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ARGENTINA-NIGERIA. MARADONA OSSERVATO SPECIALE

di
Andrea Colacione
Finalmente in campo l’Argentina, una delle squadre
maggiormente attese di tutta la rassegna mondiale. Una
delle squadre che gode dei maggiori consensi in chiave
del pronostico finale, seppur con qualche riserbo. Un
riserbo che porta un nome e un cognome: quello di Diego
Armando Maradona, forse il più grande calciatore di
tutti i tempi, in grado di vincere praticamente da solo
il mondiale di Messico ’86. Ma in panchina è stata tutta
un’altra storia, almeno finora e Dieguito è osservato
speciale di un intero popolo, un popolo che si aspetta
dal “diez” gli stessi numeri che faceva quando era in
campo sin dal primo match contro le “Super Eagles”
nigeriane che di super in questo specifico momento hanno
davvero ben poco. Ma da Maradona è lecito attendersi di
tutto nel bene e nel male; nelle qualificazioni, dopo
aver sostituito Alfio “El Coco” Basile è stato ad un
passo dal tracollo ma non ha mollato e con la solita
sfacciataggine, dopo aver compiuto molti errori e dopo
aver visto in faccia la morte calcistica ha ottenuto ciò
che voleva ad ogni costo: condurre e guidare l’Argentina
al mondiale. Lo ha fatto a modo suo, un modo come al
solito originale. Una qualificazione che è arrivata tra
mille tempeste come ad esempio l’1-6 subito a La Paz in
Bolivia e scelte incomprensibili di vario tipo. Tante
incertezze nelle sua mente (un numero di convocazioni
illimitato) e poche certezze (Mascherano per cui
stravede, l’eterno Veròn e la pulce atomica Lionel Messi
che ha eletto a suo unico e degno erede). Numeri molto
miseri nelle qualificazioni, nonostante l’ex “Pibe de
ouro” avesse a sua disposizione un autentico eldorado
calcistico, un circo in grado di incantare qualsiasi
platea. Ed invece l’Argentina si è qualificata per
Sudafrica 2010 solo dopo aver visto la morte in faccia,
grazie ad una zampata di Martin Palermo a tempo scaduto
contro il Perù, sotto una pioggia torrenziale, e ad un
acuto di Mario Bolatti quattro giorni dopo a Montevideo
contro i rivali storici dell’Uruguay. L’Argentina così
ha concluso al quarto posto nel mega girone
sudamericano, totalizzando sei punti in meno del Brasile
e cinque in meno del Cile e del Paraguay. Quinto attacco
su dieci squadre, nonostante un numero illimitato di
campioni e di goleador e quarta difesa. Ma ciò che più
spaventa sono state alcune convocazioni prive di alcun
tipo di senso logico. Tralasciando il problema portiere
che alla fine dovrebbe esser stato definitivamente
risolto con il “funambolico” Romero dell’AZ Alkmaar (ma
occhio ad Andujar!) dopo la caduta in disgrazia di
Carrizo, iniziamo con la difesa. Nelle qualificazioni
Maradona ha chiamato persino Rolando Schiavi, facendolo
esordire in nazionale alla veneranda età di 36 anni,
trascurando sempre e comunque “the wall” Walter Samuel,
uno dei difensori più affidabili di tutto il pianeta.
Alla fine Samuel andrà in Sudafrica ma non ci andrà
invece un altro 36enne che però ha vinto tutto e che
corre ancora più di un 18enne. Stiamo parlando
dell’eterno Javier Zanetti, campione in campo e nella
vita nonché recordman di presenze nella “Seleccion” con
ben 136 gettoni. Un’offesa al passato ma anche al
presente di questo atleta formidabile, di un gentiluomo
che ha fatto sempre sentire la sua saggia esperienza in
campo e nello spogliatoio. Un capitano vero che
oltretutto avrebbe assicurato molte soluzioni vista la
sua notoria duttilità tattica sia in difesa che a
centrocampo. Una difesa che sarà formata da quattro
centrali autentici; da destra a sinistra il talentuoso
Nicolas Otamendi del Velez, Samuel, Demichelis ed Heinze,
fresco di titolo con l’Olympique Marsiglia. A
centrocampo Maradona dopo aver rotto con Riquelme con
cui divide l’idolatria assoluta della “doce”, la
caldissima curva del Boca e dopo aver lasciato
altrettanto incredibilmente a casa “El Cuchu” Cambiasso,
uomo dotato di una straordinaria intelligenza tattica,
nonché di una tecnica e di un agonismo fuori dal comune
ha deciso di puntare forte su due esterni che assicurano
corsa e qualità e su due centrali per lui
insostituibili. Così sulle fasce vedremo scorazzare da
una parte Angel Di Maria, straordinario talento del
Benfica che potrebbe finire al Real Madrid e dall’altra
Jonas Gutierrez, cursore del Newcastle con cui è appena
ritornato trionfalmente in Premier League. Di Maria ha
una velocità e una fantasia davvero fuori dal comune
mentre Gutierrez è uno che corre su tutta la fascia come
un forsennato dal primo al novantesimo e oltre in tutte
le partite. Al centro poi Mascherano e Veron assicurano
filtro, cattiveria agonistica ed una certa geometria
visto che la “Bruijta” (la streghetta) a 35 anni disegna
ancora un football di altissimo design. Dietro di loro
le alternative si chiamano Mario Bolatti, convocato per
gratitudine dopo aver segnato il gol decisivo in
Uruguay, Maxi Rodriguez del Liverpool e soprattutto
Javier Pastore, un altro campioncino sbocciato nell’Huracàn
che sta bruciando in fretta tutte le tappe. Infine
l’attacco dove Maradona rischia seriamente di
incartarsi. Ha a sua disposizione la crema assoluta che
risponde ai nomi di Diego Milito, reduce da una stagione
immensa, Gonzalo Higuain, fenomenale nel Real Madrid
insieme a Cristiano Ronaldo, Carlos Tevez rinato a suon
di gol sull’altra sponda di Manchester, quella del City,
Sergio “El Kun” Aguero stella dell’Atletico Madrid
nonché compagno nella vita di sua figlia Gianina più lo
sgraziato ma al tempo stesso eterno bomber Martin
Palermo, uno che ha frantumato tutti i record con la “camiseta
auriazul “ del Boca Juniors. Ed è proprio Palermo,
autore del decisivo gol contro il Perù che ha spazzato
via i sogni mondiali del napoletano Ezequiel Ivan “El
Pocho” Lavezzi, uno che il volto di Maradona se l’è
persino tatuato a vita sul proprio corpo. Scelte che
sono molto difficili per qualunque cittì, ma per
Maradona forse lo saranno ancor di più anche perché
insieme a tutti questi nomi ci sarà la super stella, il
super “crack” Lionel Messi che ovviamente andrà ad
occupare una casella o da trequartista o da seconda
punta. Chiunque scenderà in campo sarà un bel vedere ma
certamente un posto a Diego Milito dopo le prodezze che
ha compiuto in questa stagione andrebbe trovato di
diritto. Dall’Argentina alla Nigeria che ha soffiato
l’oro olimpico all’albiceleste alle Olimpiadi del 1996.
