|
NOVITÀ EDITORIALI
Niente lacrime per la signorina Olga
Elda Lanza, scrittrice e giornalista di
costume, ricordata spesso per essere la prima presentatrice della tv
italiana, si misura oggi con un genere letterario per lei nuovo: il
giallo

di Clap
Il tuo nuovo romanzo questa volta è giallo: come mai?
“Bella domanda. Vorrei avere una risposta pronta, ma
mi manca. Credo che se chiedessimo a dieci autori diversi come nascono i
loro romanzi, otterremmo dieci risposte differenti. Ognuno ha un proprio
metodo, e non sono neppure sicura che tutti i romanzi dello stesso
autore nascano allo stesso modo.
Quando ero giornalista e mi capitava di intervistare
alcuni scrittori, mi innamoravo del modo in cui interpretavano il loro
ruolo. Moravia scriveva metodicamente dalle ore alle ore di ogni giorno.
Jean Genet si alzava di notte, furiosamente, per inseguire un’idea. Jean
Paul Sarte scriveva su tutto quello che trovava, spesso al bar, tra un
caffè e il fumo di sigarette atroci.
I miei romanzi, tutti, cominciano dal titolo. La
trama arriva dopo.
Niente lacrime per la signorina
Olga in origine era semplicemente La signorina Olga; devo la
correzione, che ha dato più carattere e consistenza al titolo, a Maria
Grazia Mizzitelli, direttore di Salani, il mio editore. Prima era
soltanto un titolo da dove cominciare a scrivere; ora è un titolo da
dove cominciare a leggere”.
Perché la
signorina Olga? Chi era?
“È il titolo di una novella di Pirandello che avevo
letto a mia nonna quando eravamo sfollate insieme, durante la guerra.
Un giorno di quattro anni fa, verso maggio, ero a
Mentone nella casa che un’amica mi aveva offerto per una breve
vacanza. Suo figlio Stefano mi aveva regalato il primo computer
portatile della mia vita. Ero sola e avevo tutto. Una splendida casa, il
mare davanti agli occhi, quel giocattolo nuovo da scoprire.
Fu guardando quel mare, in un momento di ozio
profondo, che dopo tanti anni trascorsi a fare altro, per la prima volta
mi è arrivato al cervello e mio malgrado quel titolo:
La signorina Olga. Slegato completamente
dalla novella, che infatti non ricordo, e da Pirandello. Il legame l’ho
riscoperto più tardi, su internet, consultando il titolo. Non c’era una
sola ragione al mondo perché ripensassi a quel titolo dopo oltre
sessant’anni.
Se vogliamo, il primo Giallo comincia da qui.
A Mentone la signorina Olga mi apparve come un essere
reale, una strana e stravagante signorina di ottantadue anni che non ha
mai permesso a nessuno di chiamarla “signora” e alla quale piaceva il
vino buono e la pittura. Da quel momento la signorina Olga ha
cominciato a raccontarmi la sua storia.
Non avevo mai scritto un romanzo giallo. Potevo
cominciare. Ma se la signorina Olga sarebbe stata la vittima – non svelo
niente, perché viene trovata morta a pagina due del romanzo – dovevo
trovare un protagonista che si assumesse il ruolo di narratore della
storia e di quelle che sarebbero seguite.
Il mio protagonista si chiama Max Gilardi. Nel
primo romanzo è un avvocato prestato alla polizia: in
Nessuno piange per la signorina Olga è
infatti il commissario, un po’ fuori dagli schemi classici, che
risolverà quasi suo malgrado il caso di quella morte e di altri imbrogli
che coinvolgono gli inquilini di un caseggiato con mansarda all’estrema
periferia di Milano, verso la campagna.
Max Gilardi ha oltre quarant’anni, è napoletano,
scapolo, alto un metro e novanta, campione universitario di nuoto, acuto
osservatore e un po’ imbroglione. Ha gli occhi azzurri.
Non c’è autore che non si innamori un po’ dei suoi
protagonisti, non faccio eccezione. Il mio Max Gilardi è senza dubbio il
personaggio sul quale ho lavorato di più. Ho cercato di immedesimarmi in
lui, nei suoi metodi, nelle sue sensazioni. Ho amato e sofferto con lui.
È la sua storia, quella che racconto. Soltanto per puro incidente, nel
primo romanzo, è anche la storia di questa stravagante signorina
Olga.
Il mio commissario, che nel secondo romanzo (ora sto
ultimando il quarto) ritornerà a fare l’avvocato a Napoli, non somiglia
a nessun commissario della letteratura e del cinema che io conosca.
Non è un filosofo come il mio adorato Maigret, non è
un furbo matricolato e divertente come l’eclettico Montalbano. È un uomo
bello, solo, triste, scaltro e coraggioso: che si riconosce in quello
che fa.
Fatte le debite differenze e prese le naturali
distanze, come accade spesso nei complicati rapporti tra scrittore
e protagonista, Max Gilardi un po’ somiglia a me.
Io sono più bassa di statura e ho gli occhi verdi”.
Niente lacrime per la signorina Olga
di Elda Lanza
Salani Editore, 2012
14-09-12
|