leader
dei ds: certe scelte aiutano anche le famiglie che
guadagnano meno di 1300 euro al mese
"Velleitario chi rinuncia al rigore
serve una Finanziaria riformista"
Fassino: inevitabile toccare
pensioni, sanità e pubblico impiego

il governo Se si fa una manovra
debole anche il governo sarà più debole. Questa è una cosa che
devono capire tutti
l´europa Non possiamo stare in Europa e
poi dire "lasciateci fare". La manovra deve essere di 30
miliardi
padoa-schioppa Un rilievo al ministro:
non ha detto con evidenza che è stato il centrodestra a portarci
con i piedi nell´acqua
CLAUDIO TITO
ROMA - «Se si fa
una Finanziaria debole, anche il governo sarà più debole. Se
sarà rigorosa, il governo sarà più forte. Questa è una cosa che
devono capire tutti». Non vuol sentire parlare di "spalmature",
non vuole discutere di ammorbidimenti. Per il segretario Ds,
Piero Fassino, l´asticella dell´Unione non può abbassarsi sotto
i 30 miliardi. Chi reclama una manovra meno pesante, non
affronta i problemi. «Magari li rinvia, li nasconde. Ma proprio
perché sono un uomo di sinistra penso che debbano essere rimossi
gli ostacoli che impediscono all´Italia di tornare a crescere».
Accettando quindi gli interventi sulla sanità e sul pubblico
impiego, sulle pensioni e sugli enti locali. E insieme mettendo
in cantiere le misure per il rilancio dell´economia e la tutela
del lavoro. «Così deve essere una vera Finanziaria riformista».
E come riuscirete a far digerire al Paese un intervento di
questa portata?
«Il punto di partenza deve essere molto chiaro: il centrodestra
ci ha lasciato un´eredità disastrosa. E Tremonti ha anche la
faccia tosta di darci lezioni».
Ma il punto ora è come intervenire. Nella maggioranza la linea
dei "rigoristi" si scontra con quella degli "spalmatori".
«Per uscire dal disastro berlusconiano basta una correzione
morbida? O per uscire dalla stagnazione serve una scossa? Il
dibattito tagli sì tagli no è impostato male».
Perché?
«Perché basta chiedere a qualsiasi analista economico per capire
che l´Italia, solo per mantenere l´attuale livello di ricchezza,
ha bisogno di crescere del 2% l´anno. Se non raggiungiamo
rapidamente quella soglia, non ce la facciamo».
Rifondazione comunista, il Pdci, in parte i Verdi, però,
propongono una ricetta diversa.
«L´idea di poter diluire in due anni il risanamento, in realtà,
rischia di costare al paese molto di più. Significherebbe
dilazionare i tempi della crescita. Andare sotto il 3% nel
rapporto deficit-Pil vuol dire liberare soldi che altrimenti
sono assorbiti dai tassi interesse che lo Stato paga per
mantenere il debito».
Quindi il rigore è inevitabile?
«È la linea della responsabilità e dello sviluppo. Contenere la
spesa per fare investimenti. E allora non si può non intervenire
nelle quattro voci che costituiscono gran parte della spesa
pubblica: previdenza, sanità, pubblico impiego e enti locali. Se
è positivo che in questi mesi sia aumentato l´introito fiscale,
non ci si può illudere che basti. Tanto meno sperare che entri
qualche altro miliardo in più nelle casse dello Stato per
ridurre ancora la dimensione della manovra a 27 miliardi, a 26 o
addirittura a 25. L´Ue non ce lo consentirebbe».
Eppure in una parte del centrosinistra sembra esserci poca
attenzione verso l´Europa?
«Forse non c´è piena consapevolezza di quanto l´integrazione
monetaria determini interdipendenza con gli altri paesi. Non
possiamo stare in Europa, avere la stessa moneta e poi dire
"lasciateci fare da soli". A Bruxelles i conti li conoscono e
dobbiamo andare lì con una proposta vera. La manovra deve essere
di 30 miliardi per poter incidere sul deficit e sul debito. E
poi perché è fatta per 16 di tagli e 14 di investimenti. 14 è la
cifra minima. Siamo già stretti così. E non possiamo contrarla
ulteriormente».
Lei parla di pensioni. Un terreno minato.
«Scontiamo la mancanza di coraggio degli anni passati. Se
avessimo sciolto il nodo 10 anni fa... Il punto comunque è che
la vita media si è allungata. Come si fa a pensare che a 58 anni
una persona non sia utile al paese? Affrontiamo il tema dell´età
pensionabile e di come incentivare la permanenza nel lavoro.
Contemporaneamente tocchiamo due priorità ineludibili: quella
dei pensionati, il 50% del totale, che non superano i 600 euro
al mese e quella dei giovani precari che tra 30 anni saranno dei
pensionati precari. Una sinistra che voglia davvero equità e
giustizia non può barricarsi nella trincea dei 57 o 58 anni. Lo
"scalone" è ingiusto, lo so. Ma non lo si può semplicemente
abolire: introduciamo incentivi e disincentivi, e rimoduliamo
l´età pensionabile. O sarà fatale tenersi lo scalone».
Dovrete fare i conti anche col sindacato. Nessuno dimentica lo
scontro D´Alema-Cofferati del ‘99.
«Io capisco che il sindacato sia preoccupato. Segue le esigenze
dei suoi associati. Ma in passato, con le sue scelte, ha salvato
il paese. Oggi è chiamato alla stessa responsabilità. Deve
sapere che tutela il proprio mondo se si fa carico degli
interessi generali del paese. Discutiamo ma sapendo che non si
gioca al ribasso».
E se non si troverà l´accordo?
«Il governo non si sottrarrà al dovere di decidere. Tuttavia
ricercherà fino all´ultimo il consenso delle pareti sociali».
Mettere mano anche agli altri capitoli non sarà facile.
«Nel 2007 spenderemo 103 miliardi per la sanità. Ci possono
essere i margini per evitare sprechi? Io penso di sì. In Emilia,
e parlo della regione più virtuosa e che offre la sanità
migliore, si effettuano 63 milioni di visite specialistiche. Non
c´è un eccesso? È possibile razionalizzare questa spesa? Se poi,
per garantire a tutti i cittadini di essere curati, chiediamo ai
redditi medio alti un ticket per le degenze, sarà così grave?».
C´è chi accusa Prodi di aver ceduto un po´ a Bertinotti e
Diliberto.
«Non ho visto cedimenti. Se si è passati da 35 a 30 miliardi è
per gli introiti fiscali aggiuntivi. Ma rimane pur sempre la
manovra più imponente degli ultimi 15 anni. È un´operazione che
sposta le risorse verso la crescita. Risanare ora vuol dire
mettere le ali subito dopo. Naturalmente si tratta di discutere
perché decisioni così impegnative non possono essere frutto solo
di una logica contabile o tecnocratica. Ma il confronto non deve
ridurre l´ambizione e la radicalità delle scelte».
Ma se la Finanziaria non sarà forte come dice lei, il governo
cade?
«No, il governo in ogni caso non cade. Ma se la manovra sarà
debole, anche l´esecutivo sarà più debole».
La Repubblica
7-9-06