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Monti chiama a rapporto Alfano, Bersani e
Casini: "Ora non esagerate"
Il premier capisce le fibrillazioni ma chiede maggior
compattezza

DI PAOLO BARONI
Roma - L'incidente sulla responsabilità dei giudici, e poi le
nuove fibrillazioni del Pd sull'articolo 18, il movimentismo del Pdl
sulle liberalizzazioni: ce n'è abbastanza per far scattare l'allarme
rosso a palazzo Chigi. Dove ieri sera i leader di Pdl, Pd e Terzo Polo
si sono incontrati col presidente Monti. Vertice in agenda da tempo, si
diceva ieri sera per gettare acqua sul fuoco, per discutere di Europa, e
per ascoltare dalla viva voce del premier i risultati del Consiglio
europeo. In realtà si è trattato di un check su tutti i dossier aperti,
dalle liberalizzazioni alla riforma del lavoro, dal milleproroghe che
sta per arrivare in Senato al rischio di imbottigliamento dei vari
provvedimenti, sino al tema giustizia. Ma è innanzitutto «il voto contro
i magistrati», che ha rinsaldato l'asse Pdl-Lega ed ha fatto
imbestialire Bersani, a preoccupare. Perché, visto dalla parte del
governo, potrebbe rappresentare un segnale (brutto) per tutte le misure
economiche che in questi giorni stanno iniziando il loro cammino
parlamentare.
Ad Alfano, Bersani e Casini il premier ha spiegato di «comprendere» le
difficoltà dei partiti, ma ha chiesto loro di non esagerare per non
rischiare di compromettere il percorso avviato. Risposta dei tre leader:
bene, allora bisogna chiudere al più presto tutti i pacchetti. «Bisogna
evitare che il pesce inizi a puzzare». A palazzo Chigi, nonostante
incidenti e sgambetti, «nessuno teme per la tenuta del governo», però si
vuole capire se quello di ieri sulla legge comunitaria sia stato solo un
«sussulto» oppure rappresenti qualcosa di più serio.
Nelle stanze dell'esecutivo non è certo passato inosservato il fatto che
l'emendamento votato ieri alla Camera non sarebbe passato coi soli voti
di Pdl e Lega. «E' un voto contro le toghe - si sottolinea - non contro
il governo». Ma al tempo stesso si guarda con una certa preoccupazione
al riavvicinamento tra Pdl e Lega, fatto che potrebbe irrigidire il Pd
su questioni altrettanto delicate come quelle affidate al ministro
Fornero. Monti pensa che i partiti di maggioranza si debbano dare una
sorta di comportamento d'aula per evitare altri incidenti, perché
«comprende» le fibrillazioni, ma non può certo accettare che queste
mettano a rischio il lavoro dell'esecutivo. Le misure al vaglio del
parlamento come pure quelle che arriveranno a breve, ha spiegato Monti a
Pdl, Pd e Terzo Polo, sono strettamente collegate con quanto è stato
deciso lunedì a Bruxellese per questo il premier ha chiesto
esplicitamente ad Alfano, Bersani e Casini di sostenere con la massima
compattezzae senza tentennamenti il varo dei provvedimenti.
Fari puntati innanzitutto sul Pdl visto che quello guidato da Alfano è
il partito più vicino alle categorie toccate dalle liberalizzazioni, a
cominciare da avvocati e farmacisti, ed in varie occasioni alcuni suoi
esponenti sono arrivati a minacciare il no alla fiducia in assenza di
significative modifiche al decreto. «Il partito delle lobbies si sta
rafforzando e potrebbe giovare brutti scherzi», spiegava ieri un
ministro in Transatlantico. A Monti il segretario Alfano ha assicurato
che «non c'è alcun cambiamento di linea da parte del partito». Detto
questo il Pdl «non rinuncia alle sue battaglie, farà sentire la sua voce
ogni qualvolta che in Parlamento si discute di provvedimenti che
riguardano i principi per cui è nato».
Sul lavoro, invece, mentre il Pd minaccia il veto in assenza di intesa
coi sindacati, il Pdl si schiera apertamente a favore. Incontrando il
premier e il ministro del Lavoro Fornero, il segretario Alfano assieme
ai capigruppo Gasparri e Cicchitto e all'ex ministro Sacconi il
segretario del Pdl, hanno infatti chiesto al governo di andare avanti e
far marciare la riforma.
LA STAMPA, 03-02-12
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