Elogio della Bellezza

Vincenzo Del Gaudio

 

 

 

Dedico questo libro a mio fratello Sergio…lontano…ma vicino nei momenti importanti e

a mia figlia, Veronica.

 

ma anche

A tutte le Donne…

… con la consapevolezza che se fossero loro a comandare il mondo sarebbe un posto migliore.

 

 

 

 

- Indice -

 

 

 

 

1. Ringraziamenti …………………………………………………………………………

2. Un’introduzione ………………………………………………………………………...

3. La Bellezza in Chirurgìa Estetica ..…………………………………………………….

4. Note biografiche Prof. Vincenzo Del Gaudio ………………………………………….

5. “Professore ma è vero che…”? o il vero e il falso sulla Chirurgìa Estetica …………..

6. I principali interventi di Chirurgìa Estetica …………………………………………..

*       Il Ringiovanimento del Viso ……………………………………………………..…

 

*        Chirurgìa Estetica del Seno ……………………………………………………..…

 

*       Chirurgìa Estetica del Naso ……………………………………………………..…

 

*        Intervento di Lipoaspirazione …………………………………………………...….

 

*        Chirurgìa Estetica dell’Addome ……………………………………………...……

 

*        Chirurgìa Estetica del Mento ………………………………………………………

 

*        Chirurgìa Estetica delle Orecchie ………………………………………………...

 

7. L’Anestesìa ……………………………………………………………………………...

8. Il Paziente: un ritratto semiserio …………………………………………………...….

9. La prova specchio per alcuni “Vip”: Suggerimenti per l’uso ………………………...

10. Glossario ……………………………………………………………………………….

 

 

 

1. Ringraziamenti

 

 

Il mio pensiero va a tutti coloro che mi hanno permesso di scrivere queste righe.

Voglio ringraziarli perché…

…mi hanno dato la possibilità d’imparare ad operare. Mi hanno insegnato a valutare e comprendere le istanze psicologiche di quanti vengono a chiedermi un aiuto per migliorare la loro immagine.

E - soprattutto - ad applicare onestà e correttezza nel rapporto con il paziente, sin dal primo istante in cui ci si conosce. Così come mi hanno insegnato... a non promettere ciò che è impossibile da mantenere, a saper dire molte volte “no”, a far capire ad un “brutto anatroccolo” che può diventare un “cigno meraviglioso”, a “sentire” soddisfazione per il proprio lavoro attraverso gli sguardi gioiosi o i sorrisi pieni di gratitudine, a rimediare tempestivamente e in modo indolore ai propri piccoli errori, a non lasciarsi condizionare dall’ansia pre-intervento, a capire l’importanza di studiare e aggiornarsi costantemente parimenti all’utilità di “rubare con gli occhi” il mestiere ai chirurghi che si incontrano in tutto il mondo…

E quindi, a Vivere.

 

Grazie Prof. Ivo Pitanguy, maestro di vita, di chirurgìa, di psicologia.

Grazie Prof. Riccardo Baroudi, maestro di serietà, d’onestà intellettuale e professionale, di tecnica chirurgica.

Grazie inoltre ad entrambi, per avermi sempre ripetuto che le Vie della Bellezza sono sicuramente praticabili.

 

Desidero, infine, ringraziare in maniera particolare Simone Massetti, per l’aiuto e i preziosi consigli ricevuti durante la stesura del presente volume.

 

 

Vincenzo Del Gaudio

 

 

 

 

 

 

 

“…La bellezza fisica, nella divinizzazione contemporanea del corpo, è l’icona dell’ultima dimensione possibile del sacro, l’ultimo spiraglio di esistenza, minacciato dal cannibalismo del nulla…”

 

2. Un’introduzione…

L’idea di questo libro nacque per caso, qualche anno fa, mentre in modo molto rilassato guardavo un programma televisivo dal titolo esotico: si chiamava “Harem” ed era condotto da quell’attrice con accento soavemente francese che ho sempre trovato estremamente affascinante, Catherine Spaak.

