ROMA È romana, ha trent'anni e la
chiameremo Sara X. Ha una casa ma non le piace, ha un lavoro ma
è precario, ha un fidanzato ma questo non cambia nulla. Dice di
vivere in «un buco», guadagna poco meno di mille euro al mese
con dei contratti interinali, riesce a pagarsi un corso di
inglese e ogni tanto l'abbonamento in palestra. Spiega di essere
carina «non una modella, ma gradevole». Solo che ogni volta deve
ricominciare daccapo, riprendere in mano le offerte di impiego,
fare quei benedetti cerchietti con la penna attorno alle
proposte meno indecenti. Una settimana fa ha aperto un blog
(www.trentennedisperata.splinder.com) e la proposta indecente
l'ha fatta lei, su internet: «Mi chiamo Sara, sono di Roma e ho
compiuto trent'anni il novembre scorso. Considero l'apertura di
questo blog l'ultima spiaggia. Sono dieci anni che lavoro, e
senza falsa modestia posso affermare che riesco bene in ogni
cosa che faccio. Ero abbastanza sicura che prima dei trenta,
sarei riuscita a imbastire uno straccio di carriera e invece è
stato un susseguirsi di lavori in nero, contratti interinali che
durano anni, uno si è protratto per quasi cinque alla fine del
quale, mi hanno detto arrivederci e grazie. Migliaia di ragazzi
italiani sono nella mia stessa situazione e non c'è nessuno, né
governo né sindacati, né destra né sinistra, che stia muovendo
un dito. L'unica soluzione che riesco a trovare è vendere me
stessa. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale,
a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento
euro, concederò una e soltanto una notte di sesso». Fine del
messaggio. La richiesta è un po' burocratica, priva di fantasia
e certamente farebbe rivoltare nella tomba il povero Marco Biagi.
Decenni di legislazione sul lavoro e centinaia di esperti
giuslavoristi per poi prendere atto del fatto che il miglior
ufficio di collocamento è il letto. Che più che il "Libro
bianco" sul mercato del lavoro, è passato il presunto "sistema
Gregoraci". E va bene. Ma in Sara X c'è anche una compostezza
quasi surreale. Una malinconia gelida che incuriosisce. Perché
ha trent'anni, non sogna di fare la velina, bensì di lavorare in
una società di comunicazione, eppure si mette in vendita lo
stesso. Sessualmente in vendita. Su internet. Tutto, o meglio,
tutta una notte, in cambio di una scritta su un foglio di carta:
"Assunta". La contattiamo attraverso internet e le spieghiamo
che vorremmo parlarle. Mette incertezza anche nelle poche righe
di risposta: «Per ovvi motivi di riservatezza, vista la natura
del blog preferirei non espormi, cosa è interessata a
chiedermi?». Poi si lascia convincere e con un'altra e-mail ci
comunica che chiamerà lei verso le 19. Alle 19 in punto
telefona. Mentre affronta l'argomento fa pause e sospiri
lunghissimi. Come se il fiato non durasse il tempo delle parole.
Nelle pause c'è tutta la consapevolezza della disposizione
paradossale che ha preso la sua vita. «È che non ce la faccio
più. In questo modo non riesco a progettare nulla. L'acquisto di
una casa vera, un figlio... Vivo sola ormai da anni, da quando
mi sono diplomata. Ai miei genitori non chiedo più nulla e guai
se dovessero sapere una cosa del genere. Sì, insomma, di questa
mia scelta...». Sara X ha anche un fidanzato ma,
sorprendentemente, spiega che forse, «se lui dovesse venirlo a
sapere, sarebbe in grado di capire». Deglutisce e diluisce con
la saliva il dispiacere che le è rimasto in bocca, perché forse,
il fatto che «capirebbe» le fa più male che bene. Le chiediamo
se non si renda conto del fatto che mentre cerca un lavoro si
offre per quello più antico del mondo e cerchiamo di capire se
davvero sarebbe disposta a quanto promette su un blog, con
chiunque le capitasse di fronte. «Non ci ho ancora pensato». È
difficile ammettere di trovarsi dalla parte sbagliata di una
situazione e davanti a domande dirette, a Sara X viene
esattamente questa sensazione. Confessa di non aver nemmeno
pensato a come scremare le eventuali "offerte" che compariranno
sul blog «al momento ce n'è una sola ma non mi sembra nulla di
serio» spiega lucida. Parla del sito come di qualcosa che ha
chiuso in una stanza e che va a sbirciare solo di tanto in
tanto, dietro alla porta semiaperta. Più che altro legge i
commenti: da quelli che la insultano a quelli di gente solidale,
a quelli di altri internauti che vorrebbero dissuaderla. Ha
trent'anni, ha perso il tono muscolare dell'immaginazione ed è
stanca Sara X. Ce la immaginiamo dall'altra parte della cornetta
con le braccia morte lungo i fianchi. E a furia di parlarne, di
quest'idea, le sembra di essere sempre meno convinta: «Se fossi
stata disposta a una cosa del genere, un lavoro lo avrei già». A
questo serve l'autocommiserazione: a toccare il fondo per poi
risalire. Ma ieri, intanto, il suo corpo era ancora in vendita
su internet.
Libero 20-9-06