I GIORNALI ITALIANI ALL'ESTERO


 

Norvegia. Antonio Trivilino: essere “italiani all’estero”, esperienza arricchente.

 
 

Anagrafica giornale

 

-          nome testata: “L'Aurora”

-          anno di nascita: 1992

-          luogo di pubblicazione:  Oslo, Norvegia

-          periodicità: bimestrale

-          direttore: Antonio Domenico Trivilino

 -         editore:  Associazione Italiani in Norvegia

-          numero di copie:  1.000

 

Anagrafica direttore

 

-          nome:  Antonio Domenico Trivilino

-                    luogo di nascita: Ortona (Chieti)

-                    età:  59

-                    stato civile: sposato con Marit Othelie, due figli Chiara Margherita e Pietro Alexander

-          anno in cui si è trasferito all’estero: 1971

-          anno di inizio direzione: 1998

 

 

Da quanto tempo vive all’estero

“Dal 1971”. 

Per quale motivo ha deciso di trasferirsi?

“Per imparare le lingue islandese, norreno e norvegese: poi sono rimasto perché ho trovato un lavoro e per la famiglia, mia moglie è norvegese”.

Come è arrivato alla direzione del suo giornale?

“Dalla redazione del giornale”.

Quella del direttore è sempre stata una sua ambizione o un giorno le è capitato che…?

“Quando il primo direttore, il dottor Francesco Duratuto ha deciso di smettere, non potevo lasciar morire "L'Aurora". Allora ho deciso, con l'approvazione e l'incoraggiamento della redazione e dei soci dell'Associazione Italiani in Norvegia, di assumerne la direzione”.

Quale altro lavoro avrebbe voluto fare?

“Una precisazione, la direzione de "L'Aurora" non è lavoro, è volontariato. Mi sarebbe piaciuto fare l’insegnante di lingue e letterature in un'università italiana, continuare nella mia attività di addetto alla promozione del turismo - ma l'ufficio ENIT di Oslo è stato chiuso da me circa venti anni fa, con gravissimo danno per il flusso turistico dalla Norvegia in Italia -, o l’operatore culturale: mi accontento del mio lavoro di funzionario (lo stato norvegese mi permette di conservare la mia nazionalità) presso l'equivalente norvegese dell'INPS, reparto affari stranieri”.

Di sicuro, dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani all’estero è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario sapere degli “altri italiani” che invece non si sa?

“Che gli italiani all'estero, oltre ad essere come tutti gli italiani d’Italia, hanno acquisito conoscenze e modi di vivere tipici dei paesi dove risiedono e lavorano.  Non sono cittadini di serie B o dei "falliti", ma persone che si sono culturalmente e socialmente arricchite con esperienze che gli italiani rimasti in Italia non hanno fatto.  Per di più, anche se può sembrare un paradosso, hanno un maggiore attaccamento all'Italia e alle sue tradizioni”.

Come descriverebbe la comunità italiana di oggi?

“Se la domanda si riferisce a quella residente in Italia, direi una società avanzata alle prese con problemi che il multiculturalismo presenta: passare da paese di emigrazione a uno di immigrazione. Quanto alla comunità italiana in Norvegia è ben inserita e, pur numericamente piccola, ha rappresentanti in ogni tipologia di lavoro e professione ad eccezione della politica, che richiede una base etnica più numerosa”.

Quale è stato il periodo più difficile da affrontare?

“A livello comunitario, negli anni 60, quando gli italiani erano la prima ondata di immigrazione visibile.  Personalmente, dopo il primo anno e prima del quarto, quando il paese ospitante perde la sua patina di novità e contemporaneamente non ci si è ancora inseriti”.

Come è mutata negli ultimi anni

“È diventata una società più opulenta e sempre più individualistica e la parola solidarietà è diventata un anacronismo. La società democratica, tipica della Scandinavia, viene assalita da una destra populista veramente gretta e piena di preconcetti razzisti”.

