|
Ricchi di qualità ma poveri di volontà

di Francesco Alberoni
I simboli dello sviluppo economico e dell’arricchimento dei nuovi Paesi
emergenti, India, Cina, Indonesia, Brasile e Paesi arabi, sono le
costruzioni ciclopiche, le autostrade, i bacini idrici, la selva di
grattacieli, le fabbriche smisurate. Ma in Italia non possiamo avere
questo tipo di sviluppo economico perché tali opere ciclopiche sono
possibili solo in territori immensi. Nel nostro Paese altererebbero in
modo irreparabile il delicato paesaggio, le antiche città, il patrimonio
artistico. Anche il ponte sullo Stretto di Messina ha ricevuto delle
obiezioni proprio per questo motivo. Eppure tutti desideriamo uno
sviluppo economico che metta fine alla disoccupazione giovanile e che ci
consenta di aumentare il reddito, le pensioni, di eliminare il degrado,
la povertà diffusi nel nostro Paese.
Ma dobbiamo riuscire a farlo senza costruire immensi grattacieli,
centrali atomiche, nuove reti di autostrade, porti turistici per
migliaia di barche. E come? Puntando sulla raffinatezza, la qualità, il
gusto, producendo quello che gli altri non sanno fare o che noi facciamo
meglio di loro, fornendo prodotti e servizi per il pubblico più ricco,
più colto e più esigente del mondo. In questi anni di crisi, abbiamo
avuto successo proprio nel campo dei prodotti di lusso,
nell’agroalimentare di alta qualità, nei settori ad alta tecnologia e
in quello che, con una espressione sintetica, viene chiamato il made in
Italy. È questa la direzione da seguire. E dovremmo curare nello stesso
modo e con lo stesso spirito le nostre città, rimediando al dissesto
idrogeologico, restaurando e rendendo adatte alla vita di oggi le nostre
bellissime case storiche, i deliziosi villaggi marini, tutto ciò che ci
ha lasciato la nostra storia, e salvando e ricostruendo a ogni costo
quanto va perso per l’incuria e i terremoti. L’Italia tutta va trattata
come dovremmo trattare Venezia e Firenze. Ma per realizzare questo
obbiettivo occorre una volontà politica, un programma pluriennale di
investimenti nel campo della ricerca scientifica, dello sviluppo
tecnologico e dell’alta formazione per le nostre eccellenze, con lo
scopo di diventare un modello unico per tutto il mondo. È questa la
«crescita»che dobbiamo avere in mente, che dobbiamo volere a ogni costo,
cambiando anche la nostra mentalità burocratica arraffona, bizantina,
mobilitandoci tutti al nord come al sud perché è l’unica strada,
difficile ma possibile.
IL GIORNALE,
25-06-12
|