Mentre la conduttrice, completamente a proprio agio di fronte alla telecamera e da perfetta “padrona di casa” presentava l’ospite della serata, il mio sguardo era magneticamente attratto dai dettagli della bellezza di questa donna, e la mia memoria visiva non poteva fare a meno di ripercorrere l’intera galleria dei personaggi da lei interpretati nei suoi film degli anni ’70, che tante emozioni avevano regalato ai miei occhi di giovane spettatore.

Da allora quanta acqua era passata sotto i ponti, sia per me sia per lei - pensai.

E mi venne d’istinto considerare come - seppur a distanza di più d’un ventennio - Katherine fosse ancora bellissima e terribilmente intrigante.

Tuttavia, se si fosse affidata ad un chirurgo plastico i contorni gentili del suo viso sarebbero stati maggiormente esaltati, le guance sarebbero apparse più toniche, la pelle del collo più tirata: naturalmente dopo appena un minuto mi convinsi che alla signora Spaak non sarebbe importato nulla di farsi un lifting, si piaceva giustamente così com’era… ma allora perché tutti si truccano prima di andare in Tv o di girare qualche scena in un film? Ovviamente per… i riflettori troppo forti, i riflessi della pelle che “sparano” in video, il miglioramento dell’espressione. Ma non solo: l’apparire gradevoli, il sentirsi o l’esser riconosciuti come “belli”, sono elementi cui si attribuisce un significato estremamente importante nella nostra società - e più in generale nella cultura occidentale - poiché assurgono a valori, influenzano i rapporti interpersonali, giocano su un piano psicologico privatissimo del singolo che è al contempo “collettivo” avendo ogni comunità umana elaborato i propri “canoni della bellezza”… anche se solo per pochi istanti una conduttrice “entra” virtualmente nelle case di noi tutti per mezzo del video.

Quella trasmissione fu per me una sorta di catalizzatore: catturò la mia attenzione fornendomi involontariamente lo spunto necessario per fermarmi a riflettere. E seguendo il fil rouge dei miei pensieri, spontaneamente, cominciai ad interrogarmi su “come” la gente comune percepisce “l’universo Chirurgìa Plastica”.

Pochi minuti dopo il programma finì, ma le riflessioni che in me aveva “provocato” sul “perché” le persone decidono di farsi un intervento a soli fini estetici - su quali siano i dubbi più comuni, le credenze, le curiosità in materia - continuarono a ritmo serrato.

Mi chiesi se fosse possibile semplificare e divulgare mediante un libro, diretto a tutti coloro che non esercitano la professione medica, la materia che per anni avevo praticato e studiato unicamente su testi di medicina, e, soprattutto, se il grande pubblico potesse nutrire una reale curiosità verso tale tipo di chirurgìa. La risposta venne da sola: tra di voi, gentili lettori, alzino la mano coloro che non hanno discusso sull’argomento, almeno una volta in vita propria, fra amici o addirittura in tavole rotonde con sociologi, giornalisti, saccenti “tuttologi”…

Ritenni dunque che di Chirurgìa Plastica - o Chirurgìa Estetica che dir si voglia - se ne parla poco solamente di fronte al prete nel confessionale: per il resto è comune oggetto di conversazione, curiosità giornalistica, dibattiti televisivi… al punto tale d’esser divenuta vero e proprio fenomeno di massa. A fine serata ebbi quindi ben chiaro il motivo principale che mi spinse a scrivere questo libro: tentare di fare maggior chiarezza possibile, mediante una sintetica ma corretta informazione, nel disarticolato flusso di notizie - di luoghi comuni e malignità varie che quotidianamente sull’argomento vengono spacciate per Verità assolute - mettendo in grado chiunque voglia intervenire sulla propria immagine di sviluppare maggior consapevolezza su quanto intende intraprendere.

E dalle riflessioni di quella sera all’azione, il passo fu breve.

Al gentile lettore che s’accinga alla lettura di questo mio breve volume premetto che - vista la professione da me esercitata - personalmente sono favorevole alla Chirurgìa Estetica, ma ho comunque profondo rispetto per tutti coloro che manifestano parere contrario, se argomentano con sincera onestà intellettuale le proprie posizioni.

