
I
GIORNALI ITALIANI ALL'ESTERO
Uruguay:
Laura Righi, una scienziata con la passione per il giornalismo.

Laura Vera
Righi ha 37 anni e dal 1999 dirige il mensile “Spazio Italia”.
Il suo lavoro di oncologa informatica la porta spesso in Italia
e questo le consente di avere una visione più chiara e
disincantata di quella che è la realtà degli italiani in Italia
e degli italiani all’estero. Non si trasferirebbe mai in Italia:
il suo cuore batte dall’altro versante dell’Oceano.
Anagrafica
giornale
-
nome
testata:
“Spazio Italia”
-
anno di
nascita:
1999
-
luogo di
pubblicazione:
Montevideo, Uruguay
-
periodicità:
Mensile
-
direttore:
Laura Vera Righi
-
editore:
Laura Vera Righi
-
numero di
copie:
3.000
Anagrafica
direttore
-
nome:
Laura Vera Righi
-
luogo di
nascita:
Montevideo
-
età:
37
-
stato
civile:
single
-
anno di inizio direzione:
1999
-
famiglia:
“Mia madre è nata ed è vissuta a lungo a Riva del Garda,
mentre mio padre è figlio di italiani, nato in una città
dell'Uruguay chiamata Minas”.


Come è
arrivata alla direzione del suo giornale?
“Per guidare
il gruppo che lo realizza”.
Quella del
direttore è sempre stata una sua ambizione o un giorno le è
capitato che…?
“Semplicemente è capitata. Spazio Italia, oltre ad essere un
mensile, è anche un programma radiofonico, una mailing list ed
un sito web. Lavoriamo come volontari. Il mio lavoro principale
non è dirigere Spazio Italia, anche se è un lavoro trasversale,
dovunque io sia, lavoro per Spazio”.
Quale
altro lavoro avrebbe voluto fare?
“In realtà
faccio tanti lavori, anche se sono la direttrice: il nostro è un
lavoro di gruppo. Ora sono a Milano e sto svolgendo un lavoro di
consulenza bioinformatica presso l'Istituto Nazionale Tumori:
sono un medico oncologo con specializzazione in ingegneria
informatica; allo stesso tempo raccolgo notizie, scrivo, e sono
attenta a quello che accade per continuare ad informare tramite
Spazio Italia”.
Di sicuro,
dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani all’estero
è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario sapere degli
“altri italiani” che invece non si sa?
“Credo che in
Italia non conoscono praticamente nulla degli italiani
all’estero: se sanno qualcosa è solo relativamente a qualche
imprenditore o scienziato, emigrato, perché in Italia non aveva
le stesse opportunità di progresso che avrebbe avuto, per
esempio, negli Stati Uniti.
Gli italiani
in Sud America sono, per lo più, persone semplici, che non
conoscono la lingua, non hanno mai conosciuto l’Italia e forse
non lo desiderano neanche. Quando gli capita di viaggiare, vanno
prima in Spagna o negli Stati Uniti. Penso che con il voto le
cose cambieranno perché il nostro è un continente molto
politicizzato, ma saranno anche i risultati di questo nuovo
ordine ad avere peso: soprattutto quello che farà il Governo”.
Come
descriverebbe la comunità italiana di oggi?
“Se posso
aggiungere qualcosa a quanto già detto, sottolineerei che non
esistono gli “italiani all’estero”: ci sono uruguiani,
argentini, brasiliani con cittadinanza italiana, ed è un
concetto differente; credo sia venuto fuori anche nel voto. La
comunità è grande e ci sono, senz’altro, risorse umane
importantissime che ancora a nessun livello sono state
valorizzate”.
Quale è stato il periodo più difficile da affrontare?
“Come comunità italiana, negli ultimi anni, il periodo più
difficile è coinciso con il periodo più difficile per l’Uruguay:
il crollo delle banche e la caduta dell’economia, la grande
emigrazione e la grande povertà”.
Come è
mutata negli ultimi anni? Quali sono stati i cambiamenti più
eclatanti? Quali invece sono le costanti?
“La comunità
italiana è in continua evoluzione, anche in seguito alla
naturale scomparsa dei primi emigrati: dove sono stati loro, c’è
una storia da tramandare.
