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MONTI PER FAVORE TORNI A
SORRIDERE

di Sergio Romano
Dopo un incontro a Palazzo Chigi, i partiti della «strana coalizione»
(come fu definita da Mario Monti in un momento in cui poteva dare prova
di maggiore sicurezza e senso dell'umorismo) hanno fatto alcune cose
serie e utili. Si sono accordati per una mozione unitaria in sostegno
del governo e hanno permesso che la Camera approvasse con il voto di
fiducia una parte importante della legge sulla corruzione.
Non è poco. I maggiori partiti sembrano avere compreso che non potevano
assistere, con una sorta di compiaciuta indifferenza, al declino
dell'autorità del presidente del Consiglio. Fra gli indici che misurano
la salute di un Paese non vi è soltanto il divario fra il rendimento
delle obbligazioni italiane e quello dei Bund tedeschi. Vi è anche quel
deficit di solidarietà, unità nazionale e testarda volontà di superare
la crisi che è stato il peggiore segnale dell'Italia all'Europa in
queste ultime settimane. Se vorrà dare un'occhiata alla più recente
stampa internazionale, il lettore scoprirà che il giudizio sulla
crescente impopolarità del presidente del Consiglio è fondato sul clima
politico del Paese e sulla strisciante campagna elettorale che sembra
essere la maggiore preoccupazione dei partiti. Se le forze politiche
della coalizione ne sono consapevoli, faranno bene a smetterla di
alimentare lo scetticismo sul governo Monti e a tenere conto di due
realtà.
Dovranno chiedersi anzitutto quale effetto la fine anticipata della
legislatura avrebbe in Europa e nel mondo. Tutti (non soltanto i
mercati) penserebbero a una riedizione italiana della situazione greca e
giungerebbero alla conclusione che l'Italia sta rimettendo in
discussione le misure decise per il risanamento dei conti pubblici. I
partiti sono pronti a ereditare una situazione verosimilmente molto
peggiore di quella che affligge oggi il Paese?
Dovranno ricordare, poi, che il vincitore delle elezioni dovrà
affrontare gli stessi dilemmi che sono stati il quotidiano menu di
Monti. È possibile diminuire le tasse e aumentare la spesa sociale senza
attendere che i tagli alla spesa pubblica comincino a produrre i loro
effetti sul bilancio statale? È possibile colpire più duramente i grandi
patrimoni senza favorire la loro uscita dal Paese (il fenomeno è già
iniziato) e privare l'Italia degli investimenti di cui ha bisogno? È
possibile creare con la Francia e altri Paesi un «fronte della crescita»
senza tenere conto delle riserve, non sempre irragionevoli, della
Germania?
Monti ha commesso qualche errore e ha fatto qualche mossa sbagliata, ma
ha affrontato con coraggio problemi difficili e non poteva certo
correggere in sette mesi tutte le cattive scelte politiche ed economiche
dei decenni precedenti. Nessuno, a Palazzo Chigi, potrà quindi evitare
le questioni che Monti lascerebbe insolute. Se ne saranno consapevoli, i
partiti dovranno capire che hanno un obbligo e un interesse: sostenere
il governo Monti patriotticamente (parola invecchiata, ma in altri Paesi
ancora usata e sentita), lasciargli fare sino alla fine della
legislatura ciò che essi, probabilmente, non sarebbero in grado di fare.
P.s. All'inizio del suo governo, Mario Monti ha dato prova di un senso
dell'umorismo poco abituale nella politica italiana. Sdrammatizzava le
maggiori difficoltà. Dimostrava che certi ostacoli si possono smontare
con un sorriso. Infondeva ottimismo. Possiamo suggerirgli di tornare a
farne uso?
CORRIERE DELLA SERA,
14-06-12
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