ECCO I MAGNIFICI DIECI DELL'ARTE
Nelle "private sale" il record è di Cèzanne comprato
dall'Emirato del Qatar per 250 milioni di dollari. In asta Van
Gogh e Renoir sorpassano sua maestà Pablo Picasso. Le sorprese
di Pollock e De Kooning
  
DI PAOLO MANAZZA
C’è record e record. Il mondo dell’arte è fatto così. La notizia
degli oltre 250 milioni di dollari (top-price assoluto per
un’opera d’arte) che sarebbero stati pagati dalla famiglia reale
del Qatar, per un dipinto di Paul Cézanne, introduce l’argomento
di una ipotetica classifica dei quadri sino ad ora più pagati al
mondo. Nell’arte ci sono due modi per monitorare i prezzi di
vendita delle opere di maggior valore. Il primo è seguendo le
aste pubbliche (come quelle organizzate da Christie’s e Sotheby’s
o molte altre auction house). Il secondo attraverso le
informazioni raccolte sulle intermediazione private (solitamente
eseguite da celebri mercanti o art advisor). Così il listino
ufficiale dei record diventa una lente bifocale. Da una parte i
prezzi raggiunti nelle aste, che sono pubblici incanti.
Dall’altra i presunti bonifici nelle transazioni concluse grazie
alle intermediazioni private. Intrecciando dati oggettivi a
informazioni, presunte o accertate, abbiamo costruito una top
ten degli autori e dei prezzi. I valori delle singole vendite
sono stati aggiornati all’inflazione. Così, ad esempio, i 58
milioni di dollari spesi nel 1989 dal Museum of Modern Art di
New York per acquistare un Van Gogh, sono diventati 107 milioni
di oggi. Tutte le vendite in «private sale», come dicevamo, sono
frutto di informazioni, solo in alcuni casi verificate.
Il caso Klimt
Leggendario il caso del Ritratto di Adele Bloch-Bauer I
di Gustav Klimt. Dopo lunghe vicissitudini giudiziarie nel 2006
Maria Altmann, nipote di Ferdinando Bloch-Bauer, riesce a
ottenere cinque opere di Klimt trafugate da nazisti. Due
ritratti di Adele, moglie di Fernando, e tre paesaggi. Il 19
giugno 2006 Carol Vogel, sul The New York Times , annuncia che
uno dei due ritratti, il più bello, è passato di mano. Ad
acquistarlo privatamente, per 135 milioni di dollari, è il
magnate dei cosmetici Ronald S. Lauder, il quale vuole esporlo
nella sua Neue Galerie , il museo d’arte austriaca e tedesca
creato nel 2002 a Manhattan. In questo caso i protagonisti
confermano. Ma la certezza dell’acquisto arriva solo quando il
capolavoro viene esposto. Cinque mesi dopo Christie’s mette
all’asta le altre quattro opere che, diritti compresi,
totalizzano 192,6 milioni di dollari. Il secondo ritratto
klimtiano di Adele Bloch aggiudicato in asta a 88 milioni, era
stimato solo 40-60 milioni. Perché i valori — tra trattative
private e aste pubbliche — sono così distanti? Il primo motivo è
lapalissiano. Da una parte tutto avviene alla luce del sole con
offerte pubbliche, diritti applicati e acquirenti protetti ma
identificati. Dall’altra la transazione è avvolta nella nebbia.
Con i risvolti, positivi o negativi, del caso.
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Il valore del monopolio.
Inoltre, nell’arte, l’essenza del prezzo finale risiede nel
fatto che — come spiegano gli economisti classici — l’opera
ha un valore di «monopolio» diverso da quello «d’uso» o «di
scambio». Esso viene determinato anche dal capriccio di chi
desidera proprio quel quadro. Dal punto di vista delle
analisi però — sul mercato in generale, sui valori delle
scuole e degli artisti — resta evidente la più ampia
affidabilità delle vendite alla luce del sole rispetto
all’incognita delle private sale. La curiosità nella tabella
qui a fianco consiste nel fatto che nella top ten la
divisione tra acquisti in asta e quelli privati è perfetta.
Metà per i primi e metà per i secondi. Un altro aspetto
interessante deriva dal considerare che essa fotografa solo
i primi dieci prezzi più alti pagati per un dipinto, ma
con prezzi aggiornati.
Quindi non considera un formidabile recente record: quello
della scultura L’Homme qui marche I di Alberto Giacometti,
venduta in asta nel febbraio 2010 da Sotheby’s
e
acquistata per 104,3 milioni di dollari da Lily Safra.Cézanne
a parte, appare straordinaria la presenza della pittura
americana degli anni Cinquanta (Pollock e de Kooning). I
Picasso sono tre. Due i Van Gogh. Ma, come detto, tutto è
nelle mani del «si dice». Chissà quante altre milionarie
transazioni private sono in corso proprio ora… Per avere
un’idea piuttosto precisa è sempre meglio affidarsi ai
listini ufficiali.
LA SETTIMANA DEI CONTEMPORANEI
Da Londra le prime indicazioni sul mercato
dell’arte sono eccellenti. Per ora anche il 2012 sembra
avviato sotto le buone stelle. Il 2011 è stato un anno ricco
per le due major delle aste. Dopo Sotheby’s (5 miliardi di
dollari, escluse le «private sale» non ancora comunicate),
Christie’s ha annunciato ricavi per 5,7 miliardi (+14% sul
2010), con un forte aumento (+50%) delle vendite private
(808,6 milioni). Le aste della scorsa settimana, dedicate al
comparto di moderni e impressionisti, hanno venduto opere
per un totale di 256,7 milioni di sterline (196,5 milioni
nel 2010). Christie’s ha incassato complessivamente 160,6
milioni di sterline (+51%). Nell’asta serale tre nuovi
record mondiali stupefacenti. Una scultura del 1951 di Henry
Moore, stimata 3,5-5,5milioni è schizzata a 19,0 milioni di
sterline. Mentre «Painting-Poem» di Joan Mirò, del 1925,
partito da 6 milioni si è fermato a 16,8 milioni. Una «Tour
Eiffel» dipinta nel 1926 da Robert Delaunay ha archiviato il
nuovo top price con 3,7 milioni di sterline. Da Sotheby’s la
Evening ha venduto per 78,9 milioni di sterline (10 milioni
in più rispetto all'anno scorso). La neve ha portato fortuna
a Claude Monet. Un suo paesaggio imbiancato, del 1885, è
stato conteso in una sala affollatissima da quattro persone
che hanno portato il prezzo finale da 4 milioni a 8,2.
Invenduto il grande Mirò del ’33 stimato 7-10 milioni.
Questa settimana è la volta dell’arte contemporanea. Da
Christie’s passeranno tra l’altro opere di Lucien Freud,
Francis Bacon, di Nicolas de Staël e due «Achrome» di Piero
Manzoni. Da Sotheby’s Gerhard Richter, Jean-Michel Basquiat,
oltre a Bacon e Freud. Tra gli italiani un «Nero Plastica»
di Alberto Burri e una splendida «Mappa» di Alighiero Boetti.
P. MA.
CORRIERE ECONOMIA, 16-02-12
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