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Uomini che non devono chiedere mai

di Marco Travaglio
Da quando abbiamo pubblicato un lungo colloquio con Grillo, riceviamo
lezioni di giornalismo dai migliori servi del regime, tutta gente che
non ha mai fatto una domanda in vita sua o, se gliene scappava una,
correva a chiedere il permesso a Berlusconi o a Bisignani. Alcuni ci
spiegano che le domande erano sbagliate, senza peraltro suggerirci
quelle giuste; altri addirittura confondono l’intervista a Grillo con
l’iscrizione del Fatto al movimento 5 Stelle. Come dire che, se un
giornale intervista B. (non vediamo l’ora di farlo), diventa l’house
organ di B. Premesso che siamo orgogliosi di quel colloquio e
dell’invidia che ha suscitato in chi vorrebbe ma non può, è ovvio che la
cattiveria di un’intervista è direttamente proporzionale alla negatività
del personaggio intervistato. Se e quando Grillo sarà coinvolto in
qualche scandalo o vicenda tangentizia o mafiosa, ne daremo e gliene
chiederemo conto con più cattiveria di quella che riserveremmo ai
politici di professione. Al momento, purtroppo per i servi, non
risultano né scandali né vicende tangentizie o mafiose a carico di
Grillo. Il bello è che la grande e la piccola stampa che dà lezioni a
noi si segnala in questi giorni per l’olimpica distrazione su una
notiziola da niente: le telefonate di Mancino, appena interrogato a
Palermo sulla trattativa Stato-mafia, al consigliere giuridico di
Napolitano e il prodigarsi del consigliere e di Napolitano presso il Pg
della Cassazione per soddisfare le lagnanze di Mancino, subito dopo
indagato per falsa testimonianza.
La notizia l’han data due giorni fa Repubblica e il Corriere (entrambi a
pagina 22: dev’essere quella riservata agli scandali di Stato). Così,
quando abbiamo chiamato il consigliere Loris D’Ambrosio per chiedere
lumi, lo immaginavamo assediato dalle telefonate di tutti i giornali, i
tg e le agenzie. Invece il D’Ambrosio si è molto stupito per le nostre
domande, visto che eravamo gli unici a porgliele. Ieri infatti siamo
usciti in beata solitudine con la sua incredibile intervista, in cui non
solo ammetteva le ripetute lagnanze dell’ormai indagato Mancino, ma si
trincerava dietro l’“immunità presidenziale” su ciò che disse e fece in
seguito Napolitano. Nessun giornale, men che meno quelli che avevano
dato la notizia, ha pensato di disturbare il Quirinale per saperne di
più. La parola “Quirinale”, o “Colle”, viene infatti pronunciata, anzi
sussurrata a mezza voce nelle migliori redazioni con sacro timore, anzi
tremore riverenziale: un po’ come il nome della divinità che, in alcune
religioni, è impronunciabile perché ineffabile. In più il Quirinale, il
Colle, è anche infallibile: ogni monito è un dogma, ogni sospiro un
soffio di Spirito Santo. Se Ipse dixit, o fe c i t , avrà avuto le sue
buone ragioni e non sta ai giornalisti sindacare. Poi arrivano quei
rompiscatole del Fatto , D’Ambrosio risponde e ieri il Quirinale, il
Colle è costretto a sputare il rospo: Napolitano trasmise le lagnanze di
Mancino, ex ministro, ex onorevole, ex presidente del Senato, ex
vicepresidente del Csm, da due anni privato cittadino, al Pg della
Cassazione, titolare dell’azione disciplinare contro i magistrati, per
raccomandare – senz’aver ne alcun titolo, né Napolitano, né il Pg – un
fantomatico “coordinamento ” fra le indagini di Palermo sulla trattativa
e quelle di Caltanissetta su via D’Amelio (fatti diversi, su cui nessuna
delle due procure ha mai sollevato conflitti di competenza).
Dunque d’ora in poi ogni privato cittadino interrogato in procura che
voglia lamentarsi del suo pm potrà comporre l’apposito numero verde del
servizio “Sos Colle”, una sorta di ufficio reclami per sedicenti vittime
della giustizia. Gli risponderà il consigliere D’Ambrosio in persona,
che investirà del caso il Presidente, che attiverà ipso facto il Pg
della Cassazione perché metta in riga il pm incriminato. Pare che
potranno chiamare anche i giornalisti che danno lezioni al Fatto ,
sempreché sappiano cos’è una domanda.
IL FATTO QUOTIDIANO,
17-06-12
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