Viceversa, non sopporto i “finti contrari”. In un successivo capitolo chiarirò chi siano costoro e quali i preconcetti da cui muovono per affermare sine dubio la loro avversità: incredibile anche solo a dirsi, il 70% di queste persone ritiene tale branca della medicina una sorta di “magia negativa” che stravolge le fattezze donateci dalla natura… soprattutto perché della Chirurgìa Plastica non ne conoscono finalità e metodi. Tuttavia, li comprendo: al riguardo molte volte il medico di famiglia ne sa meno del paziente (non dimentichiamo che l’insegnamento universitario di Chirurgìa Estetica in Italia è quasi inesistente), gli Ordini professionali non hanno un criterio oggettivo su cui esprimere pareri né fanno opera di divulgazione, i media stessi non aiutano il grande pubblico nel venire in possesso d’informazioni corrette, se non in rari casi.

Consegno dunque a voi lettori questo libro, con la reale speranza che possa esser utile ad ognuno, secondo i propri desiderata.

 

Roma, gennaio 2002

 

 

3. La Bellezza in Chirurgìa Estetica

 

Che cosa determina la bellezza di un corpo, di un volto, di un seno? E poi: la bellezza, è normalità o eccezione?

Domande queste, che ognuno di noi almeno una volta nella vita si è posto. D’altronde - astraendo - quale essere umano dotato di normale sensibilità non è affascinato dalla Bellezza? La risposta è una sola: lo siamo tutti, poiché la Bellezza è insita nell’anima dell’Uomo e sin dalla notte dei tempi è stata “il fine” o “l’oggetto d’osservazione” ovunque si manifestasse, in qualsiasi forma, dall’Arte che è umana alla Natura che è divina.

Ma la domanda primigènia da cui derivano i quesiti iniziali è: la Bellezza può esser considerata qualità “oggettiva” o è sempre derivazione d’una percezione “soggettiva”? Pur senza voler in questa sede fare della filosofia spicciola, per tentare di rispondere in modo semplice a tale questione “filosofica”, facciamo un paragone concreto, riformulando il quesito: opere d’arte come “L’Ultima Cena” di Leonardo, “il Mosè” di Michelangelo, la “Venere” di Milo o il “David” di Donatello, sono oggettivamente belli o possono maggiormente piacere ad alcune persone e ad altre meno? Anche se non “elementare”, se così formulata la questione appare ora molto più semplice, così come la sua risposta, immediata per quanto non univoca: sono oggettivamente belli, cioè la perfezione della loro Bellezza è tale da esser universalmente attestata, anche se ad alcuni può piacere maggiormente il “Mosè” o “L’Ultima Cena”, ad altri la “Venere” di Milo o il “David” di Donatello, ad altri ancora possono non piacere affatto.

Trasliamo dunque il concetto ad un corpo umano, o a un viso: esso può essere oggettivamente aggraziato, se confrontato può piacere meno di un altro, o addirittura può non piacere affatto. Tuttavia, se non in rarissimi casi, è impossibile asserire che sia oggettivamente brutto, mentre il viso di “Frankenstein” - ad esempio - è oggettivamente brutto. Perché? Perché i “canoni della Bellezza”, in ogni epoca e in ogni luogo, sono stati determinati da parametri oggettivi, più o meno influenzati dall’ethos culturale di una determinata società. Ed eccoci giunti alla risposta finale: la Bellezza -  almeno per la “cultura occidentale” - è insieme di parametri oggettivi, ovvero sono le misure geometriche e i rapporti tra queste a determinare su un viso o su un corpo quelle “qualità” che crediamo di definire soggettivamente “bellezza” o “bruttezza”.

Sappiate dunque che quanto appena enunciato rappresenta contemporaneamente la definizione di “Bellezza” in Chirurgìa Estetica e il principio cardine ispiratore cui ogni chirurgo plastico deve far fede: è proprio sulle misure geometriche ed i rapporti tra queste che un chirurgo estetico lavora, in scienza e coscienza, sempre coniugando i desideri dei pazienti con il proprio senso estetico. Attenendosi a tale principio, ogni miglioramento sarà allora possibile.

