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"Amo Schettino, ero sua ospite"
La moldava a bordo della Concordia: è vero, quella notte
ero in plancia

DI GRAZIA LONGO
Sì, è vero: era sulla plancia ospite del comandante. Sì, è vero: ha
vissuto momenti drammatici quella notte maledetta, dalla collisione con
lo scoglio all’evacuazione della nave. «Sì, vero: sono innamorata del
comandante Schettino».
Lo dice così, semplicemente, perché vero e profondo è il suo
sentimento, abbassando appena lo sguardo, di fronte ai pm che
la stanno interrogando. E le sue parole finiscono subito sul verbale.
Dura quasi 5 ore - ieri, a partire da mezzogiorno - la testimonianza di
Domnica Cemortan, la bella moldava bionda di 25 anni, ex ballerina, già
hostess a contratto per la Costa Crociere, che dal naufragio della
Concordia, il 13 gennaio, non fa altro che difendere Francesco
Schettino. Lui, sposato, una figlia adolescente, è agli arresti
domiciliari, a Sorrento, per omicidio colposo plurimo, disastro colposo
e abbandono della nave. Lei ieri ha dovuto rievocare quella terribile
notte, nella caserma dei carabinieri di Marina di Grosseto. Lontano
dalla procura. Un tentativo per dribblare le telecamere e i giornalisti.
Domnica - i capelli dorati nascosti dal cappuccio di un piumino scuro,
gli occhi azzurri protetti da enormi occhiale da sole - esce dalla
caserma e si infila subito su un’auto insieme ad un’amica, mentre
infuria alla grande un vento gelido, insolito per la Maremma.
Nelle ultime 5 ore i pm Stefano Pizza e Maria Navarro hanno
raccolto la sua versione dei fatti. «Una testimonianza assai
preziosa - chiosa il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio -. I
testimoni sono tanti e ciascuno fornisce il suo punto di vista. Stiamo
confrontando tutte le versione per verificare come si incastrano. Anche
se la parola definitiva arriverà solo con l’esame della scatola nera».
Nel frattempo c’è Domnica salita sulla Costa con regolare biglietto -
che insiste nel ritrarre Francesco Schettino «pronto a fare il possibile
per salvare i passeggeri. «Lo amo, non è giusto distruggere la sua
immagine. Tutti si accaniscono contro di lui». Ma che cosa ha raccontato
veramente Schettino al manager Ferrarini? Ha minimizzato la gravità
della falla? Roberto Ferrarini, responsabile dell’Unità di crisi della
Costa, interrogato l’altro ieri - anche lui come semplice persona
informata dei fatti - nega. Davanti ai magistrati ha ribadito quanto
aveva già scritto in un memoriale consegnato dall’amministratore
delegato Pierluigi Foschi alla commissione Lavori pubblici del Senato.
«Mi disse della collisione ma era molto tranquillo, non accennò al
rischio naufragio, tanto che rimasi sorpreso quando alla fine mi
comunicò l’abbandono della nave».
Tra lui e Schettino intercorsero 17 conversazioni sul cellulare,
ma le telefonate di Ferrarini furono almeno un centinaio. Durante
l’interrogatorio gli è stato chiesto conto di tutti quei contatti:
Ferrarini ha risposto con calma, precisando che si trattava della
gestione dell’emergenza ma che nulla, dal racconto del comandante della
Concordia lasciasse presagire il disastro che poi si è verificato.
LA STAMPA, 02-02-12
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