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OK, MA LO SPREAD E' GIUSTO?

di Riccardo Ruggeri
Non per lamentarsi, ma fare il giornalista, oggi, è difficile. Un
esempio. Anche noi ci abbiamo messo tempo e fatica per capire cosa fosse
effettivamente lo spread, poi, almeno io, l'ho capito così: un
indicatore che dovrebbe segnalare la febbre di un malato, secondo degli
infermieri che si spacciano per primari. Nel 2008 lo spread era 37
(curioso) e tale rimase per tre anni. Nella tarda estate del 2011
comincia a salire in modo folle, supera i 500. Le analisi degli esperti
sono concordi: colpa di Berlusconi.
I più preparati di noi, professori, economisti, Nobel, lo confermano,
colpa sua, alcuni valutano persino il differenziale negativo di
Berlusconi (300). Se ne convince anche Berlusconi, si dimette:
sberleffi, monetine, verdurine. Nella scelta del sostituto siamo
geniali, un uomo dal curriculum perfetto, inserito in tutti i circoli
che contano, anche i più esclusivi e misteriosi, da Davos a Bilderberg,
il grande Bill Gates lo teme, quelli del G6 lo rispettano, di
Goldman&Sachs, pericolo pubblico numero uno per noi cittadini onesti, sa
tutto, essendone stato alto dirigente (bene!). Si mette al lavoro, ci
tosa (sorry) con eleganza inglese, noi sempre più poveri ma rabboniti ci
dimentichiamo delle spread tanto, pensiamo, con lui scenderà a
precipizio.
I compiti a casa li abbiamo fatti con diligenza, in bella calligrafia
(«corsivo classico italiano inclinato a destra»), i grembiulini sono
lisi ma lindi, tutti si complimentano col nostro maestro, persino la
preside tedesca. Dopo 10 mesi però lo spread è sempre uguale ad allora,
che fare? Lo confesso, un'idea io l'avevo avuta, trattandosi di una
furbata l'avevo espressa solo in famiglia: «Visto che le più grandi
Banche del mondo si sono accordate per manipolare il «Libor» (Banca
d'Inghilterra e Ministero Tesoro Usa sapevano, ma tacquero), perché noi
non manipoliamo lo spread? Giustificazione morale: vogliono che si
somigli a loro, loro lo fanno, facciamolo anche noi».
Ieri, una grande soddisfazione, la Banca d'Italia, ha sentenziato: «Lo
spread giusto è 200». I nostri sacrifici hanno pagato, ora si tratta
solo di informare quelli all'estero (mi raccomando, fluently english )
che ancora non lo sanno: si scrive spread di mercato, ma si legge spread
giusto. O sarà viceversa?
editore@grantorinolibri.it
ITALIA OGGI, 07-09-12
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