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Che ipocrisia sparare su Cassano
Fantantonio: «Froci in nazionale? Spero di no». E subito
lo crocifiggono

di Giuseppe De Bellis
Ci mancava solo Antonio Cassano che torna il mostro. Cattivo, ignorante,
bullo. Altro?Ha detto la parola«froci » in conferenza stampa e l’hanno
attaccato al muro. Vergogna, gli hanno urlato ieri e gli urleranno oggi.
Ma perché? Ma di che? Qualcuno ha fatto una domanda su che cosa ne pensa
dell’ipotesi che in Nazionale ci siano omosessuali. Ha risposto: «Spero
di no». Oltraggio. Impallinato per aver offeso soltanto il politicamente
corretto. Perché questa è la verità:non ha vilipeso alcuna persona, ma
un’idea benpensante. Allora le associazioni gay indignate, i politici
indignati, gli opinionisti chic indignati, gli indignati di professione
indignati. Ops. I gay possono chiamarsi froci tra loro, ma se li chiama
così qualcun altro è una molestia. Siamo seri, dai.
Siamo un Paese in cui si preferisce che uno dica le cose che pensano gli
altri e non quelle che pensa lui. Meglio la falsità. Cassano se ne frega
di dire cose che non piacciono. Le pensa, le dice. La prova è che non ha
paura di esprimere dubbi sulle scelte di chi lo paga: oltre alla frase
sui gay ieri ha detto che il Milan, la sua squadra,sbaglia a vendere
Thiago Silva. Coraggio questo. Mai visto un altro giocatore che
pubblicamente si esprima così. Gli altri glissano, non rispondono, si
chiudono dietro frasi fatte tipo «la società sa che cosa fare e
sicuramente farà bene ».Non si dica che non c’entra, perché c’entra. È
altrettanto scorretto che dire: «Se uno è gay sono problemi suoi». Con
quella insopportabile saccenza da italiani di serie A che
bacchettano gli italiani di serie B, ieri c’è stato il tiro al piccione.
Una banalità ben più sconvolgente della frase poco diplomatica che ha
detto Cassano.
L’hanno costretto a spiegarsi, a precisare quello che era chiaro già
prima:«Non volevo offendere nessuno e non voglio assolutamente mettere
in discussione la libertà personale delle persone». Basterà?No. Perché è
già marchiato. Perché hanno trovato la chiave di lettura raffinatamente
vigliacca: «La verità è che Cassano parla come a Bari vecchia». E questa
non è un’offesa? Non è discriminazione? Non è pregiudizio? Tutto ciò di
cui è stato accusato ieri Tonino è stato utilizzato per una vita contro
di lui:insultato e deriso per il suo modo di esprimersi, per il suo
accento, per il suo terronismo.
Ieri l’hanno definito incivile. Capito? Incivile. Poi cavernicolo.
Un’esagerazione, una testimonianza di arretratezza più della frase che
ha detto Cassano. Nessuno che riconosca all’altro la libertà di dire ciò
che vuole, ma tutti tolleranti verso i soprusi, le ingiustizie, le
volgarità vere. Gira ancora quella sciocchezza apocalittica del
calciatore che deve dare l’esempio agli altri. È l’autoassoluzione di
famiglia, scuola, educatori vari. È la delega della responsabilità a chi
deve essere responsabile solo di buttare una palla in porta. I giocatori
trasformati in maestri di vita per comodità. Spariamo addosso a Cassano,
ma accettiamo che Nichi Vendola lo offenda, che gli dica che è un
ignorante e che deve leggere qualche libro in più. Il governatore gli
rinfaccia la ricchezza per solleticare gli istinti dei moralisti, quelli
che pensano che i calciatori miliardari siano lo specchio della società
corrotta e immorale.
Perché parla Vendola, poi? In quanto pugliese? In quanto gay? In quanto
pugliese e gay?Cassano non pretende che gli altri la pensino come lui.
Dice solo quello che pensa, senza la pretesa che sia giusto. Quelli che
lo attaccano, invece, vorrebbero che lui dicesse ciò che pensano loro.
Ipocriti e felici, come sempre, da sempre.
twitter: @giudebellis
IL GIORNALE,
13-06-12
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