E personalmente ho sempre ritenuto che “vero professionista” sia solo quel chirurgo in grado di riassumere e coniugare sapientemente in sé, tre componenti: indubbie capacità tecniche, senso estetico, doti di psicologo. Tale professionista non è effettivamente facilissimo da trovare… anche se in Italia ve n’è una discreta percentuale, circa il 25% di tutti coloro che amano scrivere “Chirurgo Plastico” sul proprio biglietto da visita. E ancor oggi credo - e insegno ai miei studenti - che se ad un chirurgo difetta il senso estetico… farà meglio a dedicarsi ad un’altra disciplina.

I pazienti, e specialmente le donne, dal canto loro non dovrebbero mai chiedere al professionista di modificare completamente il loro aspetto, quanto di migliorare la propria persona con interventi mirati che mettano in risalto il fascino, la personalità e l’identità nascosta, che ogni essere umano porta dentro di sé.

Perché solo così le Vie che conducono alla Bellezza, saranno percorribili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Svolge periodi di assistentato in altri reparti di Chirurgìa Plastica (Primari: Prof. Ivo Pitanguy, Prof. Gerardo Peixoto ed altri). 4. Note biografiche Prof. Vincenzo Del Gaudio

 

CURRICULUM VITAE

 

1979

*       Laureato in Medicina e Chirurgìa presso l’Università di Firenze.

*       Scuola di Specializzazione in Chirurgìa dell’Apparato Digerente presso la 1° Clinica Chirurgica di Firenze.

*       Medico interno presso la suddetta Clinica Chirurgica.

 

1980/’85

*       Medico presso la 1° Clinica Chirurgica, frequenta regolarmente Sala Operatoria e Reparto.

*       Medico volontario all’interno della Clinica S. Giuseppe in Firenze, dove svolge funzioni di Aiuto Primario con attività operatoria inerente tutta la Chirurgìa generale.

*       Specializzato nel Luglio 1982 in Chirurgìa dell’Apparato Digerente.

*       Insegnante di Chirurgìa delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana sezione di Firenze negli anni 1982-83-84.

*       Inviato in Libano quale Chirurgo del Contingente di Pace Italiano, responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale da campo. Inizia in questo frangente ad occuparsi di Chirurgìa Plastica e Ricostruttiva. Riporta un encomio scritto.

*       Inviato in Turchia in qualità di “Chirurgo di ospedale da campo” inserito in reparti NATO.

*       Iscritto alla Scuola di Specializzazione in Chirurgìa Plastica presso l’Università di Padova.

 

1985/’90

*        Medico interno presso la suddetta Scuola di Specializzazione ove frequenta regolarmente Sala Operatoria e Reparto.

*        Svolge lunghi periodi di assistentato volontario presso l’Hospital “Samaritano” di Campinas, Stato di San Paolo - Brasile, divisione di Chirurgìa Plastica (Primario: Prof. Riccardo Baroudi).

*        Esegue, tra i primi in Italia, la tecnica chirurgica della liposcultura.

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*        Membro della Società Italiana di Chirurgìa Plastica Ricostruttiva ed Estetica, della quale frequenta tutti i Corsi e Seminari.

*        Socio corrispondente della Società Brasiliana di Chirurgìa Plastica.

*        Specializzato in Chirurgìa Plastica presso l’Università di Padova nel Luglio 1987.

*        Frequenta corsi, seminari e congressi, in Italia e all’estero inerenti la Specialità.

*        Consegue l’idoneità nazionale a Primario Ospedaliero di Chirurgìa Plastica nella sessione relativa all’anno 1989.

 

1990/’93

*       Frequenta attivamente il reparto di Chirurgìa Plastica dell’USL di Lucca (Primario Prof. Giuseppe Francesconi).

*       Consulente Chirurgico Plastico presso l’ospedale “Misericordia e Dolce” di Prato, Reparto 1° Chirurgìa (Primario Prof. Vincenzo Mori), dove effettua vari interventi  chirurgici.

*       Iscritto all’albo dei Consulenti Tecnici d’Ufficio presso il Tribunale di Firenze per la Chirurgìa Plastica.

 

1993/’97

*       Consulente in Chirurgìa Plastica presso la 2° Clinica Chirurgica dell’Università di Firenze (Direttore Prof. Giovanni Allegra).

