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Moretti: "Ecco perché le Fs non potevano
fare di più Anche all’estero chiudono le linee"
Parla l’ad: "Abbiamo sempre garantito la mobilità degli italiani"

DI PAOLO BARONI
Roma - L’amministratore delegato delle Fs è a Bologna,
per un nuovo vertice sull’emergenza neve. È il nodo più delicato
d’Italia, quello che in questi giorni ha sofferto di più. Moretti
assolve le Fs, «abbiamo fatto tutto il possibile» e, nonostante il gelo
e tutti i metri di neve caduti, i treni che hanno avuto problemi sono
stati «appena otto» sui 42 mila assicurati negli ultimi sei giorni.
«All’estero non va meglio» sottolinea. Detto questo però, l’ad delle Fs
si scusa dei disagi, anche notevoli, subiti dai viaggiatori e anticipa
che per il prossimo week-end, che si annuncia di nuovo terribile, le Fs
stanno comunque rafforzando e migliorando i pianidi intervento.
Facciamo un bilancio dell’emergenza neve vista dalla cabina di
comando delle Fs. Com’è andata?
«Fa bene a chiamarla “emergenza”. Non è la consueta ondata di maltempo
che d’inverno è norma. Chi scrive “per pochi centimetri di neve si ferma
il Paese” fa esercizio di futile polemica. Stiamo fronteggiando eventi
straordinari per intensità, ubicazione, estensione geografica, quantità
di precipitazioni nevose, basse temperature. Nonostante ciò abbiamo
assicurato la continuità della mobilità ferroviaria sulle principali
linee: nessuna è mai stata chiusa come invece fanno in Paesi più
abituati di noi a simili eventi. In questi giorni oltre confine ci sono
ritardi e cancellazioni dello stesso livello e dimensione. Basta
guardare i giornali stranieri per rendersene conto. Abbiamo fatto un
Piano che prevede più livelli di intervento, sia nei mezzi impiegati sia
nella riduzione del servizio offerto, e che interessa tutti i tipi di
treni, lunga percorrenza e tratte regionali».
Quali sono stati i punti di maggiore criticità? E per quali
ragioni?
«All’inizio il Piemonte, poi l’Emilia e Bologna, che è uno degli snodi
più importanti del Paese, poi la Romagna e l’Adriatica. Infine il Centro
e Roma. Nessun particolare problema sugli scambi, quanto piuttosto
cumuli di neve anche di due metri, slavine, manicotti di ghiaccio che si
sono formati sulla linea elettrica e centinaia di alberi che sono
caduti, da terreni non di proprietà Fs, sui binari e sulla linea
elettrica e hanno divelto pali, non permettendo ai mezzi speciali di
sgombrare la neve con le normali turbine».
Diversi treni sono rimasti bloccati nella neve a cominciare
dall’Intercity di Forlì, poi c’era un regionale in Abruzzo.. Quante sono
state le emergenze? Quali le cause?
«Parliamo di otto convogli, di cui tre bloccati per gli alberi caduti
sulla linea elettrica e sui binari, e cinque con consistenti ritardi
dovuti ai manicotti di ghiaccio anche di 10-15 centimetri sulla linea di
contatto. Oltre ovviamente alla grande quantità di neve. Tutti i treni
comunque sono stati portati in stazione, nessuno è rimasto fermo in
linea, tra una stazione e l’altra, durante la notte con passeggeri
bloccati a bordo. Mille ferrovieri hanno distribuito 7000 kit di
conforto. Cinquanta i bar lasciati aperti nelle stazioni periferiche
oltre quelli presenti nelle grandi stazioni. Dodici i bus messi a
disposizione dei viaggiatori per la prosecuzione del viaggio e 140 taxi.
A tutti è stato offerto il pernottamento in albergo, ovvero, laddove le
località non presentavano ricettività alberghiera, nelle strutture messe
a disposizione dalla Protezione Civile o dalle istituzioni locali. Il
coordinamento con la Protezione Civile, con la Polfer e i Carabinieri è
stato continuo e molto positivo. Ciononostante i passeggeri interessati
hanno avuto disagi, anche notevoli, e di questo ci scusiamo».
Le Fs hanno fatto davvero tutto il possibile?
