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IL CAVALIERE E’ NUDO

DI FILIPPO CECCARELLI
La pelle irrimediabilmente livida, lo sguardo fisso, incattivito, la
palpebra sinistra ferma, i gesti delle mani eccessivi e fuori tempo
rispetto alle spalle immobili. Ma conviene a Silvio Berlusconi mostrarsi
ancora al pubblico come lo si è visto in questi ultimi giorni?
Consummatum est. Al netto delle contraddizioni politiche, nelle ultime
immagini provenienti da villa Gernetto il terribile mascherone del
Cavaliere si accompagnava a un respiro a tratti pesante e affaticato, un
soffio come di tensione e d’affanno, un ansimo tanto più percepibile,
quanto più risuonava proiettandosi su quel fondale incredibilmente
fastoso di fregi d’oro, legni pregiati e broccati rossi; là dove, avendo
al fianco il suo avvocato Ghedini, Berlusconi, ormai condannato, ha
detto più o meno il contrario di quanto appena due giorni prima aveva
solennemente pronunciato dalla consueta scrivania, con la bandiera
europea al fianco e il solito panneggio di tende alle spalle, nel mentre
si congedava dalla politica, addio addio, e incoraggiava il governo
Monti, “espressione di un paese che non ha mai voluto partecipare alla
caccia alle streghe”. Seminuova era la penna che l’ex premier teneva in
mano, vecchio accorgimento suggerito a ogni novizio per mantenere un
baricentro dinanzi alle telecamere. E già in questo penultimo video, che
subito nel sito di comunicazione politica internazionale Nomfup figurava
appaiato all’addio di Mubarak, era visibile l’esaurimento definitivo
della spontaneità e dell’energia mediatica berlusconiana. Virtù un tempo
prodigiose e ora ridotte da fare pena, come un po’ di telegenica pietà
suscitava il loro invecchiato ex depositario che leggeva quel testo sul
gobbo, ormai del tutto incapace di “simulare di non recitare”, come si
dice nel gergo a doppio fondo degli spin-doctor e degli studiosi
dell’eterna propaganda.
Hanno forse fatto il loro tempo anche i consiglieri del Cavaliere che
l’altra sera, dopo la sentenza, di nuovo l’hanno spedito a contraddirsi
per oltre un’ora in quella sala addobbata come una chiesa davanti a un
nugolo di ex ministri e ministre plaudenti. Scenario a suo modo reso
ancora più pazzesco dall’enorme riproduzione di quella “Scuola di Atene”
di Raffaello che invano a suo tempo cercò di dar lustro al programma “Ci
manca anche Sgarbi”, su Raiuno, sospeso dopo la prima puntata, per la
gloria del riciclaggio d’icone e della loro recidiva inutilizzabilità.
Detta in maniera evasiva “Viale del tramonto” non è solo un capolavoro
di Billy Wilder (1950), ma il crudele oscurarsi di un fenomeno di
persuasione collettiva che ha mutato in Italia l’arte del potere. Detta
in termini brutali, Berlusconi assomiglia sempre più a un pupazzo
arancione che si ostina a mettere in scena la propria consumazione. E
colpisce che l’altra sera, riferendosi alle risatine di Sarkozy e
Merkel, egli abbia definito quelle risatine “una iniziativa di
deterioramento della mia immagine”. Colpisce perché, senza considerare
il ruolo dei due leader europei (i quali secondo una ricostruzione del
Wall Street Journal ridevano perché reduci di un incontro in cui
l’allora presidente italiano si era appisolato), quel “deterioramento”
sembra piuttosto l’esito inevitabile, ma anche il contrappasso, la
nemesi, di un lungo percorso cominciato proprio quando Berlusconi,
l’uomo nuovo, si è gettato nel mercato dei corpi, dei sogni e delle
visioni a distanza proponendosi come un prodotto, risucchiando l’aura
dei divi, la vitalità delle merci e l’euforia degli spettacoli.
Viene da chiedersi se, costretto com’è a smentirsi nell’arco ormai di un
paio di giorni – lascio, non lascio, Monti va bene, ma ora gli tolgo la
fiducia – egli si renda conto che il redde rationem si coglie da prima
di tutto da quell’aria inasprita, si vede dal suo aspetto ogni volta più
terreo, si sente amplificato in quel respiro che si spezza e rende la
sua voce meno suadente, più stanca e infelice. Fin troppo in fondo è
durato l’incantesimo. Poi, come ogni oggetto di consumo, il Cavaliere ha
dismesso attenzione, fiducia, consenso, ha deluso per primi i suoi
fedeli e adesso sta per finire macinato nel frenetico ciclo della
produzione-consumo. Di questo processo, che controversi pensatori hanno
designato “finish”, gli ultimi video sono l’impietosa testimonianza.
Utilizzata dal suo signore come mezzo di consacrazione, la tv si rivolta
contro di lui dissacrandolo, mettendone a nudo la condizione fisica di
estrema debolezza. Il Tempo, quello stesso che Berlusconi aveva
raffigurato nel quadro alle spalle nella sala stampa di Palazzo Chigi,
si vendica di chi ha cercato di ingannarlo, la chirurgia estetica
presenta il conto, gli ingegni e i trucchi di scena si rovesciano nel
loro contrario. Uno spettacolo brutto e anche un po’ triste a vedersi.
Ma forse proprio per questo uno spettacolo istruttivo.
LA REPUBBLICA,
29-10-12
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