*       Autore di n° 10 pubblicazioni scientifiche edite a stampa sulla Chirurgìa Plastica, Ricostruttiva ed Estetica.

*       Inviato come relatore a vari Congressi Specialistici.

*       Professore a contratto di Chirurgìa Plastica presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Firenze.

 

1997/2002

*       Consulente di Chirurgìa Plastica presso varie ASL della Regione Toscana e Regione Lazio.

*       Effettua centinaia di interventi di Chirurgìa Ricostruttiva e Chirurgìa Estetica.

*       Attualmente presente con studio libero-professionale a Roma e Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5. “Professore ma è vero che…”?

o

il vero e il falso sulla Chirurgìa Estetica

 

Come in un precedente capitolo ho esposto, il motivo che più d’ogni altro mi ha spinto a scrivere sull’argomento ‘Chirurgìa Estetica’ è unicamente “fare maggior chiarezza possibile”, senza paludamenti scientifici di sorta. Anche perché, questo breve libro, non è certo rivolto a colleghi medici o studenti di medicina, ma a tutti coloro che desiderano ottenere informazioni su tale affascinante branca della medicina unitamente ai suoi benefici. Troppo spesso, però, chi si dimostra concretamente interessato o semplicemente curioso non conosce direttamente un professionista del campo, e deve pertanto destreggiarsi in un vero e proprio mare magnum di notizie sulla materia, spesso ‘sensazionalizzate’ dai media… e quindi a volte vere, molte volte false.

In lunghi anni d’attività professionale, infatti, ho potuto personalmente constatare come le persone abbiano sviluppato - non certo per autonoma colpa - convinzioni o credenze false o fuorvianti sulla Chirurgìa Estetica e i suoi interventi, causa diretta di scetticismo e timori ingiustificati.

Tale fenomeno è talmente concreto che circa un 25% delle persone desiderose di farsi un qualsiasi intervento estetico - magari banale - vi rinuncia a priori.

A dimostrazione di quanto appena affermato, e di come spesso il rapporto media-Chirurgìa Estetica possa essere distorto generando paure invece di maggior curiosità tra la gente, voglio citare un recente articolo in materia, apparso su un importante quotidiano nazionale, mentre ancora scrivo:

TITOLO “Medicina: nuove frontiere. Protesi al silicone addio, trapianteranno il seno”.

Ebbene, personalmente, dubito fortemente che una simile affermazione sia stata effettivamente pronunciata da un chirurgo estetico. Mentre, invece, propendo nel credere che sia una forzata libera interpretazione del giornalista. E sorvolo sull’idea del trapianto di seno a seguito d’asportazione per cause tumorali, anche se la ritengo opinabile.

Ma considerando sotto il profilo etico il caso di specie, come si può arrivare a pensare ad un trapianto per fini estetici? Vi rendete conto?

In questo capitolo ho quindi deciso di raccogliere e selezionare alcune delle principali domande - sia d’ordine generale sia sugli specifici interventi - tra le varie decine che quotidianamente mi vengono poste dalle persone (ancor prima, dunque, di divenire eventualmente “pazienti”) fornendo di seguito la relativa corretta risposta.

 

 

QUESITI GENERALI

 

È VERO che fare un intervento per sembrare più giovani non è eticamente corretto?

o anche (spesso insieme)

È VERO che è bello (invece) avere le proprie rughe come segno d’esperienza e saggezza?

 

Tali domande contengono a mio avviso, implicitamente, alcune affermazioni che sono di per sé stesse un po’ vere e un po’ false.

Vere nel senso che è rispettabilissima l’opinione di chi, con onestà intellettuale, ritiene si debba “sempre dimostrare l’età posseduta, senza timore e senza camuffature chirurgiche”.

Tuttavia a volte mi capita di pensare come, in tale convinzione e in similari affermazioni più o meno salottiere, vi sia una punta di snobismo. Personalmente, infatti, ritengo falso il precedente assunto tra virgolette. Ne spiego il motivo: ormai è noto come l’aspettativa di vita media sia aumentata nell’ultimo secolo e va da sé che tale aspettativa tenderà ulteriormente ad accrescersi nei prossimi decenni, almeno per quei paesi e realtà sociali che vengono definiti come appartenenti alla “civiltà occidentale”.

