
I GIORNALI ITALIANI
ALL'ESTERO
Cile.
Giuseppe Tommasi: giornalista-missionario per vocazione!

Giuseppe
Tommasi, 66 anni, dirige dal 1975 "Presenza", quindicinale edito
a Providencia, Santiago. Da ragazzo sognava di diventare calciatore,
ma poi la sua vita ha preso una strada totalmente diversa. Il
Cile è, infatti, la sua terra di missione e grazie alla direzione
di "Presenza" riesce a realizzare al meglio la sua vocazione:
aiutare gli italiani che all'estero non hanno "trovato l'America".
Anagrafica
giornale
-
nome testata:
"Presenza"
-
anno di nascita:
1969
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luogo di pubblicazione:
Providencia, Santiago, Cile
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periodicità:
quindicinale
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direttore:
: Giuseppe Tommasi
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editore:
Parrocchia italiana
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numero di copie:
3.800
Anagrafica
direttore
-
nome:
: Giuseppe Tommasi
-
luogo di nascita:
Vicenza
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età:
66 anni
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stato civile:
celibe
-
anno in cui si è trasferito all'estero:
1967
-
anno di inizio direzione:
1975
Da quanto
tempo vive all'estero?
"Da
39 anni".
Per quale
motivo ha deciso di trasferirsi?
"Sono un
missionario e mi sono da sempre dedicato agli italiani emigrati".
Come è
arrivato alla direzione del giornale?
"Ne ho sempre
sentito la vocazione e la missione".
Quella
del direttore è sempre stata una sua ambizione o un giorno le
è capitato che…?
"Nella nostra
missione, fra gli emigrati, era normale che ci fossero dei periodici
da dirigere. Comunque, nel mio caso, si tratta, come dicevo,
anche di vocazione".
Quale
altro lavoro avrebbe voluto fare?
"Il calciatore,
se di lavoro si trattava, mezzo secolo fa…".
Di sicuro, dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani
all'estero è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario
sapere degli "altri italiani"?
"Informarli. Ma è una missione che rasenta l'impossibile. Il
voto parla politichese. I nostri italiani, nelle loro associazioni
ed istituzioni, parlano un'altra lingua: fraternità, mutuo soccorso,
patria, inno nazionale, memoria. Le due lingue non s'incontreranno
mai, ma bisogna avere pazienza ed insistere con il politichese".
Come descriverebbe
la comunità italiana di oggi?
"Quella cilena,
apartitica, perché nauseata dalla politica italiana e cilena.
Attaccata ai valori caratteristici della cultura italiana, dell'umanesimo
cristiano, che guarda con una certa preoccupazione alla patria
per certe idee che circolano (svilire la sacralità della vita)".
Quale
è stato il periodo più difficile da affrontare?
"Dal 1973
al 1980. Il Governo non ha mai creduto all'esperienza degli
italiani e non li ha mai difesi, seguendo solo la sua politica".
Come è
mutata la comunità italiana negli ultimi anni?
"Ci
si è adattati ai problemi contingenti di invecchiamento. In
Cile arrivano, ultimamente, solo tecnici al seguito di industrie.
Per cui non c'è rinnovamento e si soffre, in comunità, la sindrome
di uno spegnimento lento ed inesorabile".
Quali sono stati i cambiamenti più eclatanti? Quali invece sono
le costanti?
"Nei nostri
confronti, l'unica persona che, da sempre, ha compreso le nostre
esigenze ed istanze è stato il senatore Mirko Tremaglia. Gli
altri hanno abbondato in chiacchiere".
Come valuta,
nel complesso, il risultato delle ultime elezioni?
"Ci
stanno bene, nel complesso... Con il solo pericolo, come accennavo
prima, che la politica metta il proprio zampino nell'etica".
E cosa, nella pratica, gli italiani si aspettano dal nuovo governo?
"Basterebbe
che iniziasse a leggere le tonnellate di documenti scritti,
in altrettanti centinaia di incontri. Che legga, certo, ma soprattutto
che dia risposte ad alcune delle richieste più urgenti: consolati
ed assegno sociale ai più poveri".
Per sfatare
i luoghi comuni sugli italiani all'estero, "mafia-pizza-spaghetti",
tanto per dirne qualcuno, quale è il rapporto degli italiani
con:
- gastronomia
- moda
- cultura/storia
- politica
- sport
"Il
rapporto è buono e pieno di aspettative. Sono valori culturali
che abbiamo sempre il piacere di riconoscere. Ha visto che bella
soddisfazione ci siamo presi ai mondiali?".
Le nuove
generazioni, come (e se) manifestano il loro essere italiani?
"Purtroppo,
se gli regali un viaggio li hai ai tuoi piedi… Ma ci sono anche
giovani (specialmente studenti universitari) che hanno inquietudini
di studio, di professione".
Cosa risponde
a chi sostiene che per la cittadinanza italiana sia necessario
conoscere l'italiano?
"Direi che
bisognerebbe imparare non solo la lingua, ma anche un po' di
cultura italiana".
Quale
è, oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all'estero?
"E' un veicolo
che unisce ancora gli anziani alle loro radici e riesce anche
ad agganciare qualche giovane".
Quale
valore aggiunto hanno apportato le comunità italiane nelle società
nelle quali si sono insediate?
"Hanno introdotto
modelli culturalmente validi, legati alla famiglia, al lavoro,
al sacrificio, alla religione, al superamento personale per
raggiungere i risultati sperati".
Pensa
mai di tornare in Italia?
"Qualche
scappata la faccio ancora. Se me ne accorgerò in tempo, tornerò
in Italia definitivamente, prima che la sclerosi mi consumi.
Ma fino a quando credo di essere utile, rimarrò in Sud America".
Antonella
Parmentola
08/08/06