LA BIOGRAFIA DI BRIGITTE BARDOT L’ATTRICE SI CONFESSA IN «POURQUOI?
«L’addio alle scene?
Mi sono vista  con i miei costumi medievaleggianti e mi sono sentita ridicola
Poi avevo visto sul set una capra che doveva essere sacrificata e la comprai»

B.B.

La bella e le bestie

Domenico Quirico
 

Volete sapere perché la «femme fatale», anzi la «femme», Brigitte Bardot che aveva il mondo come deferente clientela, ha deciso di tradirci, ha abbassato una saracinesca improrogabile sui sogni degli anni 60 di cui era la indiscussa e rigida badessa? Per quale immane, irrefutabile amore questa circe solare e di una ci- vetteria senza confini e senza frontiere ha rinunciato a mettere nuove tempeste nei cuori? Per una capretta! Sì, una piccola ca- pra arruffata con la barbetta mefistofelica, gli occhi quieti già predisposti ai riti della mensa, l’andatura caracollante e adiposa.
Lo specchio

Lo confessa lei stessa, senza vergogna, adesso che ha 72 anni e non possiamo più chiederle di ravvedersi, nel suo nuovo libro-confessione, «Pourquoi?», che sarà pubblicato il 28 settembre dalle «Editions du Rocher». Tutto è finito un giorno del maggio del 1973, a Sarlat, una lucente borgata del Périgord, dove stava girando «Colinot Trousse-Chemise», diretto da Nina Companaeez. Aveva, allora, 38 anni, 46 film sulla morbida schiena e il suo sorriso apparteneva al paesaggio internazionale; per raccogliere le lodi di tutti quelli che l’avevano bisturizzata con gli occhi ci voleva mezza Treccani. Era la Francia: in compagnia della baguette, del berretto basco e del mezzo litro di beaujolais. In molti municipi era lei abbigliata da Marianne a sorridere agli sposi, lei che è sempre vissuta di colpi di fulmine. Nessuno lo sapeva, ma era al suo ultimo film: «... Perché mi sono guardata in uno specchio, con i miei costumi mediovaleggianti e mi sono sentita ridicola, perché trovavo grottesca quella messa in scena e soprattutto avevo visto tra le comparse una vecchia contadina con una capra che teneva legata a un picchetto. Carezzando questa capretta scoprii dalla donna che doveva essere sacrificata per il pranzo della comunione del nipote. Anzi era necessario che le riprese finissero entro tre giorni perché si potesse uccidere la condannata a tempo e luogo. Stupefatta e indignata la comprai immediatamente e rientrai con la “mia” capra e la mia cagnetta ”Pichnou” appena adottata, nell’hotel a quattro stelle in cui la produzione mi aveva alloggiato. Ci fu uno scompiglio pazzesco! La mia capra che avevo chiamato “Colinette”, Pichnou ed io in un palazzo! E dormivamo tutti e tre insieme in un grande letto rustico... Che scandalo!».
L’ossessione

Per anni le sono stati adosso appunto con quella domanda: perché? Testardamente e impudicamente determinati a farsi spiegare perché quella donna non voleva più coincidere con gli ideali sentimentali retorici e sessuali di interi reggimenti di ammiratori. E la ragione si chiamava Colinette. «Pourquoi? è un libro strano, di un fascino imbarazzante: radiografia impietosa di una straordinaria ossessione per cui una donna pare aver risucchiato tutto. Non cercate rivelazioni, sottintesi, ammiccamenti alla sua vita precedente, ai tempi di Vadim e della Mandrague, della dolce vita di Saint-Tropez. Tutto ciò è morto nella prima pagina, in tre parole con cui il libro si avvia: «C’era una volta...». Non ci sono neppure «le idee nauseabonde» sugli immigrati, le 35 ore, gli omosessuali che le attirarono le approvazioni, interessate, di Le Pen e le denunce delle associazioni antirazziste che traboccavano dal suo libro precedente, «Un cri dans le silence». BB ha annullato tutto nella «sola verità del suo cuore. Venti anni di battaglie, di speranze, di richieste di aiuto. Queste pagine sono tante prove irrefutabili del mio insopprimibile amore per “Loro”». Loro sono gli animali per cui ha venduto le sue proprietà e creato una fondazione «la sola fierezza della mia vita». Eppure, scrive, «E’ stato duro, molto duro. Non si passa da una condizione di star a quella di protettrice degli animali. Tutti hanno creduto a un capriccio, a un evento passeggero. Ho avuto bisogno di una ostinazione e di un coraggio incatenato al corpo per andare avanti in questo universo sconosciuto. Mi hanno detto che ero una bellezza impazzita, una star che aveva bisogno di pubblicità, una capricciosa che si credeva capace, dall’oggi al domani, di assumersi responsabilità enormi. Avevo il mio cuore come unico bagaglio...».
Ségolène e Corinne