Da allora sono cambiate molte cose e sono cambiate
certamente in peggio. Intanto è stato allontanato a
cavallo tra la Coppa d’Africa e il mondiale il
selezionatore indigeno Shuaibu Amodu, rilevato dallo
svedese Lars Lagerback (contratto di appena cinque mesi)
già ribattezzato dalla stampa locale “Loserback” cioè
perdente. Inoltre la Nigeria che si è qualificata
miracolosamente all’ultima giornata solo grazie ad un
clamoroso scivolone della Tunisia è in una fase di
ristrutturazione e quindi non è assolutamente ben
amalgamata anche se dispone di qualche giocatore di
talento. Lo schema base dovrebbe senz’altro essere il
4-4-2. In porta il titolare sarà Enyama dell’Hapoel Tel
Aviv (anche gli altri due portieri della rosa giocano in
Israele); la difesa dovrebbe essere formata da destra a
sinistra da uno tra Apam (Nizza) o Yussuf (Dynamo Kiev)
con Shittu (Bolton) e Yobo (Everton) centrali e Taiwo
del Marsiglia, uno capace di sparare bolidi al
fulmicotone a sinistra. A centrocampo i centrali saranno
Etuhu del Fulham ed Obi Mikel del Chelsea, la stella
della squadra, nonché pupillo di Mourinho. Sulle corsie
invece una doppia opzione: in caso di match di
contenimento la scelta dovrebbe ricadere su Yussuf che
avanzerebbe di qualche metro la sua posizione a destra
con Chinedu Obasi, stellina dell’Hoffenhein a sinistra,
mentre in caso di match offensivi troverebbe spazio
Peter Odemwingie del Lokomotiv Mosca, in realtà un
attaccante che può fare anche l’esterno. Infine le due
punte prescelte dovrebbero essere Yakubu Ayegbeni,
bomber dell’Everton ed uno dei due ex interisti, vale a
dire “Oba Oba” Martins, ora al Wolfsburg oppure Victor
Obinna che quest’anno ha militato in Spagna nel Malaga.
Tra le riserve cosiddette di lusso non vanno dimenticati
i vari Odiah (difensore del CSKA Mosca), Lukman Haruna,
talentuoso centrocampista del Monaco, Sani Kaita dell’Alania
Vladikavkaz in Russia e gli attaccanti Nwankwo Kanu una
vita fa nell’Inter ed ora al Portsmouth, “lo spagnolo”
Uche ed i due Utaka: John del Portsmouth e Peter dell’Odense
BK in Danimarca. Sostanzialmente la squadra nigeriana
non è male, almeno a centrocampo ed in attacco ma la
difesa e soprattutto i portieri non sembrerebbero
proprio all’altezza della situazione. Inoltre la squadra
non è troppo giovane, anche perché Lagerback, in carica
da e per pochi mesi ha preferito affidarsi
all’esperienza piuttosto che effettuare rocamboleschi
ricambi generazionali. Seppur tra mille incomprensioni
interne e con una stampa che “picchia” già duro,
tuttavia la Nigeria è in grado di passare almeno il
girone, visto che Corea del Sud e Grecia non appaiono
ostacoli insormontabili.
IL PRONOSTICO:
E’ una partita che dovrebbe regalare gol ed emozioni: a
mio avviso per l’Argentina non sarà una
passeggiata ma alla fine la maggior classe dei propri
uomini, specie in attacco dovrebbe avere la
meglio sulla difesa nigeriana tutt’altro che
solida ed affidabile. Per questo consiglio di giocare la
vittoria dell’albiceleste (quindi segno 1),
gol (vanno almeno una volta in gol
entrambe le squadre) e l’over (cioè
almeno tre gol complessivi nella partita).
Infine una “chicca”: vi suggerisco tre possibili
risultati esatti a vostra scelta: 2-1,
3-1 e 3-2, naturalmente a favore di Messi e compagni.
12-06-10
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