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IL
MIGLIOR ARTICOLO DI OGGI
UN TRABALLANTE SISTEMA ANFIBIO

di Giovanni Sartori
Quando il presidente Napolitano insediò un governo tecnico (di
tecnici) non era chiaro come quel governo dovesse o potesse governare.
In Italia il solo precedente di un'esperienza analoga è stato il governo
Dini; ma fu un caso molto anomalo. Quel governo fu indicato al
presidente Scalfaro da Berlusconi (quando fu sbalzato di sella a
sorpresa da Bossi), e quindi nacque come un esecutivo implicitamente di
centrodestra; ma poi Berlusconi gli votò quasi subito contro (era alle
prime armi) e la sinistra colse l'occasione per sostenerlo come un
governo, appunto, di sinistra. Dini capì esattamente come questa strana
genesi non impediva a un governo, appunto, tecnico di governare. E nei
limiti di elasticità che la sinistra gli doveva consentire, governò
bene. Resta il fatto che il governo Dini fu un caso a sé che non fa
precedente.
Tornando a noi, Monti si è trovato d'un tratto insediato a palazzo Chigi
per decisione, s'intende, del capo dello Stato, ma anche con il lieto
consenso (sì, credo che fosse lieto) di un Berlusconi che si ritirava
per non dover affrontare una crisi internazionale che capiva di non
avere l'autorità di gestire.
In teoria Monti poteva scegliere di governare, invocando l'emergenza,
per decreto e chiedendo sistematicamente la fiducia, oppure di cercare
di governare in condominio con il Parlamento. Ma di fatto ha man mano
scelto questa seconda via, creando così un sistema anfibio, mezzo carne
e mezzo pesce, mezzo acquatico e mezzo terrestre, che ha finito per
invischiarlo nei giochetti di un Parlamento che si preparava ad
affrontare elezioni particolarmente difficili (per chi vuol restare). Si
è detto che Monti non poteva rischiare un voto di sfiducia, e che questo
spiega il sistema anfibio nel quale si è cacciato. Ma questa spiegazione
non mi convince.
Uno dei ministri del governo Monti, Elsa Fornero, ha più volte
dichiarato che un voto di sfiducia manderebbe tutti a casa. Ma non è
esattamente così. Se Monti venisse sfiduciato, il capo dello Stato
dovrebbe in primo luogo accertare se nell'attuale Parlamento esista la
possibilità di governi alternativi. A me non sembra. Se così, il
presidente Napolitano è tenuto ad incaricare Monti di restare in carica
per il disbrigo degli affari correnti (che, vedi caso, sono e restano
«grandi affari») e per gestire le elezioni. Quindi non è necessariamente
vero che in tal caso la credibilità internazionale del nostro Paese
verrebbe meno. Tantopiù che un Monti che gestisce le elezioni le
potrebbe anche vincere. Ha certo il sostegno nell'elettorato (inclusi
molti dei molti che non voterebbero) per mettere rapidamente assieme -
come fece a suo tempo Berlusconi - un partito di persone nuove e
credibili.
Queste sono soltanto mie congetture. Però è vero che Monti si
indebolisce ogni volta che dichiara che non si ripresenterà alle
prossime elezioni (s'intende come capo del governo, visto che è già
senatore a vita). In politica è spesso sbagliato dichiarare anzitempo
cosa intendiamo fare. Berlusconi insegna: mai scoprire le proprie carte.
CORRIERE DELLA SERA,
26-07-12
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