Se, tuttavia, ci domandiamo quale parte dell’esistenza umana si sia “allungata”, la risposta è: la terza età. Infatti, infanzia e giovinezza, considerate sotto l’aspetto della “percezione del sé” sono praticamente rimaste tali, nonostante l’evoluzione dei costumi. Il bambino d’oggi non si discosta sostanzialmente dal bambino di cento anni fa, ed il giovane di ventotto anni è abbastanza simile al suo coetaneo d’inizio secolo.

È invece l’odierno cinquantenne ad essere molto diverso dal suo coetaneo, anche solo di quaranta anni fa, soprattutto perché questa persona (lui o lei) si sente giovane, forte, professionalmente abile, esuberante, capace di vivere esperienze che suo nonno poteva solamente sognare. E pur sorvolando sulle motivazioni e implicazioni di quest’ultima affermazione - non è argomento di questo libro - risulta evidente come questa sia la realtà.

Sorge dunque spontanea una domanda: perché quest’uomo o questa donna, così giovane “dentro”, non dovrebbe esserlo anche nell’aspetto esteriore, considerando per di più che probabilmente rimarrà tale per molti anni ancora?

La verità è che sembrare più giovani anche nel fisico, oltre ad esserlo nell’anima, ci aiuterà molto a sentirci più sicuri, accettati, e a provare un piacere più intenso nel vivere sia i rapporti sociali sia affettivi.

In sintesi, dunque, il mio pensiero: non c’è niente d’immorale ad avere un aspetto più giovane… quando il cuore gli cammina a fianco.

 

È VERO che è una chirurgìa molto costosa?

 

FALSO. Gli interventi di Chirurgìa Estetica indubbiamente non costano quanto una cena in pizzeria, seppur non quanto le persone credono: senza voler in questa sede stilare un listino basti considerare che si può partire, mediamente, da una cifra di 41 euro per un intervento di “attenuazione cicatrici”. Bisogna comunque sempre tener presente che ottenere l’obiettivo prefissato può avere costi diversi in ragione della complessità dell’intervento e, ovviamente, delle caratteristiche “di partenza” assolutamente personali di ogni fisico.

Ma farsi un intervento di Chirurgìa Estetica, in fondo, significa fare un investimento su sé stessi. Per questo motivo i costi possono variare in funzione di alcuni parametri, in primis la professionalità del chirurgo scelto. Scegliere di risparmiare anche poche centinaia di euro per un paziente può rappresentare, a volte, la differenza tra ottenere completa soddisfazione e un risultato mediocre. Tuttavia, come sempre, maggior concorrenza favorisce un’offerta di qualità professionale più alta sul mercato, e personalmente non posso che plaudere.

 

PROFESSORE, come faccio a sapere da chi andare per fare un intervento di Chirurgìa Estetica? Come faccio a sapere se è un bravo chirurgo plastico?

 

Ritengo che fornire una risposta univoca e sintetica, ai citati quesiti, sia veramente molto difficile. In Italia, infatti, la chirurgìa plastica ricostruttiva è praticata negli ospedali pubblici, cioè viene gestita dal Servizio Sanitario Nazionale, mentre la Chirurgìa Estetica può esser praticata unicamente in forma privata. Ne consegue che il lavoro svolto e i risultati ottenuti nei reparti di chirurgìa ricostruttiva sono sotto gli occhi di tutti, così come per ogni altra branca chirurgica. La scelta operata da un paziente, quando risulti necessaria, è conseguentemente molto più facile, perché basata su risultati “certi”. Ad esempio, esistono ospedali che curano benissimo gli ustionati poiché l’intero staff medico ha grande esperienza specifica, altri che si occupano con estrema professionalità di malformazioni congenite, ecc… ecc…

Al contrario, la Chirurgìa Estetica è basata sul rapporto sempre diretto, a volte molto riservato, fra paziente e chirurgo libero-professionista, e perlopiù casistiche e risultati rimangono confinati negli studi professionali. Inoltre, la situazione non diviene più semplice anche rivolgendosi ai soggetti istituzionali teoricamente deputati a fugare ogni dubbio: molto spesso il medico di base ne sa meno della paziente, gli Ordini professionali non hanno un criterio oggettivo su cui esprimere pareri, i media stessi non aiutano... Infine, è anche vero che non esiste un rapporto diretto fra pubblicità (Pagine Gialle, inserti nei grandi giornali, trasmissioni televisive, ecc...) e capacità professionale.

