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Facciamo finta

di Marco Travaglio
Facciamo finta che B. avesse coronato il suo sogno e il nostro incubo:
diventare presidente della Repubblica. E si fosse messo subito
all’opera, trascinando la Procura di Palermo che indaga sulla trattativa
Stato-mafia dinanzi alla Corte costituzionale con un conflitto di
attribuzioni mai visto, dopo aver tentato invano di depotenziare
l’indagine su richiesta di un politico coinvolto. E che subito dopo, per
fare cosa gradita, il Csm avesse avviato una pratica per trasferire il
Pg di Caltanissetta, reo di aver puntato il dito in via D’Amelio,
commemorando Borsellino, contro i politici che trattarono con la mafia.
E che, animata dallo stesso trasporto, la Procura generale della
Cassazione avesse avviato un’azione disciplinare contro il procuratore
di Palermo e contro uno dei pm titolari dell’inchiesta, colpevole di
aver rilasciato addirittura un’intervista per spiegare le scelte
giuridiche della sua Procura. Oggi, nonostante la canicola, avremmo le
piazze giustamente piene di gente che grida all’allarme democratico,
scandendo slogan tipo “giù le mani dalla Procura di Palermo”, “la legge
è uguale per tutti”, “con la mafia non si tratta ”, “processo alla
trattativa, se non ora quando?”, col contorno di titoloni sulla stampa
progressista e sul Tg3, appelli, manifesti, petizioni, raccolte di
firme, catene umane, allarmi di gruppi, associazioni, comitati,
movimenti, intellettuali, giuristi e costituzionalisti democratici, Anm,
reduci della guerra partigiana, sindacalisti e naturalmente politici di
centrosinistra schierati come un sol uomo dalla parte dei pm attaccati
concentricamente da Quirinale, Governo, Consulta, Csm, Procura della
Cassazione e Avvocatura dello Stato. Invece niente: al Quirinale c’è un
altro, dunque tutto tace. L’ordine regna a Varsavia, anzi a Roma.
Facciamo finta che B. fosse ancora al governo e se ne andasse in gita in
Germania a lagnarsi dell’esistenza dei parlamenti nelle democrazie
parlamentari, inutili impacci che impediscono ai governi di fare come
pare a loro. E che giustamente venisse criticato da giornali tedeschi,
politici tedeschi e infine dalla cancelliera tedesca. Oltre alle piazze
piene eccetera, dal Quirinale partirebbe un vibrante e sacrosanto monito
terra-aria sui valori della Costituzione, l’importanza del Parlamento e
la divisione dei poteri, mentre l’incauto premier verrebbe crocifisso da
giuristi, costituzionalisti, sindacalisti, intellettuali, partigiani e
politici di centrosinistra che gli insegnerebbero i fondamentali della
democrazia parlamentare. Invece niente: a Palazzo Chigi c’è un altro,
dunque tutto tace. Anzi, Bersani e Letta jr. attaccano i tedeschi che
osano criticare il Caro Premier, amorevolmente assistiti sulla fu Unità
dal vignettista Staino (“La stampa tedesca contro l’antidemocratico
Monti”. “E chi si credono di essere, Idv e Lega?”). L’ordine regna a
Varsavia, anzi a Roma. Dal Colle intanto partono bordate contro Di
Pietro, che s’è azzardato a rammentare ciò che di Napolitano disse Craxi
al processo Cusani: “Nuovi artifizi provocatori in un crescendo
aggressivo”. Ohibò, ma non fu proprio Napolitano, due anni fa, a
riabilitare Craxi con una lacrimevole lettera alla vedova, in cui
lamentava che l’esule-martire fu trattato dai giudici “con una durezza
senza eguali”? Vuole forse l’esclusiva? O la sua era una riabilitazione
selettiva? Facciamo poi finta che il governo B., tuttora imperversante,
si schierasse con gli avvelenatori assassini dell’Ilva, spalleggiandoli
nella guerra al gip che ha sequestrato gli impianti inquinanti e nelle
pressioni ricattatorie (e per fortuna vane) sui giudici del Riesame
perché annullino l’ordine del gip. Avremmo piazze piene e moniti à gogò.
Invece l’unica piazza piena è quella di Taranto, gremita di lavoratori
costretti da un governo regionale e nazionale imbelli e complici a
scegliere fra la vita e il lavoro. Per il resto, siccome al governo non
c’è B. e nemmeno al Quirinale, tutto tace. E la chiamano ancora
democrazia.
IL FATTO QUOTIDIANO, 08-08-12
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