Il
cambiamento maggiore è sicuramente nella lingua, si passa
dall’italiano allo spagnolo: abbiamo, di fatto, una comunità
italiana di lingua spagnola. Manteniamo certe tradizioni, quelle
appunto tramandate, soprattutto relative alla cultura del
lavoro, del risparmio e, per certi versi, anche della
gastronomia”.
Come valuta,
nel complesso, il risultato, inatteso, di queste ultime
elezioni? E cosa, nella pratica, gli italiani si aspettano dal
nuovo governo?
“Di inatteso
c’è stato che la sinistra abbia vinto per così poco: questo
vuole dire che gli italiani residenti in Italia, almeno una
metà, non erano convinti che il precedente governo fosse stato
“cattivo” e nemmeno che il nuovo fosse migliore. Ma come
italiana all’estero, che per la prima volta ha votato, mi auguro
che le nostre aspettative siano ascoltate, soprattutto per quel
che riguarda la solidarietà verso i meno fortunati. Mi auguro,
inoltre, che l’Italia sappia trovare in noi quella risorsa di
cui parlavo prima, che è una forza al di là delle nazioni di
appartenenza”.
Per
sfatare i luoghi comuni sugli italiani all’estero,
“mafia-pizza-spaghetti”, tanto per dirne qualcuno, quale è il
rapporto degli italiani con:
-
gastronomia:
“Senz’altro l’Italia è conosciuta da tutti per la sua cucina:
uno degli strumenti ancora più usati per promuoverla”.
-
moda:
“Si è mondializzata, resta lo stile italiano, ma credo che in
questo campo abbiamo perso un po’ di strada”.
-
cultura/storia:
“Sono i fattori più importanti per l’Italia all’estero. Sappiamo
che la Cina può fare abbigliamento, arredi e qualunque altra
cosa come gli italiani e a minor prezzo, ma Roma, i monumenti,
la storia della civiltà, questi li ha solo l’Italia”.
-
politica:
“Non è materia gradita in nessuna parte; la gente è un po’ stufa
di queste cose, solo progetti seri possono trovare persone
interessate”.
-
sport:
“L’Italia ha delle manifestazioni sportive molto conosciute
all’estero, non solo il calcio che, sicuramente, è quello che ha
più seguito, ma anche il Giro d’Italia, la Ferrari”.
E le nuove
generazioni, come (e se ) manifestano il loro essere italiani?
“I ragazzi
non manifestano, particolarmente, l’essere italiani: del resto,
non viviamo ghettizzati. Forse possiamo trovare riscontro nei
valori e nella cultura cui facevo riferimento prima”.
Cosa risponde
a chi sostiene che per la cittadinanza italiana sia necessario
conoscere almeno l’italiano?
“Sebbene
capisca che la cittadinanza viene concessa per diritto di
sangue, credo non sia male prendere qualche provvedimento al
riguardo. La realtà è che, sempre più, ci troviamo di fronte una
comunità senza vincoli con l’Italia, con antenati italiani molto
lontani nel tempo, a volte mai conosciuti: l’unico legame,
forse, è proprio la lingua. Sarebbe bene affrontare il
problema”.
Quale è,
oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all’estero?
“Soprattutto
comunicare, anche se con molte difficoltà. Un esempio: il 90%
degli italiani, che per altro hanno diritto al voto, non
conoscono la lingua. Di fatto siamo “costretti” ad informare
solo il 10% della comunità italiana. E’ una questione seria che
il governo dovrà affrontare”.
Infine,
quale valore aggiunto hanno apportato le comunità italiane nelle
società nelle quali si sono insediate?
“L’Uruguay,
in particolare, è una nazione che si è formata ed è cresciuta
affianco degli immigranti e grazie a loro. Se consideriamo che
l’immigrazione italiana è stata la più numerosa, che è la
comunità non colonizzatrice più grande e che costituisce il 40%
della popolazione, direi che gli italiani, lo si voglia o no,
hanno lasciato un segno nel Paese”.
Lascerebbe
l’Uruguay per trasferirsi in Italia?
“Anche se in
Italia mi trovo bene, ho parenti ed amici, ci sono legami con
l'Uruguay che non posso assolutamente trascurare: prima di
tutto, la presenza della mia famiglia, dunque il cuore batte
dall'altro versante dell’oceano. E poi dovrei far convalidare la
mia laurea e la mia specializzazione e qui in Italia è cosa non
da poco…”.
ANTONELLA PARMENTOLA
30 giugno 2006