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ROTTURA TOTALE
Giuste o sbagliate le regole ci sono e vanno rispettate
 
Giancarlo Abete
Andrea Agnelli
DI RUGGIERO PALOMBO
Anziché portare consiglio, la notte scatena venti di tempesta. Il caso
Conte diventa terreno di scontro tra Andrea Agnelli e Giancarlo Abete,
al punto che il mancato ri-patteggiamento (e pensare che tra domanda e
offerta alla fine c’era un solo mese di distanza) scivola in secondo
piano insieme al successivo processo e alla richiesta di Palazzi.
Quindici mesi di squalifica per il tecnico: un bel salto quintuplo, sia
pure tecnicamente ineccepibile, rispetto all’iniziale ipotesi di accordo
ritenuta «non congrua» dalla Disciplinare, che potrà ridimensionarlo. La
scena se la prendono tutta i due contendenti. E’ durissima la
dichiarazione di Agnelli contro la Federcalcio, è altrettanto feroce la
replica di Abete, prologo a un deferimento che si materializzerà nei
prossimi giorni. Questo giornale, che ama il calcio, l’etica sportiva e
il rispetto delle regole, esce assai scoraggiato da una due giorni che
promette di riservarne tanti altri dello stesso tenore. Costretti a
farcene una ragione, non intendiamo tuttavia sottrarci a mettere qualche
necessario punto fermo.
Il processo. Le regole della giustizia sportiva erano e
sono queste. Possono non piacere, possono essere considerate imperfette
se non addirittura obsolete, ma sono state accettate da tutti. E da
tutti, a cominciare da chi è più alto in grado e ha maggiori
responsabilità, vanno rispettate. Un domani potranno pure essere
modificate, ma questo andrà fatto nei modi e nei tempi opportuni. Certo
non nel bel mezzo di un maxiprocesso.
Scommessopoli Questo processo si chiama scommessopoli,
è una cosa enorme sulla quale lavorano fior di Procure della Repubblica
del Paese. Non è un’invenzione dei giornali e tantomeno della Procura
federale, che nel rispetto dei tempi necessariamente rapidi della
giustizia sportiva deve fare, insieme alla Disciplinare e alla Corte di
giustizia federale che verrà, il meglio possibile il più in fretta
possibile. E’ una vicenda che chiama in causa un gran numero di
tesserati e di società, e tra queste non c’è la Juventus, coinvolta
indirettamente solo perché alcuni suoi attuali dipendenti sono al centro
di inchieste e processi relativi a periodi (e a club di appartenenza)
precedenti. Ritenere che tutto questo possa rappresentare una congiura
finalizzata a colpire il club bianconero è semplicemente grottesco.
Agnelli & Abete Inopportuna nella sostanza e nella
forma, la dichiarazione di Agnelli rappresenta l’atto d’amore del
presidente tifoso nei confronti di un tecnico di qualità indiscussa. Ma
se auspicare di vederlo uscire col minor danno possibile dal processo
sportivo era e resta una legittima aspirazione, sposarne a scatola
chiusa l’assoluta illibatezza prematrimoniale potrebbe essere, oltreché
esagerato, anche imprudente. Questo è quanto Abete ha cercato invano di
trasferire ad Agnelli nelle tre telefonate che hanno preceduto e
accompagnato la burrasca. Prudenza, perché non tutte le inchieste delle
Procure della Repubblica si sono esaurite, e pazienza, perché comunque
la giustizia sportiva, patteggiamenti a parte, ha diversi gradi di
giudizio, e l’ultima parola è lontana dall’essere stata ancora scritta.
Petrucci Dopo le dichiarazioni al vetriolo di Agnelli
la nota di Abete, più fredda e ragionata anche se «perfida» in un paio
di passaggi, sancisce una rottura deflagrante. Questa volta il
presidente del Coni Petrucci, che mercoledì da Londra aveva parlato con
Agnelli cercando invano di dissuaderlo dall’alzare i toni, farà fatica a
rimettere insieme i cocci. Che rischiano, purtroppo, di diventare quelli
di tutto il calcio italiano e del prossimo campionato.
LA GAZZETTA DELLO SPORT, 04-08-12
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