Quali sono stati i cambiamenti più eclatanti?

“La ricchezza ed il desiderio di ostentarla,  cosa che avviene anche in Italia se non erro”.

Quali invece sono le costanti?

“L’attaccamento alla natura”.

Come valuta, nel complesso, il risultato, inatteso, di queste ultime elezioni?  “Estremamente positivo, credo che l'era di Berlusconi sia finita con notevole vantaggio per l'immagine dell'Italia e di riflesso un mutamento positivo per gli italiani all'estero”.

E cosa, nella pratica, gli italiani si aspettano dal nuovo governo?

“Un maggiore interesse per i bisogni delle comunità italiane all'estero, un miglior funzionamento dei servizi consolari e delle scuole italiane. In Norvegia il servizio consolare opera bene, ma siamo completamente assenti nel campo scolastico. Doppia cittadinanza a livello bilaterale e/o cittadinanza europea. La Norvegia è membra solo dello Spazio Economico Europeo e temiamo di essere dimenticati”.

Per sfatare i luoghi comuni sugli italiani all’estero, “mafia-pizza-spaghetti”, tanto per dirne qualcuno, quale è il rapporto degli italiani con:

 - gastronomia: “La cucina italiana è considerata in Norvegia la migliore del mondo. La pizza è il cibo più mangiato dai norvegesi grazie al turismo, al lavoro di tutti gli italiani residenti e al supporto mirato dell'ICE”.

-  moda: “Anche in questo caso, la moda italiana è accreditata in Norvegia la migliore in assoluto”.

-  cultura/storia: “La cultura italiana è patrimonio degli ambienti più alti. L'intellettuale norvegese parla l'italiano, oltre all'inglese, tedesco e francese. L'Istituto italiano di cultura dovrebbe avere più fondi per incidere, maggiormente, sulla diffusione della cultura”.

-  politica:  “La politica italiana appare sui giornali sono in occasioni di scandali ed il Cavaliere Berlusconi è stato più volte preso di mira. Bersaglio facile”.

 sport: “Gli sport della neve sono seguitissimi e gli sportivi italiani guardati come avversari temibili. Alcuni di loro concorrono in popolarità con gli atleti norvegesi. Il calcio è molto seguito, anche se gli scandali attuali rischiano di offuscare la fama che ha conquistato. Il ciclismo inizia ad apparire grazie alla presenza di atleti norvegesi al Giro d'Italia. Il resto viene ignorato”. 

E le nuove generazioni, come (e se ) manifestano il loro essere italiani?

“Con un senso di fierezza; fino a poco tempo era esattamente il contrario, c’era vergogna. Ma bisogna continuare a lavorare per recuperare a pieno quest'orgoglio delle nostre origini”.

Cosa risponde a chi sostiene che per la cittadinanza italiana sia necessario conoscere almeno l’italiano?

“La conoscenza dell'italiano è un elemento importantissimo per l'inserimento nella società italiana, ma non determinante per la cittadinanza”.

Quale è, oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all’estero?

“Mantenere un rapporto interlocutorio con le autorità italiane, ambasciate, consolati,  trasmettere notizie dall'Italia e sull'Italia e diffondere informazioni dal paese ospitante e sul paese ospitante”.

Infine, quale valore aggiunto hanno apportato le comunità italiane nelle società nelle quali si sono insediate?

“Un contributo di conoscenza tecnico-scientifica per la ricerca e l'estrazione petrolifera nel Mare del nord. Un maggiore amore per il cibo (ristoratori e singoli cittadini), per l'arte (in particolare pittura e musica), per la moda. Senza dimenticare gli apporti nella scuola e nel campo della fisica nucleare.  Ma bisogna lavorare per recuperare pienamente, come dicevo prima, l’orgoglio di essere italiani, offrendo maggiori opportunità di conoscere la lingua e la cultura italiana, specialmente quella scientifica che, all'estero, viene spesso sottovalutata”.

 

Antonella Parmentola

 

10/07/06