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L'ingordigia dei mediocri

DI GIAN ANTONIO STELLA
Chi la eccita, l'antipolitica? Questa è la domanda che devono porsi
quanti portano la responsabilità di avere selezionato una classe
dirigente nazionale, regionale e locale che magari è fatta anche di
tante persone perbene ma certo trabocca di figuri impresentabili. Figuri
troppo spesso selezionati proprio per questo: perché ambiziosi,
mediocri, ingordi, disposti a tutto.
Lo disse anni fa Giuliano Ferrara in un dibattito con Piercamillo Davigo:
«Devi essere ricattabile, per fare politica. Devi stare dentro un
sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere
compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui
si selezionano le classi dirigenti». Una diagnosi tecnica, non
«moralista». Ma dura. E destinata a trovare giorno dopo giorno,
purtroppo, nuove conferme.
Ci è stato spiegato, per anni, che i controlli erano inutili, che
facevano perdere tempo, che ostacolavano l'efficienza e la rapidità
delle scelte. Ci è stato detto che bastavano i controlli «dopo». Magari
a campione. Magari a sorteggio. Magari con un progressivo svuotamento
delle pene perché ci sarebbe stata comunque «la sanzione politica,
morale, elettorale». I risultati sono lì, sotto gli occhi di tutti. E
ricordare ai cittadini che devono «avere fiducia nella politica» è solo
uno stanco esercizio retorico. Solo la politica può salvare la politica.
Cambiando tutto, però.
Carlo Taormina, che è stato deputato e sottosegretario (sia pure part
time col mestiere di avvocato) dice che la Regione Lazio «è un porcile».
Alla larga dal qualunquismo. È vero però che mentre nel cuore dello
Stato, da anni sotto i riflettori delle polemiche sui costi della
politica, qualcosa ha cominciato lentamente a cambiare, in tante Regioni
e non solo nel Lazio (troppo comodo, scaricare tutto lì...) troppa gente
ha pensato di essere al riparo dalle ondate, fluttuanti, d'indignazione
popolare. Come se tutto, crisi o non crisi, potesse continuare come
prima.
I cittadini sono sconcertati dai casi trasversali di malaffare? Ogni
indagato resta sempre inchiodato lì, senza mollare l'osso mai. Si
chiedono perché spendere 36 milioni di euro per l'aeroporto di Aosta? I
lavori vanno avanti, anche se non decolla un volo e forse mai decollerà.
Non capiscono perché il Molise abbia lo sproposito di 30 deputati
regionali divisi in 17 gruppi di cui 10 monogruppi? Dopo le elezioni
potrebbe averne 32. Sono furibondi con le dinastie politiche ereditarie
tipo quella di Bossi? Sparito il Trota e messo in ombra il figlio di Di
Pietro, entra «Toti» Lombardo, candidato alle prossime regionali
siciliane dal papà Raffaele che l'altra volta aveva piazzato il
fratello.
Per non dire della Calabria. Dove, mentre i disoccupati si arrampicano
sui tralicci, sono stati appena spesi 140 mila euro per un libretto dal
titolo «Il senso delle scelte compiute» che osanna in 65 foto e 125
pagine estasiate il presidente del consiglio regionale Franco Talarico.
Il quale ha in dote spese di rappresentanza per 700 mila euro, sei volte
più dell'intera assemblea dell'Emilia Romagna, che ha il doppio di
abitanti e il quadruplo del Pil.
Per questo sono in tanti ad assistere con apprensione allo scandalo che
squassa la Regione Lazio. Perché, sotto le sue macerie di centurioni,
Batman, bulli e balli mascherati con scrofe e maiali, potrebbero restare
sepolte anche le stizzite rivendicazioni di autonomia di tante Regioni
amministrate in questi anni in modo sconcertante. Che potrebbero,
finalmente, essere chiamate a rispondere dei conti.
CORRIERE DELLA SERA, 21-09-12
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