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Il Papa indaga il mistero dell’infanzia di
Gesù
In libreria prima di Natale il testo che
chiude la trilogia di Benedetto XVI

di Gian Guido Vecchi
CITTÀ DEL VATICANO — «Maria avvolse il bimbo in fasce. Senza alcun
sentimentalismo, possiamo immaginare con quale amore Maria sarà andata
incontro alla sua ora, avrà preparato la nascita del suo Figlio...».
All’inizio, quando nel 2007 pubblicò il primo volume del Gesù di Nazaret,
«dal battesimo al Giordano fino alla confessione di Pietro e alla
trasfigurazione», l’idea era di aggiungere «un capitolo» sui «racconti
dell’infanzia» nella seconda parte, dedicata al periodo che va
«dall’ingresso a Gerusalemme alla risurrezione». All’uscita del secondo
volume, nel 2011, il «capitolo » non c’era perché già si era sviluppato
nel proposito di scrivere «un piccolo fascicolo, se per questo mi sarà
ancora data la forza». E ora Benedetto XVI ha completato l’opera, nel
corso di tre estati a Castel Gandolfo la prima stesura, come d’abitudine
a matita, nella sua grafia minuta, è cresciuta in un manoscritto fitto
di oltre cento pagine e il fascicoletto è diventato un libro, il più
atteso: Die Kindheitsgeschichten, l’opera di Joseph Ratzinger
sull’infanzia di Gesù.
Il libro uscirà in Italia da Rizzoli, in coedizione con la Libreria
Editrice Vaticana, prima di Natale. «Non si tratta di un terzo volume,
ma di una specie di piccola "sala d’ingresso" ai due precedenti volumi
sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret», scrive il Papa nella
premessa. Lo stesso stile che aveva stupito molti quando annotò,
nell’introduzione al primo volume: «Questo libro non è in alcun modo un
atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca
personale del "volto del Signore". Perciò ognuno è libero di
contraddirmi».
Come nelle due parti precedenti, il testo che completa la trilogia è
firmato Joseph Ratzinger prima che Benedetto XVI. Il grande teologo ha
iniziato a scrivere la sua opera su Gesù due anni prima d’essere eletto
al conclave, nell’estate del 2003, come il compimento di decenni di
studi e di ricerca personale, «vi sono giunto dopo un lungo cammino
interiore», e insieme l’espressione di un’urgenza: la percezione di «una
situazione drammatica per la fede », l’idea che nella stessa «coscienza
comune della cristianità», con il procedere delle ricerche
storico-critiche, la figura di Gesù fosse diventata «sempre più
nebulosa», un volto dai tratti indefiniti, fino all’impressione diffusa
che «comunque sappiamo ben poco di certo su Gesù», il Gesù «storico», e
che «solo in seguito la fede nella sua divinità abbia plasmato la sua
immagine». E invece no, «io ho fiducia nei Vangeli», spiegava Ratzinger:
«Questo libro non è stato scritto contro la moderna esegesi... Io ho
solo cercato, al di là della mera interpretazione storico-critica, di
applicare i nuovi criteri metodologici, che ci consentono una
interpretazione propriamente teologica della Bibbia e che però
richiedono la fede, senza con ciò voler e poter per nulla rinunciare
alla serietà storica».
La cosa interessante è che L’infanzia di Gesù sviluppa il discorso e in
un certo senso va oltre. L’esegesi storica, lo sguardo della fede. E
qualcosa che ha a che fare con l’«antica tradizione della Lectio divina»
già raccomandata da Benedetto XVI, la lettura dei testi sacri
accompagnata dalla preghiera che «realizza un colloquio intimo con Dio»,
rende il testo attuale qui ed ora. I Vangeli dell’infanzia parlano
dell’Incarnazione di Dio, e Benedetto XVI scrive nel libro: «È vero ciò
che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo lo fa?».
La storia e l’oggi si intrecciano. «Gesù è nato in un’epoca
determinabile con precisione. All’inizio dell’attività pubblica di Gesù,
Luca offre ancora una volta una datazione dettagliata e accurata di quel
momento storico: è il quindicesimo anno dell’impero di Tiberio Cesare;
vengono inoltre menzionati il governatore romano di quell’anno e i
tetrarchi della Galilea, dell’Iturea e della Traconìtide, come anche
dell’Abilene, e poi i capi dei sacerdoti», si legge.
