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La disperazione fa più danni degli spread

di Attilio Geroni
Verde non è sempre il colore della speranza. Non per Angela Merkel nel
giorno della visita-lampo ad Atene, città che l'ha accolta con rabbia,
violenza e proteste perché i cittadini greci vedono nella sua
espressione rigida il volto dell'austerità.
Verde, ieri, era il colore della sua giacca, la stessa indossata in
giugno a Danzica quando la nazionale di calcio tedesca travolse quella
greca per 4 a 2. Una gaffe madornale del protocollo in un giorno
importante per la Germania e importante per la Grecia. È dal 2007 che la
cancelliera non si recava ad Atene. Da allora a oggi la sua immagine
agli occhi dell'opinione pubblica ellenica si è deteriorata fino a
rappresentare il simbolo di un'Europa lontana, prigioniera di egoismi
nazionali, tecnocratica.
Quanto è accaduto ieri nella capitale greca - da un lato le parole
concilianti, ma prive di sostanza, della politica; dall'altro una
coreografia di scontri, lacrimogeni e slogan anti-tedeschi - misura
esattamente questa distanza. L'incontro tra Angela Merkel e Antonis
Samaras, per usare il linguaggio caro alle cancellerie, è stato
sicuramente «costruttivo». Nessun regalo, nessuna concessione di
sostanza da parte di Berlino, ma non era questo che ci si poteva
aspettare.
La Merkel ha usato parole concilianti, elogiato gli sforzi del nuovo
governo, promesso vagamente che la Germania starà al fianco della Grecia
e che se si prosegue sulla strada delle riforme ci sarà una luce in
fondo al tunnel. L'importanza politica non si discute ed è difficile
immaginare che dopo questa visita ufficiale Berlino abbandoni un Paese
che quasi certamente non rispetterà la tabella di marcia di riduzione
del deficit concordata con la troika.
Il problema sta nella percezione della realtà. Dove il reale - per la
Grecia, ma anche per la Spagna e altri Paesi alle prese con piani di
consolidamento fiscale galoppante - è fatta di crollo della produzione,
impennata della disoccupazione, disperazione e disgregazione sociale. È
triste dover constatare che ormai non si parla più (tanto) di Grexit e
che le banche d'investimento non si esercitano più a calcolare le
probabilità di un abbandono dell'euro da parte della Grecia solo perché
si è deciso che tenerla a bordo sarebbe stato il male minore.
Ancor più triste dover constatare che la migliore garanzia del
salvataggio di Atene sia oggi il calcolo politico di Angela Merkel,
desiderosa di farsi rieleggere per la terza volta alle parlamentari del
settembre 2013. Il popolo greco, nelle strade e nelle piazze della
capitale, ha espresso disillusione e disgusto probabilmente anche per
questi calcoli. Di recente la Kanzlerin è apparsa in pubblico al fianco
di Helmut Kohl. Ha bisogno di un testimonial d'eccezione per convincere
nuovamente i tedeschi a sposare la causa dell'integrazione europea.
Cammina su una corda tesa, è vero. Ma il suo europeismo pragmatico,
lontano anni luce dalla foga romantica del suo mentore, non colmerà mai
la distanza tra cittadini e istituzioni Ue che la crisi ha trasformato
in abisso. Das Mädchen, la ragazza, come la chiamava Kohl, deve cambiare
passo (e possibilmente anche giacca).
IL SOLE 24 ORE,
10-10-12
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