«Ritengo di sì. E anzi permettetemi di ringraziare a nome dell’azienda
gli uomini delle Ferrovie dello Stato Italiane che si stanno impegnando
24 ore su 24 per tenere in efficienza l’infrastruttura, spalando la
neve, facendo circolare locomotori raschia ghiaccio e spartineve, in
condizioni al limite del proibitivo».
Bologna è certamente il nodo che sconta le maggiori difficoltà,
con pesanti ricadute anche sui collegamenti Nord-Sud. È vero che è
caduta più di un metro di neve, ma forse l’organizzazione non è troppo
«tirata» per cui a fronte di questi imprevisti poi va tutto in tilt?
«Il nodo di Bologna non è mai andato in tilt. Abbiamo ridotto il numero
dei treni proprio per evitare il tilt di cui parla lei. E lo abbiamo
fatto, e lo stiamo facendo, mentre continuavano copiose le nevicate e le
temperature rimanevano costantemente sotto lo zero. Dimostrazione che il
regime introdotto col Piano Neve è ben calibrato e non tirato».
Sul trasporto locale, soprattutto, molti segnalano problemi di
manutenzione: porte che non si aprono, convogli che restano al
freddo....
«Non è un problema di trasporto locale. Quando si opera con temperature
che arrivano a -15, -20, è chiaro che ci sono problemi di affidabilità.
Poi sui treni vecchi le difficoltà ovviamente aumentano. Ma ne abbiamo
già parlato più volte in passato: sul trasporto regionale abbiamo
avviato un piano di 2 miliardi di euro, l’investimento più grande che
stiamo portando avanti. Più impegnativo di quello sull’Alta Velocità che
è di 1,5 miliardi. Ma occorre tempo per i costruttori che ci devono
fornire i nuovi convogli».
Altra questione sulla bocca di tutti: perché da noi il gelo crea
tanti problemi, gli scambi ghiacciano, mentre nel nord Europa i disagi
sono minori?
«Non abbiamo avuto particolari problemi di scambi. Il ghiaccio ha
interessato soprattutto la linea aerea di contatto. In ogni caso, grazie
all’esperienza di questi giorni, abbiamo appena avviato un piano per
dotare di scaldiglie anche altri lunghi tratti di linea, in Toscana, in
Liguria e nel Lazio».
Naturalmente i tanti pendolari penalizzati hanno rilanciato
l’annosa questione: le Fs pensano solo ai treni ricchi, ai Frecciarossa,
e trascurano il trasporto locale.
«Non è così, noi pensiamo agli uni e agli altri e se oggi i conti di Fs
tornano è perché gli utili che facciamo coi Frecciarossa, li impieghiamo
a coprire le perdite del servizio universale. Quindi se non ci fossero
gli utili delle Frecce dovremmo ridurre i treni del servizio
universale».
Altro tema di discussione: separando Rfi da Fs si potrebbe
ottenere una gestione più efficiente della rete.
«Dove l’hanno fatto, come in Inghilterra, è vero il contrario. In questi
giorni basta guardare i siti di “The Independent”, “The Guardian” ecc.
per rendersene conto. Sono aumentati i costi sia per i clienti (con
abbonamenti che costano fino a 10 volte di più che in Italia - fonte
Bbc); per lo Stato, che nell’insieme, tra rete e servizio, ha aumentato
i suoi costi in euro costanti di oltre il 200% in 10 anni. Poi
l’industria ferroviaria, un tempo all’avanguardia, è pressoché sparita.
Ma soprattutto c’è il problema della sicurezza di cui parlano le
statistiche a tutti note. Valutate voi».
Vista l’evoluzione del maltempo dove vi attendete nei prossimi
giorni i maggiori disagi?
«Ci attendiamo un altro fine settimana molto duro, che colpirà ancora
Bologna, la Romagna, l’Adriatica, le regioni del centro e probabilmente
anche la Toscana».
Su Roma è attesa nel week-end una pesante ricaduta del maltempo.
Siete attrezzati per arginare la nuova emergenza? Cambierete qualcosa
rispetto alla settimana passata?
«Siamo attivati. Abbiamo rivisto il posizionamento delle squadre e dei
mezzi, dei locomotori di soccorso, dei rompighiaccio e così via. Oggi
con l’esperienza del passato weekend possiamo valutare dove si
potrebbero concentrare le situazioni più critiche».
LA STAMPA, 08-02-12
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