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È UN POVERO CRISTO
NON NE POTEVA PIÙ

DI CLAUDIO PAGLIERI
Federica Pellegrini sogna un anno sabbatico «perché nella vita c’è anche
altro». Tania Cagnotto pensa di smettere perché «la vita delle cinesi io
non la voglio fare». Alex Schwazer chiede di essere squalificato a vita
perché è terrorizzato dalla prospettiva di tornare a marciare: «Odiavo
quello che facevo. Tante volte ho detto che volevo smettere, ma non è
così facile». Quanti di noi, fatte le debite proporzioni, pronunciano
ogni giorno questa frase? La sua giornata è fatta così: cinque ore di
allenamento, tre per mangiare, quindici per dormire perché il recupero,
su queste fatiche, è fondamentale. Ad Alex Schwazer resta un’ora di vita
al giorno, l’ora d’aria del carcerato, e in quell’ora non può neppure
bere una birra con un amico senza sentirsi in colpa. Questa è la realtà
degli atleti di livello olimpico, e non ne esiste un’altra perché la
competizione è troppo alta. Nel mondo ci sono migliaia, milioni di
praticanti, e il tuo talento non basta a fermare l’assalto di quelle
decine e centinaia che davvero non hanno alternative, se non quindici
ore in fabbriche formicaio, due per mangiare, sette di sonno. Ragazzi
deformati dall’esercizio e dalla fatica: le cosce dei ciclisti ricordano
quelle dei polli d’allevamento, le spalle dei nuotatori hanno
protuberanze marziane, le ragazze del sincro il sorriso di plastica e il
trucco che le rende tutte uguali, spersonalizzate. Dietro le medaglie,
le copertine, i soldi (non per tutti) ci sono dolore fisico e
psicologico. Il viso di Schwazer, ieri, era rigato di lacrime ma sereno,
la serenità di un Povero Cristo che ha portato la sua croce sul Golgota
e sa che tra poco tutto sarà finito, e non vede l’ora. Quando tutti
avranno finito di sputargli addosso e di flagellarlo, di crocifiggerlo e
di seppellirlo, potrà sparire alla chetichella dal sepolcro e risorgere,
vivere la vita che sognava:«Avere un lavoro normale, tornare a casa e
trovare la mia fidanzata tutte le sere, non una volta al mese».
09-08-12
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