DETACHMENT – IL DISTACCO





di
Rebecca Stentella Lopes



È il liceo di una periferia Statunitense senza nome a fornire la scenografia e il substrato da cui si genera la vicenda di "Detachment" - "Il distacco" di Tony Kaye. Una periferia che non ha bisogno di coordinate geografiche per lasciarsi identificare, fin dalle prime battute, come luogo della violenza.

Attraverso le voci grottesche, frustrate e più pienamente tragiche dei professori - che si alternano, in apertura del film, in una sequenza di primi piani documentaristici - il regista fotografa un mondo in cui la povertà mantiene un volto duro. Una comunità della violenza in cui la mancanza di cultura è adesione irriflessa a un modello culturale dominante che trasforma l'uomo in merce; in cui i genitori, ingranaggi inconsapevoli di un meccanismo sociale perverso, diventano carnefici dei propri figli e in cui gli adolescenti trovano nella violenza stessa l'unico modo di gridare sé stessi nel vuoto disperato e disperante che assaporano ogni giorno, l'unico mezzo per sentire la vita superando il "distacco" inumano di cui appaiono capaci.

 

È in questo crocevia di storie dissestate che si inserisce il personaggio di Henry Barthes (Adrien Brody), insegnante di letteratura, supplente per scelta: per offrire una via di fuga sfuggendo al coinvolgimento emotivo che i destini adolescenziali sanno creare. Supplente, e non professore, per riuscire a mantenere un “distacco” che stavolta è esigenza e progetto di rimanere lucidi di fronte al caos del mondo esterno.

Unica voce fuori dal coro, Barthes conosce il male di vivere e di convivere con un vuoto che divora e inaridisce il tempo - a sei anni, forse sette, non può ricordarlo esattamente, ha trovato il corpo esanime della propria madre, una madre che ha rifiutato la vita - ma in lui il logorio quotidiano non spegne l'essere umano.

In Henry si è compiuto il miracolo che trasforma l'abisso del dolore in consapevolezza dell'altro, capacità di leggere la disperazione che muove un gesto di rabbia, di rispondere alla violenza senza violenza:

"non è indispensabile essere forti, sai? ...quello che conta davvero è che molte persone mancano di consapevolezza...è fondamentale che tu lo tenga ben presente Meredith, perché ne incontrerai sempre...a qualsiasi età..."

 

Il Professor Henry Barthes si innesta nel tessuto scolastico come un ingrediente nuovo, generatore di dinamiche impreviste. Egli spezza il circolo, apre una breccia che lascia intravedere la possibilità di costruire una vita altra dal dolore.

Attraverso di lui per la prima volta, Meredith, studentessa isolata ma dotata di grande sensibilità per la fotografia, ed Erika, prostituta bambina, conoscono il valore salvifico dei legami.

 

Ma proprio quando, nel fracasso assordante della solitudine, comincia a prendere forma l'immagine sfocata di una pace silenziosa, fatta di rispetto per l'essere umano, il progetto di Mr Barthes crolla nel cumulo di macerie e carta che riempie l’ultima scena del film.

Il distacco non salva il protagonista dal dolore per il suicidio di Meredith, che, abbagliata da una dolcezza sconosciuta, ha creduto di vedere nel legame con il professore la sua unica possibilità di essere amata.

Solo di fronte a un male da cui non può difendersi, Barthes scopre di non essere nulla.

 

Chiude il film l'immagine di un abbraccio, quello tra Henry ed Erika, che non sa di trionfo del bene, né di lieto fine, quanto piuttosto di resa di fronte ad un male che non può essere schivato, davanti al quale non resta che stringersi in un'unione solida quanto disarmata.

 

Detachment è un film crudo, in cui si racconta una durezza che non conosce redenzione e non lascia spazio alla retorica né al pietismo. Kaye sfrutta a pieno le potenzialità espressive dell'immagine raccontando un'incapacità o una non volontà di sentire, attraverso la pulizia asettica e l'ordine irreale di ambienti scolastici e casalinghi bianchi e neri. La vicenda è continuamente interrotta da brevi monologhi - primi piani dalle tinte scure, rosse e nere - in cui il protagonista dà voce ai propri tormenti, presenti e passati. La pellicola scorre nel continuo alternarsi di una superficie immobile e inumana e del caos che questa sottintende.

 

È un film essenziale, che riesce a dire la solitudine diventata violenza in bambini già adulti e la sorda incoscienza di adulti ancora bambini, senza concedere nulla alle necessità romanzesche.

"Detachment", "Distacco" quindi in una molteplicità di sensi: sordità di chi fa il male; insensibilità apparente di chi di quel male si nutre; unico mezzo per interagire con un mondo troppo carico di disperazione.

 

                              

“Il distacco”  di Tony Kaye, con Adrien Brody, James Caan, Lucy Liu, Bryan Cranston, 2011

                                              

                                                                                                                                           


26-09-12