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Il Totem sul Colle

di Antonio Padellaro
Nella storia repubblicana essere bersagliati da critiche e campagne di
stampa è capitato a molti inquilini del Quirinale. A Gronchi, per
esempio, i comunisti rinfacciarono di aver agevolato la nascita del
famigerato governo Tambroni. Così come a Saragat fu rimproverato, da
sinistra, di aver ridotto la contestazione studentesca a un problema di
ordine pubblico. Segni fu accusato di golpismo, per non parlare di Leone
costretto a dimettersi per un uso, si disse, troppo spregiudicato del
potere. Sul carattere insofferente di Pertini sono state scritte
biblioteche. Di Cossiga si disse e si scrisse che non ci stava tanto con
la testa. Scalfaro finì sulla graticola per i fondi riservati del Sisde.
E perfino la popolarità di Ciampi fu scalfita dall’accusa di non aver
sempre fatto da argine alle leggi vergogna berlusconiane. Mai, però, in
sessant’anni di democrazia un capo dello Stato aveva goduto di una così
totale, assoluta, cieca, muta e sorda immunità come Giorgio Napolitano.
Da sei anni sul Colle siede una sorta di totem intoccabile, inviolabile
e irascibile a cui rivolgere non diciamo un appunto, ma perfino la più
blanda osservazione equivale a un delitto di lesa maestà. Non ripeteremo
quanto già scritto su queste pagine da Paolo Flores d’Arcais a proposito
di questa bizzarra “sacralità” tutta italiana: e se da noi funziona
così, a poco serve ricordare che nella Germania della Merkel due capi di
Stato (l’uno per una gaffe diplomatica, l’altro per un prestito
agevolato) sono andati a casa anzitempo. Ma, appunto, perché da noi
funziona così? Chi mai potrebbe impedire, oggi, all’ambaradam
quirinalesco l’indecente negazione dell’evidenza telefonica e
l’interferenza continuata nell’indagine dei pm di Palermo sulla oscena
trattativa Stato- mafia? Il governo Monti che a Napolitano deve la
propria esistenza in vita? Il tremebondo Pd? Il disastrato Pdl che
subito si è accodato al monito sul bavaglio lanciato dal capo dello
Stato per fatto personale? Via, non scherziamo. Il totem sul Colle fa
comodo a tutti (loro). Lasciatelo lavorare.
IL FATTO QUOTIDIANO,
22-06-12
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