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Se il dromedario corre come Bolt
Lo studio: tutti i distacchi dei campioni ai Giochi
della natura

di Elena Dusi
TUTTO è relativo. Prendiamo Usain Bolt, l’esemplare più
scattante della specie umana. Messo in pista accanto a un dondolante
dromedario, lo batterebbe solo di un soffio. Un ghepardo nei 9,58
secondi del record farebbe in tempo a completare i 100 metri e tornare
indietro ai blocchi di partenza. E perfino uno struzzo doppierebbe o
quasi l’uomo chiamato “fulmine”.
Nel tempo che Michael Johnson impiegò a correre il suo giro di pista da
record, un levriero ne avrebbe completati due. La sconfitta meno
disonorevole sarebbe forse quella di Javier Sotomayor. Il saltatore
cubano superò l’asticella a 2,4 metri: appena 70 centimetri in meno
rispetto alla medaglia d’oro del regno animale, il canguro.
I nostri campioni dai fisici scolpiti sapranno fare bella figura alle
Olimpiadi di Londra. Ma assai più miseri appaiono i loro risultati nei
grandi Giochi della natura. Una gara “virtuale” fra uomini e animali è
stata allestita da Craig Sharp, che insegna nel serissimo Centre for
sports medicine and human performance della Brunel University a Londra,
ma ama anche divertirsi. Sulla rivista Veterinary Record ha appena
pubblicato uno studio che allarga l’obiettivo dai campioni dei cinque
cerchi a quelli dell’intero mondo animale. Messo nel nuovo contesto,
l’uomo chiamato fulmine, che nel 2009 adottò un cucciolo di ghepardo (il
mammifero più veloce del mondo), suderebbe appunto a battere un
dromedario, mentre il suo contraltare Patrick Makau, detentore del
record mondiale della maratona con 2 ore e 3 minuti, sulla lunga
distanza si dissolverebbe come un miraggio tra le dune, dietro a un
cammello capace di mantenere un’andatura di 16 chilometri all’ora per 18
ore.
L’ultimo esemplare di homo sapiens che osò sfidare un campione della
natura in nome del citius, altius, fortius è stato l’anno scorso Filippo
Magnini. Della sua nuotata perdente contro il delfino si ricordano solo
una frase a effetto («Meglio la mia sirena Federica») e le proteste
degli animalisti. Il velocista americano Shawn Crawford (oro nei 200
metri ad Atene 2004) nel 2003 riuscì a fare ancora peggio, dando prova
di assoluta mancanza di spirito olimpico. Dopo aver battuto una giraffa
(in generale più veloce dell’uomo, ma assai distratta in occasione di
quella gara), venne sconfitto da una zebra. Si arrabbiò tanto per la
falsa partenza dell’avversaria da ottenere la ripetizione della corsa,
solo per essere surclassato anche nella seconda galoppata.
La sfida di Crawford si inseriva del resto in una delle più sgraziate
serie della tv americana, intitolata “Man Vs Beast”, trasmessa dalla Fox
nelle annate 2003 e 2004, acquistata anche in Gran Bretagna e poi
stoppata dalle proteste degli animalisti senza aver lasciato rimpianti.
Oltre alla gara di velocità, il programma prevedeva la sfida tra un uomo
e un orso bruno di 5 quintali sulla quantità di hot dog ingurgitati in
due minuti, la lotta tra un wrestler e un orango, la gara di spinta di
un Dc-10 tra un elefante e 44 nani. “Man Vs Beast” ha finito col
rivelarsi una delle peggiori performance intellettuali, oltre che
sportive, da parte dell’uomo.
Le corse contro cavalli e levrieri sono anche uno degli episodi meno
noti del fine carriera di Jesse Owens. A chi lo criticava per queste
prove più circensi che sportive, il campione rispondeva: «Cose dovrei
fare? Ho vinto quattro medaglie d’oro, ma non le posso certo mangiare».
Per una causa umanitaria invece (sensibilizzare il pubblico sul pericolo
di estinzione dei ghepardi) la star sudafricana del rugby Bryan Habana
sfidò un cucciolo rimasto orfano per colpa dei contrabbandieri.
Nonostante un vantaggio di 30 metri su 100, il campione non entrò mai in
gara contro il felino. La gara fra uomo e animale, d’altronde, ha poco
senso per il semplice motivo che in molte discipline olimpiche è persa
in partenza. «Nelle competizioni puramente fisiche come la corsa, il
salto o il nuoto - scrive Sharp nel suo studio - la nostra specie non ha
proprio nulla da guadagnare dal confronto con gli animali».
L’unica medaglia che l’uomo può sicuramente appendersi al collo è quella
del decathlon. Saremmo infatti perdenti in tutte le singole discipline,
ma siamo l’unica specie capace di dare il meglio di sé in un gran numero
di sport diversi. «Il nostro punto di forza - aggiunge Sharp - è la
polivalenza. Possiamo fare sprint o correre per lunghe distanze,
saltare, nuotare e sollevare pesi». Ed è per questo che le Olimpiadi
umane finiscono con l’essere così appassionanti.
LA REPUBBLICA,
30-07-12
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