Inevitabilmente, allora, la ricerca della soluzione e quindi la conseguente scelta è demandata alle conversazioni da salotto, all’amica che ha già eseguito qualche intervento (magari totalmente diverso) che “…si è trovata così bene con il Dott….” o a quella che “…è stata rovinata dal Prof…”, ovvero alla consuetudine vecchia come il mondo del “passaparola”. E tuttavia, pur se tenuti in debita considerazione, tali discorsi risultano superficiali e privi di qualsiasi valore professionale... e si ritorna ai quesiti iniziali.

Come si può fare, dunque?

Risposta: in Italia è tutto demandato alla serietà e professionalità del chirurgo interpellato. Elementare, ma incontrovertibile.

Ancor più che in altri campi è dunque necessario affidarsi ad un vero professionista che possa realmente vantare (e dimostrare) anni d’esperienza. Per un potenziale paziente tale selezione diviene obbligatoria, poiché legioni di giovani medici - complici anche le scarse prospettive professionali che persistono da decenni nel nostro Paese per i neolaureati - si sono lanciate in quest’avventura sicuramente affascinante, ma piena di trappole e difficoltà. A discapito, purtroppo, di coloro che andranno sotto i ferri.

Eppure un sistema alternativo vi sarebbe: esistono paesi ove la libera professione è soggetta a valutazioni pubbliche basate su criteri e parametri severissimi, a garanzia del cittadino. Negli Stati Uniti, ad esempio, la “pubblicità medica” è possibile anche se regolamentata e - dato più importante - insieme al nome di un chirurgo appare sempre il suo curriculum professionale, con la massima trasparenza. Oltre al nome, quindi, è sempre possibile sapere quanti interventi specifici il chirurgo ha effettuato, come, dove, con quali risultati, ecc... insieme ad ulteriori informazioni necessarie per rivelare le reali capacità professionali. Ma in America la verità è sacra al punto tale d’essere un valore socialmente diffuso e condiviso: se il curriculum fosse falso e si venisse a sapere, al professionista non rimarrebbe che… andare a spazzare le scale del suo ex studio, poiché nulla più gli verrebbe offerto o richiesto.

Nel nostro Paese, invece, la comunità accademica e il legislatore ancora non hanno assunto decisioni in merito, e personalmente non concordo minimamente con chi sostiene che la querelle debba esclusivamente esser demandata alle Università: molti esimi Professori Ordinari italiani di chirurgìa plastica, fino a qualche anno fa, non avevano mai eseguito un lifting o una mastoplastica d’aumento!

Infine, un’ultima raccomandazione: nel momento in cui avete veramente deciso di farvi operare scegliete un professionista che condivida il vostro medesimo ambito culturale, poiché i canoni estetici possono essere molto diversi da Paese a Paese.

 

 

Perché il Brasile è considerato la “Terra promessa” della Chirurgìa Estetica?

 

Premessa: esattamente come per la domanda precedente, non esiste una risposta univoca.

Tuttavia, ritengo che la diffusa convinzione contenuta nel quesito derivi principalmente da due motivi: il singolare fenomeno sociale brasiliano per cui risulta ingente e costante la richiesta d’ogni tipologia d’intervento estetico - essendo la chirurgìa plastica percepita come “assolutamente normale” in ogni classe sociale quasi alla stregua d’un cambio al colore dei capelli - e la presenza in quella terra del famoso chirurgo Ivo Pitanguy.