Insomma, «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell’imprecisato "una
volta" del mito. Egli appartiene ad un tempo esattamente databile e ad
un ambiente geografico esattamente indicato: l’universale e il concreto
si toccano a vicenda. In Lui, il Logos, la Ragione creatrice di tutte le
cose, è entrato nel mondo. Il Logos eterno si è fatto uomo, e di questo
fa parte il contesto di luogo e tempo.
La fede è legata a questa realtà concreta, anche se poi, in virtù della
Risurrezione, lo spazio temporale e geografico viene superato e il
"precedere in Galilea" da parte del Signore introduce nella vastità
aperta dell’intera umanità». Chiarito questo, nell’esegesi del testo
evangelico «la domanda circa il rapporto del passato col presente fa
immancabilmente parte della nostra interpretazione».
Quattro capitoli dei Vangeli, due di Matteo e due di Luca, 180 versetti
in tutto. Eppure la vita del piccolo, dall’annuncio dell’angelo a Maria
al Gesù dodicenne «seduto in mezzo ai dottori » nel tempio, ha ispirato
innumerevoli opere ed è un tema assai delicato.
Un grande studioso come il cardinale Gianfranco Ravasi ricordava che
«l’ultimo libro ad essere messo all’Indice, prima dell’abolizione di
questa prassi, fu una Vie de Jésus (1959) di un noto biblista francese,
Jean Steinmann, a causa del capitolo dedicato ai Vangeli dell’infanzia
». Perché «l’origine di Gesù è avvolta nel mistero», scriveva lo stesso
Ratzinger nella sua celebre Introduzione al Cristianesimo: «Questa
provenienza di Gesù dal mistero di Dio, "che nessuno conosce", ci viene
descritta dai cosiddetti racconti dell’infanzia non allo scopo di
svelarne il retroscena ma precisamente per confermarne la misteriosità».
La stessa nascita di Gesù dalla Vergine, osservava, «è sempre stata una
spina nell’occhio per gli illuminati d’ogni genere». Una nascita che già
allora, nel 1967, Ratzinger distingueva radicalmente dai «miti» diffusi
nel mondo della «nascita miracolosa di un bimbo redentore», perché «la
concezione di Gesù è una nuova creazione, non una generazione da parte
di Dio» e non ha nulla a che fare col «mito pagano del semidio generato
dalla divinità»: Dio non è il padre «biologico» di Gesù, che è invece
«integralmente Dio e integralmente uomo», tanto che «la dottrina
affermante la divinità di Gesù non verrebbe minimamente inficiata,
quand’anche Gesù fosse nato da un normale matrimonio umano». Ora la
riflessione di Benedetto XVI, con quella semplicità che è il traguardo
dello spirito e della cultura, accompagna i racconti di Marco e di Luca.
Ne L’infanzia di Gesù, ad esempio, si sofferma sull’immagine di Maria
che avvolge in fasce il bimbo neonato: «Il bimbo strettamente avvolto
nelle fasce appare come un rimando anticipato all’ora della sua morte:
Egli è fin dall’inizio l’Immolato...».
Il libro è atteso in tutto il mondo. Alla Buchmesse che apre oggi a
Francoforte si definiranno le trattative con editori di 32 Paesi per le
traduzioni in venti lingue. L’opera su Gesù Bambino richiama
all’essenziale. «In autunno si cercava nei campi il lattughino
selvatico; sui prati intorno al Salzach trovavamo, sotto la guida della
mamma, diverse cose utili per il presepe, a noi tanto caro», scriveva
Ratzinger nella sua autobiografia. Monsignor Georg Ratzinger ha
raccontato che a Natale, nella sala da pranzo dell’Appartamento
pontificio, il fratello minore sistema il presepe con «un bellissimo
paesaggio collinoso» fatto dei sassi che a Natale avevano raccolto da
piccoli sul greto del fiume. Superati gli 85 anni, il Papa conclude
un’opera che riassume il senso di una vita, come nel Salmo 27 che ha
voluto come esergo al primo volume: «Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto». Gian Guido Vecchi
CORRIERE DELLA SERA,
10-10-12
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