BALOTELLI, GOL E FURORE




DI FRANCESCO SAVERIO INTORCIA

CRACOVIA - Il mistero di Mario Balotelli, che ora si potrà combattere la propria infinita battaglia personale anche contro i “suoi” inglesi (e chissà quante potranno combinargliene i tabloid in questi quattro giorni di vigilia), è custodito nell’anima doppia di un campione irrequieto, capace nella stessa notte di segnare in acrobazia uno dei gol più belli dell’Europeo e poi di sciupare tutto un secondo dopo, con uno sfogo di rabbia così duro da richiedere la censura di Bonucci, e così controverso da innescare una complicata esegesi. Con chi ce l’aveva Balotelli? Con il pubblico, che l’ha sommerso di fischi? Oppure con Prandelli, che l’ha accusato di egoismo e l’ha escluso sul più bello? Gli amici di Mario non hanno dubbi: “Guardate il gesto della mano, voleva zittire lo stadio”. Ma il timore che ce l’avesse con il ct è venuto pure al diretto interessato: «Glielo chiederò senza problemi», ha detto Prandelli. Il faccia a faccia fra i due è avvenuto in campo ed è durato alcuni minuti, davanti a tutti. Più tardi, Balotelli si è seduto anche a chiacchierare con Albertini. Non potendo cambiargli il carattere, non in pochi giorni almeno, l’Italia vuole provare a gestirlo: ha bisogno delle sue giocate, ma ha paura della sua ingovernabilità. Contro l’Irlanda la sua partita poteva finire subito, per quel gomito largo contro Dunne. «Davvero hanno scritto che andavo espulso? Io non volevo colpire nessuno», ha spiegato Mario allo spogliatoio. Ma un arbitro più attento e severo forse non gli avrebbe riconosciuto la buona fede.

Il gruppo mal digerisce la sua inquietudine, se non è bilanciata da giocate decisive: vuole che Balotelli faccia la differenza. L’attaccante del City è in camera da solo, spesso sta per i fatti suoi. Ieri s’è lamentato con Nocerino e s’è preso una sgridata in partitella. Prandelli chiude un occhio perché «Mario è sempre così, ma non per questo è estraneo allo spirito di squadra. Dipende dal momento, dall’umore, ma è un ragazzo d’oro. Le sue situazioni di disagio ci stanno, nella crescita di un talento. Deve accettare la critica e la panchina, gli chiediamo di più perché sappiamo che può darlo. Prima che entrasse, gli abbiamo detto: è la nostra occasione, non solo la tua. E ha giocato i venti minuti migliori, finora. Nessuno gli vuole male, siamo qui per farlo crescere. Il giorno che lo capirà, diventerà un campione». E Cassano giura che «io alla sua età ero dieci volte più pazzo, me lo ha confermato Pirlo».

I supereroi hanno un lato oscuro, un punto debole: Super Mario i suoi due mondi li vive contemporaneamente, non ha bisogno neppure di una cabina telefonica in cui cambiarsi. Prima cerca il gol con insistenza e soffre se non arriva. Poi ecco la rete, splendida: può essere un trattato di pace col mondo, l’interruttore della sua carriera. E invece lui vomita rabbia. «Quando fa queste cose se ne pente subito», garantisce l’amico Viviano. A Poznan, un attimo dopo la fine, Balotelli scambiava abbracci e maglietta con Given, sorrideva nel gruppo, chiamava mamma Silvia, “hai visto come sono stato bravo?”, e poi il fratello naturale Enock: «L’ho sentito molto felice, questo gol ci voleva, era ora, lo aspettava da tempo».

Sarà, come dice il ct, che «Balotelli dentro ha una grande gioia, non riesce ad esternarla. Ne abbiamo parlato, non ha capito come deve esultare». Non lo faceva neppure nell’oratorio del Mompiano: segnava tanto, gli sembrava troppo facile.

Il gigante con lo sguardo di pietra, che avrebbe incenerito i 40 mila dello stadio, in allenamento torna sempre a scherzare: ieri giocava a colpire col pallone De Rossi e Pirlo. Poi è andato in centro, è entrato in un negozio di articoli sportivi, ha comprato un gelato al volo, firmato un solo autografo, a un artista di strada, e affidato a uno dei quattro uomini della scorta il compito di comprargli le sigarette e i fiammiferi. È come un bambino che si è alzato sulle punte ed è arrivato all’interruttore: adesso vuole accendere e spegnere la luce come e quando gli va.



LA REPUBBLICA, 20-06-12