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IL
MIGLIOR ARTICOLO DI OGGI
L’illusione dell’effetto Silvio

di Ilvo Diamanti
FRANCAMENTE, me l’aspettavo. Il ritorno di Silvio Berlusconi. E
quando l’ho rivisto sulla scena, auto-ri-candidato, mi è giunta l’eco di
Mogol e Battisti. “Ancora tu? Non dovevamo vederci più?”.
CITAZIONE ironica, perché Berlusconi non se n’è mai andato.
Abbandonare così: non gli è possibile. Non solo perché è “costretto” a
difendersi. Dai magistrati, i nemici di sempre. E di fronte alle minacce
contro i suoi interessi media-televisivi. Non se ne poteva andare così,
soprattutto perché non gli è possibile immaginare la politica italiana —
oltre che il centrodestra — altrimenti. Senza di lui. D’altronde, è
difficile per tutti concepire l’ultimo scorcio della nostra storia.
Senza di lui. Basta scorrere i dati del sondaggio di Demos- Coop per “la
Repubblica delle Idee”. Tra gli avvenimenti che hanno segnato
positivamente l’Italia, negli ultimi trent’anni, il 55% degli
intervistati indica “la fine del governo Berlusconi”. Il 25% “la discesa
in campo del Cavaliere”. Secondo il 33% degli italiani, si tratta degli
avvenimenti che — nel bene e nel male — hanno cambiato maggiormente la
storia del Paese. In particolare, la (prima) discesa in campo.
Berlusconi ha contribuito a scrivere la biografia della Nazione degli
ultimi trent’anni, più di Tangentopoli, dell’immigrazione, della
Padania. In misura minore, solamente, della crisi economica e dell’Euro.
Certo, si tratta di opinioni espresse “oggi”. E, com’è noto, il presente
orienta il nostro sguardo sul passato. Tuttavia nell’autobiografia
collettiva del Paese Berlusconi occupa uno spazio importante. Basti
considerare le classifiche dei personaggi che hanno cambiato l’Italia
negli ultimi trent’anni. Realizzate in base alle opinioni espresse dagli
italiani liberamente, senza liste di nomi preconfezionate. Nel bene come
nel male, al primo posto c’è lui. Con misure ben diverse, certo. Il 13%
degli intervistati indica Berlusconi come uno dei due personaggi che
hanno caratterizzato positivamente la nostra storia recente. (Un punto
in più rispetto al Presidente Napolitano). Mentre sono molto più
numerosi quanti lo considerano l’uomo che ha cambiato “in peggio” il
Paese. Oltre una persona su due. Per la precisione: il 54%. Mentre
Monti, Prodi, Di Pietro, Bossi, perfino Craxi — unico sopravvissuto
della Prima Repubblica, nella memoria — sono al di sotto del 10%.
Berlusconi. Al tempo stesso, il più amato e il più odiato. Della Seconda
Repubblica. Al punto da dilatarla nel tempo. Oltre la caduta del muro di
Berlino. D’altronde, Berlusconi l’ha rimpiazzato con un nuovo muro. Il
muro di Arcore. Tenendo vivo l’Anticomunismo senza il Comunismo. Oggi
Berlusconi conta di risorgere di nuovo. Come dopo la sconfitta del 1996.
Come nel 2006, quando tutti lo davano per finito, per primi i suoi
alleati. E lui trasformò una sconfitta sicura in un quasi-pareggio.
