
Autunno, tempo di calendari. La strada per il successo passa
necessariamente per 12 scatti?
Elisabetta Gregoraci:

“E’ una domanda che mi fa sorridere, perché sono reduce da una
bella serata in cui ho presentato il mio calendario 2007. E,
questa volta, c’è una grande novità, sono vestita! Penso,
infatti, che la stagione dei calendari sia profondamente
cambiata e, devo dire, sono molto orgogliosa della mia idea di
realizzarne uno in cui le foto, pur essendo molto sensuali, mi
ritraggono con gli abiti addosso. In generale, credo sia ancora
un veicolo che consente di farsi conoscere al grande pubblico,
di ottenere qualche passaggio televisivo: tutto questo deve
essere poi, necessariamente, supportato da altre capacità,
altrimenti non si va da nessuna parte”.
Sara Varone:

“A dire il vero, mi hanno chiesto di posare per un calendario
proprio la scorsa settimana e devo ammettere che la proposta mi
ha molto lusingato. Ma ho detto di no, perché in questo momento
della mia vita mi sembra una scelta fuori luogo. Credo, in ogni
caso, che sia un’esperienza molto divertente e poi adoro le
foto, ma ripeto, ho appena iniziato questa splendida esperienza
televisiva a Buona Domenica, e non mi sembrava carino
approfittare della situazione. Certo, per molte ragazze può
essere un modo per farsi notare: poi ci saranno altre occasioni
per dimostrare quello che si sa fare”.
Lory Del Santo:

“Credo proprio di sì: per molte è un passaggio obbligatorio per
entrare nel mondo dello spettacolo e, perché no, per fare due
lire. Consiglierei, tuttavia, a tutte coloro che si accingono a
farlo, di passare dal chirurgo plastico per essere idonee al
lavoro che intendono svolgere”.
Angela Melillo:

“Direi che dipende da chi lo realizza: se si tratta di una
“sconosciuta”, allora certamente può essere una strada per
emergere. Se invece si tratta di una persona già nota, le
motivazioni che spingono a realizzare un calendario possono
essere diverse. E’ fondamentale capire come s’intende impostare
la propria carriera e scegliere di conseguenza. Senza dubbio, un
calendario può accelerare i tempi”.
Marta Flavi:

“Non credo affatto sia una strada necessaria. So di una figlia
di un’amica, manager di successo a Londra, che si è fatta
fotografare in pose hot per il fidanzato; questo mi fa dire che
i calendari sono diventati una cosa talmente comune che oramai
li realizzano anche le persone fuori del mondo dello spettacolo,
semplicemente per fare un dono alla persona amata. Di sicuro può
essere un modo di rappresentarsi: ricordo per esempio quello
della bellissima Sabrina Ferilli, che ha poi dimostrato d’essere
anche un’ottima attrice, ma degli altri non ho alcuna memoria.
Alla fine penso che molte, pur avendo fatto un calendario,
rimangano a casa”.
Adriana Volpe:

“Personalmente penso che il “calendario” abbia perso il valore e
l’appeal che aveva un tempo. Lo testimonia il fatto che testate
prestigiose, come Panorama, valutando questa scelta editoriale
non più proficua, abbiano deciso di non produrne più. C’è da
aggiungere che, senza andare tanto indietro, fino a cinque anni
fa i calendari erano realizzati da personaggi già affermati e di
successo (Ferilli, Bellucci): c’era una vera e propria gara, tra
i diversi giornali, per “acchiappare” il personaggio più
importante, perché il calendario era considerato un
investimento. Oggi sono per lo più autoprodotti, trasformati in
una semplice vetrina, dalla quale, la ragazza di turno cerca,
perché no, di avere un ritorno economico. Anche la diffusione
capillare di Internet che, di fatto, consente di vedere le foto
di un calendario quasi nell’attimo stesso in cui sono scattate,
fa perdere ancor più fascino alla versione cartacea dei dodici
scatti”.
Ramona Badescu:

“Nonostante le tantissime richieste, non ho mai posato “nuda”
per un calendario, né giudico negativamente le donne che lo
fanno; diverse, anzi, in questo modo, si sono fatte notare. Poi,
però, l’importante è crescere, tenersi al passo con i tempi,
perché il calendario, per sua natura, è qualcosa di
passeggero…C’è da aggiungere che non amo il nudo integrale e
preferisco mantenere un po’ di mistero, anche se con i computer
oggi ne fanno di tutti i colori. Le confesso un’ultima cosa: mi
piace essere una pioniera nelle cose che faccio e, così, chissà
un giorno potrei fare un calendario nel mio paese, in Romania,
lì sarei sicuramente la prima!”.
Barbara Chiappini:

“Beh, io il calendario l’ho
fatto e devo ammettere che a me è servito. Onestamente, oggi
come oggi, è una delle poche strade che si hanno per emergere.
Per imporsi nel mondo dello spettacolo le possibilità, infatti,
non sono tante: si può scegliere di puntare sull’immagine per
suscitare interesse, creare un forte impatto o di puntare sulla
testa e, in questo caso, inutile dirlo, la strada è più lunga e
difficile. Personalmente ho utilizzato il calendario come un
veicolo, un riflettore. Poi è venuta la notorietà e le persone
hanno imparato a conoscermi ed apprezzarmi anche per la mia
testa”.
Matilde Brandi:

"Ritengo che chi
sa fare bene il proprio lavoro non abbia bisogno di mettersi in
mostra in un calendario, ma certo non critico chi li fa. La
prova più difficile da affrontare è quella del palcoscenico: lì
bisogna dimostrare al pubblico quello che si è in grado di fare.
Un calendario può solo attestare la tua bellezza, ma per durare
nel mondo dello spettacolo si deve lavorare tantissimo. Io, lo
faccio da quando avevo sette anni”.
(a.p.)
12-10-06