I GIORNALI ITALIANI ALL'ESTERO


 

Tunisia. Elia Finzi: sei generazioni di stampatori ed editori

 

Elia Finzi, 82 anni, dirige dal 1963 "Il Corriere di Tunisi", bimensile italiano edito a Tunisi. La sua famiglia, da ben sei generazioni, è nel campo dell'editoria e della stampa: il bisnonno, nel 1829 aprì la prima litografia di Tunisi, oggi il figlio è a capo delle Finzi Usines Graphiques. Il suo "Corriere" è un ponte tra il popolo tunisino e quello italiano.  

 

 

Anagrafica giornale

 

-          nome testata: "Il Corriere di Tunisi"

-          anno di nascita: 1956

-          luogo di pubblicazione: Tunisi

-          periodicità: bimensile

-          direttore: : Elia Finzi

-          editore: Editions Finzi

-          numero di copie: 5.000

 

Anagrafica direttore

 

-          nome: Elia Finzi

-          luogo di nascita: Tunisi

-          età: 82 anni

-          stato civile: sposato

-          anno di inizio direzione: 1963

 

Come è arrivato alla direzione del giornale?

"Sono nato in Tunisia ed ho sempre abitato in questo Paese. Mio padre, Giuseppe Finzi, insieme ai vecchi membri della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo, decise di fondare il giornale, dopo aver ottenuto finalmente l'autorizzazione nel 1956, con l'indipendenza della Tunisia. Le autorità francesi, che occupavano il Paese, avevano vietato, all'indomani della seconda guerra mondiale, ogni forma di pubblicazione in lingua italiana, imposto la chiusura delle scuole ed impedito ogni forma di vita associativa per gli italiani. Alla morte di mio padre, nel 1963, ho assunto la direzione. Di fatto, ho sempre diretto il giornale con una squadra di amici".

Quella del direttore, dunque, non era una sua ambizione?

"Ho fatto il direttore per onore di firma e per necessità, considerando che il nostro foglio aveva l'ambizione di proseguire l'azione ancestrale di consolidamento delle relazioni tra il popolo tunisino e quello italiano". 

Quale altro lavoro avrebbe voluto fare?

"Da sei generazioni i Finzi sono sempre stati stampatori e editori. E' un mestiere che abbiamo ereditato e perpetuato all'interno della nostra famiglia. Il mio bisnonno, Giulio Finzi era rilegatore di professione, prima di trasferirsi da Livorno a Tunisi, dopo il fallimento dei moti carbonari del 1820?1821, cui partecipò. Nel 1829 aprì la prima litografia privata in Tunisia: la tipografia ebbe riconoscimento ufficiale solo nel 1879. Oggi, mio figlio Claudio dirige uno stabilimento moderno il "Finzi Usines Graphiques", garantendo la continuità del nostro settore".

Di sicuro, dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani all'estero è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario sapere degli "altri italiani" che invece non si sa?

"Secondo me, bisogna interessarsi di più ai loro problemi e soprattutto considerarli come cittadini nella loro totalità".

Quale è stato il periodo più difficile da affrontare?
"Dal 1964 al 1970, quando lo Stato tunisino ha deciso di nazionalizzare tutte le terre degli stranieri nel Paese. Questo ha provocato un rimpatrio di massa delle famiglie italiane residenti in Tunisia e un considerevole calo del loro numero. Anche per il "Corriere di Tunisi" è stato un periodo molto difficile, e la sua tiratura, allora bisettimanale, è passata da circa 25.000 copie alle 5.000 odierne".
Come è mutato il Paese negli ultimi anni?
"Il cambiamento più notevole è quello che ha vissuto la Tunisia nel 1987, con l'arrivo del nuovo potere, che ha sempre mantenuto buone relazioni con le comunità straniere, soprattutto quella italiana. Per quanto riguarda il Corriere, quest'anno abbiamo festeggiato il nostro cinquantenario, trasformandoci da giornale di 16 pagine (tabloïd) in una rivista moderna, a colori, di 48 pagine, sulla quale contiamo molto per rafforzare i rapporti di cooperazione e di amicizia tra l'Italia e la Tunisia".
Come descriverebbe la comunità italiana di oggi? Quali sono stati i cambiamenti più eclatanti? Quali invece sono le costanti?

"Con una frase di Trilussa: "Dopo la tempesta, un seme che ci resta basta per far rinascere la foresta".

Come valuta, nel complesso, il risultato delle ultime elezioni?
"I risultati delle ultime elezioni hanno confermato una profonda conformità tra le opinioni degli italiani d'Italia e quelli di Tunisia".

Per sfatare i luoghi comuni sugli italiani all'estero, "mafia-pizza-spaghetti", tanto per dirne qualcuno, quale è il rapporto degli italiani con:
- gastronomia
- moda
- cultura/storia
- politica
- sport
"Non abbiamo questo problema in Tunisia (mafia-pizza-spaghetti), poiché i rapporti degli italiani con la popolazione locale erano e sono sempre stati ottimi, caratterizzati dal mutuo rispetto e dalla cooperazione in tanti settori, economico, culturale, sociale".

E le nuove generazioni, come (e se) manifestano il loro essere italiani?

"I giovani vivono in una dimensione multiculturale in cui il concetto di appartenenza nazionale si identifica con lavoro, cultura e calcio".

Cosa risponde a chi sostiene che per la cittadinanza italiana sia necessario conoscere almeno l'italiano?

"Lo trovo giusto e logico".
Quale è, oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all'estero?

"Notevole se si vuol fare, veramente, uno "scontro" di informazione, attuando quell'informazione di ritorno di cui tanto si parla, ma poco si fa".
Infine, quale valore aggiunto hanno apportato le comunità italiane nelle società nelle quali si sono insediate?

"Grandissimo. Prendo il caso della comunità italiana in Tunisia, che conosco bene: gli italiani hanno avuto un ruolo importante nella modernizzazione dello Stato tunisino, in quanto avevano una formazione laico?democratica. Hanno anche partecipato attivamente alla creazione delle infrastrutture (ospedali, banche, scuole laiche e militari, tipografie) e, nonostante si trovassero a volte in contraddizione con le Autorità locali, poiché considerati di matrice "eccessivamente liberale", furono nell'insieme incoraggiati a stabilirsi in modo definitivo in Tunisia".


Antonella Parmentola

 

11/08/06