Se bastassero luce e colori all'immagine di un Paese…




di Agazio Loiero

 

Forse noi italiani non ci rendiamo conto dei privilegi di cui godiamo senza peraltro avere alcun merito particolare. Mi riferisco al favore del clima, alla bellezza del paesaggio, persino alla varietà del colore e della luce che irrompono silenziosamente nella nostra vita, conferendole in certe giornate un fuggevole tocco di felicità. Si tratta di una risorsa inavvertita, che noi consideriamo dovuta, di cui ci rendiamo conto quando azioniamo quell’attitudine elementare della mente che è la capacità di mettere a confronto due elementi. Nel nostro caso due Paesi. Che so, la Gran Bretagna e l’Italia.

Racconto a tale proposito, un episodio che mi è capitato molti anni fa. Da deputato, quando mi sono accorto che il mio inglese, che avevo imparato decentemente da giovane nel mio soggiorno lavorativo in Gran Bretagna, perdeva colpi, ho deciso di prendere lezioni da una professoressa di madrelingua, sposata da molto tempo con un romano. Una signora intelligente ma scorbutica che non lasciava passare una giornata senza dare qualche frecciata all’Italia, ai suoi costumi orientaleggianti, in grande parte veri. Solo che, ricordati da una straniera, finivano per stimolare il mio orgoglio patriottico, controverso come quello di tanti italiani, ma capace talvolta di grandi vampate. Ho trangugiato per qualche giorno le sue lamentele fino a quando, spazientito, le ho ribattuto: “Signora, ma se si trova cosi male nel mio Paese perché non ritorna nel suo? ” E lei secca, di rimando, con un filo di voce molto british: “Per i colori”. Poi accortasi che la fissavo un po’ sorpreso, aggiunse: “ Dove mai potrei trovarli nella mia amata Londra? Lei li guarda i tramonti rosati di Roma?” “Ha visto in certe giornate di primavera “ e qui il tono appariva insopportabilmente ed insieme piacevolmente didascalico “quando l’aria è tersa, da Largo Goldoni laggiù in fondo, oltre via Condotti, la scalinata di Trinità dei Monti. Se ce l’ha presente mi capirà”. Per quanto la risposta contenesse qualcosa di paradossale non ho saputo darle torto. Se poi a certi fenomeni naturali che hanno luogo in Italia si aggiungono l’arte, il sapore del cibo ce n’è a sufficienza per dire che il nostro potrebbe essere davvero considerato un Paese felice.

Non è un caso che in una classifica che misura il complessivo tenore di vita di un popolo ci attestiamo nel primo dieci dodici per cento dell’intero pianeta. A deturpare però l’immagine di tale luogo idilliaco ci sono però piccole e grandi carenze che fanno da contraltare. Ne indico qualcuna tra quelle segnalate dai turisti. Una certa improvvisazione nell’accoglienza e un’antichissima tendenza a spremere lo straniero, già registrata da Goethe sul finire del ‘700 in “Venetianische Epigramme, n. 4, Venezia , 1790”.  “Noch ist der Fremde geprellt” “Sempre spennato lo straniero”. Esiste poi un elemento che ci rende deboli, anzi debolissimi al cospetto del mondo. Quando ci si addentra nella sfera delle cose che contano, in quella dell’economia, della finanza, dell’organizzazione politica, istituzionale, nell’organizzazione tout court della società, s’addensa sopra di noi,  la lunga ombra della leggerezza latina: un’infinità di giudizi negativi, ampiamente giustificati, ma anche molti pregiudizi che accomunano lungo l’arco dei decenni Goethe alla Merkel. Esemplare, a tale proposito, un episodio che segnalai  su un “Guazzabuglio” di qualche mese fa. Dovendo scegliere il Presidente della Bce che in particolare in tempo di crisi svolge un ruolo strategico in Europa ed essendo la scelta caduta su Draghi, allora Governatore della Banca d’Italia, molti capi di governo, a cominciare dalla Merkel, cominciarono a storcere il muso per il fatto che si trattasse di un italiano. Un dubbio di qualche giorno. Poi la nomina passò agevolmente ma fu prima necessario conferirle un’etichetta tedesca. In sostanza fu modificato in fretta e furia il luogo di nascita di Draghi e – potenza del denaro - considerato un prussiano a tutto tondo. Si è registrato, questa volta alla rovescia, “una vera commedia all’italiana” che è la frase con cui in genere i tedeschi definiscono alcune situazioni di casa nostra. A volte capita.


agazioloiero@libero.it

 



IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA, 25-06-12