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Disordine, compagni

di Marco Travaglio
L’elettore del Pd (ce ne sono ancora tanti, anche fra i nostri lettori)
deve avere qualche colpa atavica da espiare, qualche peccato originale
da scontare. Insomma è nato per soffrire, o è votato al martirio. A
novembre stava quasi per esultare alla caduta di B.: “Che bello, ora si
vota e vinciamo noi”. Ma dai vertici fu subito avvertito che non era il
momento di esultare, né tantomeno di votare: siccome B. non aveva più la
maggioranza, bisognava entrare in maggioranza con B.. Però Monti dovrà
ascoltarci, soccmel, urlò Bersani: anticorruzione, antievasione,
patrimoniale, asta per le frequenze tv, politiche sociali, basta bavagli
alla stampa e guerra ai pm. Risultato: niente di tutto questo, perché B.
non vuole. Anzi ora il bavaglio lo chiedono e la guerra ai pm la fanno
Napolitano, Violante e Scalfari. Ma come, i pm di Palermo non erano dei
benemeriti che rischiano la pelle per indagare su mafia, politica e
trattative? Contrordine, compagni. L’elettore del Pd legge Repubblica e
scopre che i pm congiurano contro il Colle, lo intercettano
illegalmente, calpestano le sue prerogative a suon di “abusi” e in
vent’anni non han combinato niente. Legge Violante, e scopre che Ingroia
“fa politica” e dà fiato al “populismo giudiziario” che vuole “abbattere
Napolitano e Monti”. Ma - si domanda disorientato il povero elettore -
non s’era detto, ai tempi del caso Moro e del caso Cirillo, che è una
cosa brutta trattare coi terroristi e i mafiosi? Conserva ancora il
libretto distribuito dall’Unità diretta da D’Alema, grondante
indignazione perché la Dc aveva usato i servizi segreti per trattare con
Cutolo e far liberare Cirillo dalle Br dietro congruo riscatto:
s’intitolava, guarda un po’, “La trattativa”, sottotitolo “L’ordinanza
del giudice Alemi sul caso Cirillo: Brigate rosse, camorra, ministri Dc,
servizi segreti”. Ora apre l’Unità e trova il compagno senatore
Pellegrino che, anziché denunciare la trattativa di “Cosa Nostra,
carabinieri, ministri Dc, servizi segreti”, la giustifica: serviva a
“rallentare temporaneamente l’applicazione della norma (il 41-bis) per
avere tempo di stroncare i corleonesi... Un arretramento tattico che non
intaccava la strategia di fondo, ma era funzionale ad assicurarne il
successo”. E pazienza se intanto, a causa della trattativa, ci han
lasciato la pelle Borsellino, gli uomini della scorta e nel ‘93 una
decina di cittadini inermi a Firenze e Milano. Apre Repubblica, nella
speranza di trovare almeno lì la linea dura, come ai tempi di Moro.
Invece no, sorpresa: “Ci sarebbe da distinguere – scrive Scalfari - tra
trattativa e trattativa. Quando è in corso una guerra la trattativa tra
le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni. Si tratta per
seppellire i morti, per curare i feriti, per scambiare ostaggi”.
L’elettore non vede l’ora di votare per riportare al governo il
centrosinistra, ma gli spiegano che il centrosinistra non si porta più:
l’alleato è Casini, quello che governò con B. fino al 2006 e portò in
Parlamento galantuomini come Cuffaro (infatti si va con lui anche in
Sicilia). Di Pietro invece, non avendo mai governato con B., è un
“populista di destra”, anzi “fascista ”, e non va più bene. Infatti è
l’unico, con Landini, escluso dalla festa Pd, dove però l’elettore può
arraparsi con Fitto, Sallusti, persino Latorre e Menichini. Stremato,
l’elettore domanda sommesso: posso almeno prendere un po’ per il culo il
Cainano, che medita il ritorno con Grande Italia ma ogni tanto si scorda
di asfaltarsi il capino? Eh no: Ezio Mauro, su Repubblica, lo ammonisce
ad abbandonare le “calandrinate” sui “cognomi e i difetti fisici”,
tipiche del “Borghese degli anni più torvi” e della “destra peggiore”,
pena l’esclusione dal “campo democratico”. A questo punto l’elettore
scoppia in lacrime ed esclama: “Ma cosa ho fatto per meritare tutti
questi colpi bassi?”. Ma accanto a lui si rialza implacabile il ditino:
“Bassi non si dice, fascista che non sei altro: al massimo, diversamente
alti”.
IL FATTO QUOTIDIANO,
26-08-12
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