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Ma può bastare Tiberio Timperi a riportare
il merito su Raiuno?

di Mariano Sabatini
Si è creata molta attesa, soprattutto nell’ambiente, per la
serata-evento con cui Cesare Lanza si è dato il non facile compito,
addirittura commovente nella sua corda marcatamente utopistica, di
riproporre il talento, il saper fare, l’esperienza in un varietà di Rai1
che non fosse il solito one man show. Dispendioso e di fin troppo facile
resa, una volta individuato il professionista a cui consegnare la rete
in ceppi, pronti a gridare al miracolo. Che sia Fiorello, Panariello,
Ranieri, Morandi o altri fa poca differenza per quanto riguardi il
concept.
Lo spettacolo di ieri sera, Socrate. Il merito in Tv, nasceva da
un’antica fissazione del capoprogetto Cesare Lanza, che ha persino
aperto una sottoscrizione in Rete tra giornalisti, scrittori, attori,
registi nel tentativo di diffondere il benefico virus. A questo punto,
vale la pena spendere due parole sui due principali protagonisti di
questa sfida per certi versi disperata, che ha il significato del sasso
buttato nello stagno: l’ideatore Lanza e chi ci ha messo la faccia,
Tiberio Timperi.
Il primo è un giornalista di lunghissimo corso, è stato direttore di
importanti quotidiani, ha scritto libri e nella sua seconda vita, per
scelta, si è legato ad una televisione popolare, tendente al trash
(benché lui preferisca parlare di numeri d’ascolto da raggiungere in
accordo coll’editore di riferimento). Dalla sua Buona domenica prese le
distanze, tra mille polemiche, Claudio Lippi, ma sull’intuizione
dell’Arena – avuta da Lanza ai tempi in cui realizzava Domenica in –
campa ancora Massimo Giletti.
Di Timperi, invece si può dire e pensare tutto, tranne che non abbia
fatto una lunga e sana gavetta. Ha iniziato come dj in radio, poi
giornalista a Tmc e Tg4, dove si narra di una rottura furiosa con il
direttore Emilio Fede (merito non trascurabile), da tempo immemorabile
punta la sveglia alle 4 del mattino per dare il buongiorno agli italiani
nel week end di In famiglia ed ha sostituito la puerpera Veronica Maya
nel tribunale pomeridiano di Verdetto finale.
Insomma, un onesto lavoratore dello spettacolo, non simpaticissimo,
perché con quegli occhioni cerulei spesso si concede di dire ciò che
vuole. Entrambi - uno per la clamorosa rottura con il clan Presta,
l’altro per anni e anni di sottoutilizzazione – erano in cerca della
rivincita. Chissà se Socrate, col suo 11% di share o poco più, potrà
incarnarla.
Intanto non può che dare piacere sentire Vittorio Feltri e Giovanni
Bachelet dibattere del tema non superficiale del perdono, ammirare
Giancarlo Giannini che legge con maestria brani letterari, incantarsi
davanti all’ennesimo e sempre sublime Appuntamento con Ornella Vanoni…
Chi si sintonizzava sulla serata di Rai1 - forse troppo lunga,
probabilmente composta da pezzi giustapposti – aveva la sensazione di
tornare indietro di almeno vent’anni, a quando la tv si sforzava di
apparire meno smaliziata, perché non corrotta da Grandi fratelli, Talpe,
Isole dei famosi, o talent in cui viene millantata la proiezione lampo
nel firmamento delle star.
In questo senso, l’allestimento di Lanza può risultare fuori tempo
massimo. Se il filosofo ateniese a cui il format si rifà aspirava al
dialogo sopra ogni cosa, chi tenti strade eccentriche in questo panorama
televisivo rischia purtroppo la solitudine del monologo, con le
conseguenze del caso. Non possiamo, tuttavia, permetterci di censuare la
tensione al bello: con qualche revisione il Socrate di Lanza e Timperi
potrebbe trovare un suo spazio stabile nei palinsesti.
TISCALI NOTIZIE, 09-02-12
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