Cioè, viste le previsioni, in un grande successo. Conquistato, di larga
misura, due anni dopo. Come nelle precedenti resurrezioni, Berlusconi
sottolinea la svolta cambiando il nome. Da Forza Italia alla Casa delle
Libertà. E ancora, al Popolo delle Libertà. Domani si vedrà. Non Forza
Italia. Significherebbe un “ritorno alle origini”. Mentre Berlusconi
intende annunciare un “ritorno al futuro”. E poi, FI decreterebbe la
fine senza appello di AN. Potrebbe sollevare ulteriori risentimenti, nel
centrodestra. Berlusconi sceglierà un nome nuovo, che evochi il “suo”
passato ma anche il cambiamento. Utilizzerà, come sempre, le tecniche
del marketing — sondaggi, ricerche di mercato — per testare il marchio
più efficiente. Lo slogan più efficace. Ma alla fine deciderà lui. Come
sempre. Anche per quel che riguarda la squadra. Sceglierà persone fedeli
e “significative”. Che “significhino” la nuova svolta. La fine del
Cavaliere Gaudente. Per questo la Minetti se ne deve andare. Subito. Per
spezzare l’anello di congiunzione con le Olgettine, i Bunga Bunga, Ruby,
Noemi, le Feste di Arcore e Villa Certosa. Una stagione finita.
Berlusconi cercherà di scrivere una nuova “Storia Italiana”. Coerente
con il sentimento del tempo. Sospeso fra paure economiche e insofferenza
politica. Nonostante sia un’impresa impensabile, anche per lui, assumere
un profilo misurato. Da “peccatore pentito”. Berlusconi: cercherà la
sintesi del Grillo-Montismo. Tendenze di successo di questa fase. La
domanda di competenza e di democrazia diretta. Il Tecnico e il Blogger
Predicatore. Berlusconi proverà a mixarli, a intercettarne il segno.
(Una novità che altri soggetti, e non lui, annuncino le novità. E che
lui sia costretto a inseguire.) Una missione complicata. Conquistare la
credibilità dei mercati, il rispetto dei leader internazionali. Per
primi, quelli europei. Che ne temono il ritorno più di molti italiani. E
ancora, andare oltre la sua professionalità. Oggi retrò. Perché lui è il
leader della democrazia mediale. Non digitale. Lui: sa controllare la
televisione. La Rete è estranea alla sua cultura. Perché perfino a
Grillo risulta difficile governarla verticalmente. Personalizzarla. E
poi è troppo diretta. Ve lo immaginate il Cavaliere comunicare in Rete e
dunque “senza rete” con chiunque? Senza “mediazioni”?
Ci proverà, Berlusconi, a risorgere di nuovo. Intanto, ha esibito un
sondaggio. Come nel 2006, quando si affidò all’agenzia americana PSB.
Serve a dire che è ancora competitivo. E tanto più gli altri lo
inseguiranno, con altri sondaggi di segno opposto, tanto più la profezia
demoscopica rischia di avverarsi. Perché la stessa “smentita” del dato
con altri dati appare una conferma (lo osservato Nando Pagnoncelli). E
poi Berlusconi conta sui tradizionali alleati. La memoria corta degli
italiani. La loro indulgenza. (Chi è senza peccato…) La vocazione del
centrosinistra a farsi del male. (Ci sta provando il PD, proprio in
questi giorni.) Dopo il 1996 e il 2006, d’altronde, non sono stati i
leader e gli uomini del centrosinistra a metter fuori gioco Prodi?
Berlusconi ritorna perché non ha e non può avere eredi. Senza di lui
questo centrodestra rischia la dissoluzione. Spolpato da altri soggetti.
Più o meno nuovi. Comunque ostili al Cavaliere. Liste ispirate da Monti
e da Montezemolo. Perfino da Grillo. Berlusconi ritorna per auto-
difesa. Ma soprattutto perché non riesce a uscire di scena. Perché la
scena, senza di lui, gli pare impossibile. Perché immagina il futuro
come il passato. Berlusconi, insomma, è prigioniero del proprio passato.
Che però è passato. Il berlusconismo è una storia chiusa, su cui la
crisi degli ultimi anni ha posto la parola fine. Le dimissioni della
Minetti, le strategie di marketing creativo, la nostalgia diffusa in
molti ambienti, perfino nel centrosinistra: non basteranno a riaprirla.
LA REPUBBLICA, 16-07-12
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