti, lasciato a casa Van Nistelrooy che non ha accettato di esser semplicemente convocato, dietro a Van Persie spingono Ryan Babel (Liverpool), anche lui molto duttile visto che può fare la seconda punta o l'esterno di centrocampo e Klaas-Jan Huntelaar, uno che ha una fame di gol che se lo mangia vivo e che è stato ultimamente un po' troppo sottovalutato.
Insomma gli ingredienti per fare molto bene ci sono eccome, soprattutto nel reparto avanzato che è il più forte di tutta la rassegna insieme a quello della Spagna e dell'Argentina.
A contrastare questi fior di campioni nella gara d'esordio ci sarà la Danimarca che ha fatto molto bene, forse al di sopra dei propri mezzi nelle qualificazioni ma che nelle amichevoli pre-mondiali ha palesato diverse carenze.
A guidarla in panchina ci sarà Morten Olsen che da giocatore è stato uno dei più forti di sempre nel suo paese, vestendo per ben 102 volte la maglia della sua nazionale. Allenatore gentiluomo, in panchina ha portato quella stessa classe che ha nella vita e che aveva quando scendeva in campo, ottenendo il massimo dai suoi giocatori che hanno vinto il girone di qualificazione davanti al Portogallo, costretto allo spareggio contro la Bosnia ed alla Svezia di Ibrahimovic che invece è rimasta addirittura a casa.
Lo schema tattico è il 4-2-3-1 come l'Olanda ma è molto meno offensivo ed efficace perchè non dispone della stessa categoria di giocatori. In porta il titolare indiscusso è il 34enne Thomas Sorensen che dopo molti anni trascorsi all'Aston Villa ora milita nello Stoke City. La difesa a quattro sarà composta da destra a sinistra da Simon Poulsen dell'AZ Alkmaar, dai due centrali Simon Kjaer del Palermo e Daniel Agger del Liverpool che rappresentano la colonna portante della squadra e da Lars Jacobsen del Blackburn sulla sinistra.
I due mediani invece saranno Christian Poulsen, non troppo apprezzato alla Juventus e Jakob Poulsen dell'AGF Aarhus, mentre sulla trequarti dovrebbero agire Dennis Rommedahl (Ajax) su un lato e Jesper Gronkjaer, ex Chelsea ed Ajax ed ora all'FC Copenaghen oppure Thomas Kahlenberg del Wolfsburg sull'altro con l'ex milanista Jon-Dahl Tomasson (impiegato quest'anno spesso in questo ruolo anche nel Feyenoord) in mezzo a loro ed alle spalle dell'unica punta quel Nicklas Bendtner, capace sia di compiere grandi giocate che di divorarsi gol già fatti. Il talento dell'Arsenal su cui Wenger ha scommesso molte fiches è stato il bomber stagionale dei suoi in Champions ma non è mai andato in doppia cifra in Premier anche se non è mai stato titolare fisso. Molto forte in progressione e nel gioco aereo deve però migliorare e molto nei fondamentali e nella lucidità sotto porta.
La sua riserva naturale sarà invece Soren Larsen, ora al Duisburg, anche se il più talentuoso di tutti è quel Christian Eriksen, classe 1992 dell'Ajax con cui ha collezionato finora appena 400 minuti sul terreno di gioco.
La Danimarca ha già fatto il suo e oltre, qualificandosi al mondiale con una squadra sin troppo stagionata ed al massimo potrà aspirare al secondo posto nel girone, anche se il Camerun appare decisamente più forte.
I "Rooligans" , il soprannome dei tifosi danesi che significa il contrario di "hooligans" in fondo devono essere già contenti così; sono infatti lontani i tempi di Lerby, Moellby, Jesper e Morten Olsen,
Preben Larsen-Elkjaer, Sivebaek, Schmeichel, Frank Arnesen e dei fratelli Brian e soprattutto Michael Laudrup che facevano cantare entusiasti a squarciagola: "We are red, we are white, we are danish dynamite".

IL PRONOSTICO:
A mio avviso è un match senza storia: troppo forte l'Olanda e troppo stagionata la Danimarca che alla distanza dovrebbe pagare dazio. Occhio inoltre ad un particolare: l'Olanda segna molto nella ripresa ed è per questo che vi consiglio di giocare l'1 superfisso, per chi può permettersi di puntare molti soldi, l'over 2,5 e probabilmente anche il 3,5, l'1 con handicap (l'Olanda vince con almeno due gol di scarto) e più gol nel secondo piuttosto che nel primo tempo. Inoltre vi dò un tris di risultati esatti: 3-1, 4-1 o 5-1, naturalmente a favore di Sneijder e compagni, nonostante la più che probabile assenza del fenomenale Robben.

14-06-10