In effetti, per una vera analisi sociologica del fenomeno accennato, sarebbe opportuno chiedere agli esperti locali. Personalmente, tuttavia, dopo lunghi anni di permanenza in quel paese, ritengo che le motivazioni dell’ingente domanda siano da ricercarsi nello strano mix di stile di vita libero e profonda religiosità interiore tipicamente brasiliano, sorta di “paganesimo edonista” combinato con misticismo primitivo e un po’ animista, che accompagna il rapporto col soprannaturale sempre presente nella vita pubblica e privata di quel popolo.

Se alle citate peculiarità sommiamo elementi quali un profondo amore per il corpo, un clima mite che invita a girare poco vestiti, una capacità di socializzare fortemente sviluppata, una strenua volontà di piacersi e di piacere, una voglia di vivere e di prendere il meglio della vita anche in età avanzata… allora diviene più semplice comprendere come per un brasiliano qualsiasi varcare la soglia dello studio professionale d’un chirurgo plastico, anche più volte nel corso della propria esistenza, sia prassi normale.

Inoltre, su tale sfondo, s’innesta il secondo motivo che a mio giudizio ha reso nell’immaginario collettivo “mitico” il Brasile quale “terra promessa” della Chirurgìa Estetica: la presenza di Ivo Pitanguy (forse il chirurgo plastico più famoso al mondo) che alcuni decenni fa, quando “l’attenzione” del vasto pubblico verso questa branca della medicina era inesistente, primo fra tutti fu capace di rendere interessante la Chirurgìa Estetica divulgandone planetariamente in maniera capillare le meraviglie, le possibilità, le tecniche, i “miracoli”.

Quanto fin qui descritto, ripeto, credo abbia generato il “mito brasiliano”.

Ma attenzione: come per tutti i miti esiste un rovescio della medaglia.

Infatti, legioni di chirurghi plastici brasiliani di scarso valore tecnico e morale cominciarono anni fa ad attraversare l’oceano Atlantico sbarcando in Europa, terra da colonizzare perché nel Vecchio Continente la richiesta di prestazioni andava all’epoca aumentando vertiginosamente. Molto spesso però, gli interventi avevano risultati di scarsa qualità e - soprattutto - quando l’insoddisfatto paziente andava a ricercare l’esotico chirurgo, il più delle volte si sentiva rispondere che questi era ripartito per la sua terra e che sarebbe tornato dopo qualche mese, cosa che raramente avveniva.

 

È VERO che molti casi di competenza chirurgica o medico-estetica possono essere risolti bene anche in un Istituto di Estetica?

 

FALSO. Non vi è dubbio che esista personale seriamente qualificato operante in molti centri estetici. Anzi - fortunatamente - la maggioranza degli appartenenti alla categoria rientra nella definizione appena enunciata. Purtroppo però vi sono anche presunti “esperti/e d’estetica” che, usando pubblicità ad effetto, promettono risultati miracolosi pur sapendoli impossibili: fanno leva sul desiderio di migliorarsi - sfruttandolo biecamente - insito in ogni persona. Chi si rivolge a questi “esperti”, invece che ad un professionista, spesso lo fa per le seguenti motivazioni: “paura” del medico, cattivi consigli ricevuti, presunto costo elevato del chirurgo plastico. E allora chiedetevi: è forse meglio spendere milioni in trattamenti inutili?

In realtà, esistono risultati che solo un chirurgo può ottenere e che un esperto operatore d’un centro estetico può completare e rifinire, ovviamente in nessun caso sostituendosi al professionista.

Per citare un esempio concreto, occupiamoci in breve del linfodrenaggio.

Ogni centro estetico, per piccolo o grande che sia, pubblicizza gli ottimi risultati di questo tipo di massaggio. Tuttavia, il linfodrenaggio è sicuramente una tecnica molto efficace per drenàre la linfa che ristagna nelle gambe, ma con altrettanta certezza non fa dimagrire e non elimina i cuscinetti adiposi: è vero che rimuove l’acqua localizzatasi nel tessuto grasso, dando un’immagine transitoria di maggior levigatezza ai tessuti, ma in breve il paziente si troverà nella situazione precedente perché il problema non è stato realmente eliminato.

E si potrebbero fare altri mille esempi: il rassodamento del seno, dove il massaggio è utile solo a chi lo pratica e non a chi lo subisce, ecc… ecc...