Il libro è un furioso «J’accuse» animalista, nulla sfugge in questo gigantesco, universale crimine contro l’altra metà di noi: la caccia e i trasporti infami, i macelli e la scienza che uccide gli animali in nome del progresso, gli innumerevoli peccati dell’estate degli abbandoni e l’industriale mattanza delle foche e degli elefanti, il cruento natale cristiano e l’insanguinata festa musulmana dell’aid-el-kebir. Ci sono molti politici nel libro: i buoni, e sono rari, e i cattivi, tanti: Ségolène Royal, antico ministro dell’ambiente della Gauche per esempio, insieme con Corinne Lepage, del centrodestra, timidi complici della lobby della caccia, «che se la fanno addosso davanti a una forza elettorale di stampo mafioso che piega i ministri più irascibili». Come Nicolas Sarkozy che l’ha ricevuta, davanti alle telecamere si intende, al ministero dell’interno nell’ottobre scorso: gli ha chiesto di rendere obbligatoria l’elettronarcosi per gli animali uccisi con il rito halal: «Io aspetto ancora la risposta».
La Francia non l’ha perdonata. Non le ha perdonato di averla derubata dei suoi amori crepuscolari, di occuparsi d’altro che della bellezza e del mito, non le ha perdonato le rughe che le zigrinano gli occhi e la bocca: «perché a 38 anni ho rinunciato a tutte le somnme favolose che mi proponevano ancora per mostrare il sedere o la punta del naso sullo schermo... perché mentre ero un “fenomeno” analizzato da Simone de Beauvoir, Sagan, Cocteau, Duras e tanti altri ho preferito in piena gloria, mettermi totalmente al servizio dela protezione degli animali...». Che a un certo punto dice «vorrei essere Dio» per portare tutti gli animali che soffrono sulla sua immensa arca di Noè.
Il recinto dei lupi

E’ un libro fatto di storie, dolci e tristi. Come il salvataggio, nel 1991, di 80 lupi ungheresi destinati a diventare pellicce o imbalsamati nel museo di Budapest. Trasportati attraverso le frontiere verso la salvezza in Lozère: «Quel mattino mi telefonarono per annunciarmi la morte di Serge Gainsbourg, io piangevo, piangevo senza potermi fermare, ma bisognava che partissi. Mi fecero entrare nel recinto dove vivevano cinque lupe assai selvagge. Mi lasciarono sola, mentre si aspettava il convoglio con gli altri, con quelle femmine curiose che mi annusavano arrivando fino a annusare il mio chignon e a tirare i miei capelli che dovevano sembrar loro un pelame strano. E’ un ricordo straordinario, indimenticabile. Sono stata lupa per un istante... Poi arrivarono le povere bestie salvate: stanche, magre, il pelo raso e sporco, il muso basso e la coda tra le gambe. Ho avuto il privilegio di accoglierli in ginocchio, mi sono passati davanti uno a uno diffidenti terrorizzati, respirando a fatica l’odore di una libertà ritrovata. Io piangevo insieme di felicità e di dolore, di emozione e di gioia».
La cavalla

Eccoli gli amori di Brigitte Bardot. La cavalla Duchesse: «Aveva 24 anni e partiva per il macello, venduta a un mercante da un maneggio di Neauphe-le -Chateau perché per una debolezza dell’anteriore non poteva trotterellare con i clienti sulla groppa. Offrii una somma superiore a quello stronzo di commerciante e me la ritrovai a Bazoches, la mia proprietà vicino a Parigi, una superba cavalla di cui ero responsabile nella vita e nella morte, io che dei cavalli avevo paura... Ci fu un miracolo come si verificano ogni volta che mi trovo di fronte a un problema drammatico. Lei deve aver capito chi l’aveva salvata e nonostante fosse nobile, altera e indipendente come nessun’altra ha cominciato a vivere con me, mia complice assoluta, come Cornichon, il mio piccolo asino, le capre e i montoni. Era un paradiso terrestre, Bazoches...». O Diane una cagnetta salvata nel giardino del Trocadéro: «Che è vissuta felice, molto felice fino al gennaio del 1997 quando si ammalò di cancro. E’ morta con calma, senza lamentarsi, riposa nel piccolo cimitero sotto gli alberi di melo. Addio Diane...».
Dalla parte degli animali L’autobiografia di Brigitte Bardot è un furioso «J’accuse» animalista, nulla sfugge in questo gigantesco, universale crimine contro l’altra metà di noi: la caccia e i trasporti infami, i macelli e la scienza che uccide gli animali in nome del progresso, gli innumerevoli peccati dell’estate degli abbandoni e l’industriale mattanza delle foche e degli elefanti, il cruento Natale cristiano e l’insanguinata festa musulmana dell’aid-el-kebir. Ci sono molti politici nel libro: i buoni, e sono rari, e i cattivi, tanti: tra questi Ségolène Royal.

La Stampa 13-9-06