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Mario per sempre

DI FILIPPO FACCI
Sempre più Europa e sempre meno Paese, gli editti di Moody's e di Fitch
al posto del pastone politico, lo spread e le borse che ci dicono se
stiamo bene o male (e chissenefrega di come stiamo davvero) e sempre
nuove emergenze che si fanno eterne e che sconsigliano tutte quelle
scartoffie chiamate elezioni e rappresentanza dal basso. L'Euro, poi,
che non si può neanche più discutere (altrimenti scatta la speculazione)
mentre i partiti sono al minimo storico e pensano seriamente di tenersi
Monti in accordo con le banche e soprattutto coi «mercati», che nel
primo articolo della Costituzione hanno sostituito il lavoro. Qualche
illuso beota, intanto, aggiunge che l'unione monetaria dovrebbe farsi
«anche politica» e tutti a rispondere certo, come no. Gli stessi tutti,
subito dopo, tornano a scagliarsi contro la Grecia che sono le canaglie
e i terroni d'Europa: mentre in quell'Ungheria che pure fa parte
dell'Unione Europea - lo notava Michele Serra su Repubblica - il governo
sta facendo a pezzi la democrazia nel silenzio generale. Perché
Bruxelles, vedete, non ingerisce in queste cose: anche se in Italia l'ha
fatto, ha mandato a casa un governo come sappiamo tutti. E per che cosa?
Per vedere la luce in fondo a un tunnel che pare il traforo del San
Gottardo. Per sentirci dire, per la prima volta nella storia
dell'Occidente, che il futuro sarà comunque peggiore del presente.
LIBERO,
23-08-12
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