Il ritorno in ufficio del signor manager
di MARIA LUISA TRUSSARDI
Cielo e clima già settembrini. Si spera in qualche riflusso estivo. Nell'auto il Cd dell'estate sostituisce la compilation precocemente vecchia. Pensiero fisso al lavoro, ossessionati da due possibilità. Continuare l'attuale attività supercollaudata, ben retribuita ma un po' noiosa o accettare la nuova proposta di collaborazione professionalmente più ambita. L'intervista dell'Head-Hunter è stata sottovalutata ed è assolutamente da riconsiderare. Che delusione sarebbe però rinunciare solo dopo tre mesi di contratto, e poi c'è il trattamento pensionistico che non quadra. Il tormentone ci infastidisce e scivoliamo ad altro argomento. Flashes dal passato prossimo paragonati a ricordi di lontane vacanze rese mitiche dal tempo. Bisognerà anche ascoltare i racconti di parenti, amici, colleghi. Non ce li risparmieranno. Fingeremo interesse quasi morboso. Niente invidia, tutto viene gonfiato del 200% e le ferie "non da urlo" non ce le raccontano mai. La città immutata. Nel tragitto casa ufficio la segnaletica di lavori in corso impone deviazioni che fanno perdere cinque minuti secchi. Forse in ufficio, tra le novità una stagista carina. Per allargare gli orizzonti si potrebbe scambiare qualche idea in più con il famoso consulente. I suoi meeting mensili rivitalizzano l'ambiente. È sempre utile saper valutare il "contesto"; necessario non perdere mai la "vision".

Pensando al week-end
Il pensiero corre al prossimo week-end. Ci sarà una frangia di sole e il colore dorato manterrà la sua brillantezza. Un po' di lampada non fa male; rivitalizza l'abbronzatura. Ci stiamo dicendo troppe banalità. Ci vergognamo di noi stessi e togliamo il Cd diventato di colpo stupido. Ogni anno ripetiamo le stesse cose; dovremmo invece fare qualche riflessione politicoculturale; parlare del Dpef e imparare a conversare di arte contemporanea così di moda anche nel nostro ambiente. Tra pochi minuti con le gambe sotto la scrivania basterà riaprire la mail per realizzare che tutto il resto per 8/10 ore rimarrà fuori della nostra testa. L'azienda ha bisogno di noi che, professionalmente e deontologicamente, ci applichiamo per migliorare il bilancio e dare risultati concreti al sistema economico. Il Pil cresce poco e il Debito Pubblico non diminuisce ma almeno noi ci impegnamo ad aumentare il fatturato. Sembrano battute tra colleghi, in realtà cediamo al piacere dell'autocelebrazione. Iniezioni di autostima servono più degli psicofarmaci. Non sono rientrati tutti. Siamo perplessi su come comportarci. Approccio signorile e morbido o devastazione di sorrisi ammiccanti e pacche sulle spalle. Il governo tedesco le ha proibite. Dipende dal grado di cordialità che vogliamo stabilire; non siamo espansivi ma bisognerà sforzarsi. L'allerta rimane alta per i due tipi che vorrebbero farci le scarpe. Bonus e stock options entrano ed escono dal nostro cervello come in un videogame. Normale sorriso con i sottoposti. Si augurerà una buona ripresa del lavoro dopo le meritate vacanze che appunto servono per poi lavorare meglio. Il problema dei soldi è un altro tormentone. Pressanti le spese: vestiti da sostituire per usura, ma non è poi così necessario per un look fresco. Priorità 1 agli investimenti scolastici dei figli, priorità 2 all'acquisto, sempre per loro, di abbigliamento tra il classico canonico ed il cult. Impressionante la richiesta di scarpe. Motorini ed auto, valuteremo. Servono soldi anche per il progetto: cambiare barca e navigare più là, da costa a costa. Al Salone di Genova scoveremo quella nuova, due metri più lunga e con più cavalli, fatta apposta per noi, e chi se ne importa delle tasse; però occhio al leasing. Andar per mare è un diritto e niente storie di lusso superfluo dopo il caso D'Alema. Ci si concede un approfondimento sessual-sentimentale. Alberoni dice che il sesso avanza e l'amore diventa sempre più difficile. Per loro, i giovani; per noi arretrano tutti e due. Classificazioni a parte, se ne vedono troppe in ufficio, noi siamo degli upper-middleclass. Appunto classe sociale raggiunta con la mezza età, stile di vita conseguente e famiglia a carico. È uno stato privilegiato ma anche molto pesante da mantenere così evitiamo gli incastri sessual-sentimentali, almeno quelli che romperebbero l'agiata serenità della nostra vita familiare. E perché la famiglia confonde il nostro bisogno di stabilità e sicurezza con eccessiva tolleranza e squallida insensibilità. Siamo stati accusati anche in vacanza di aver glissato su situazioni imbarazzanti, evitando decisioni drastiche, lasciando tutto com'era. D'altronde o tollerare o negare.

Mal comune ...
Ci si consola pensando a certi menages strani di conoscenti. Sapere che altri stanno peggio di noi è terapeutico. In ufficio oltre che di calcio si parlerà di politica. È difficile prendere posizione quando la situazione è tragica. Chiaro, siamo tutti pacifisti: e convinti che i protagonisti delle guerre non agiscano solo in difesa di nobili princìpi quali il diritto alla libertà, alla sopravvivenza, al territorio, ma anche per concreti interessi di parte. Siamo tutti di parte, ma io non ho capito da che parte stare. Da quella dei terroristi, mai. E allora? Boh! Vorremmo un mondo in pace. Un po' di utopia aiuta a tirare avanti. E poi come si può avere un'opinione se i giornali e la tivù non te la raccontano mai giusta. Il percorso è finito: parcheggio, ascensore, porta dell'ufficio, scrivania, e tutto ciò che si è pensato, banalità, progetti, problemi, rimane fuori stanza. Il vento se lo porterà via insieme con l'estate.

Libero 30-8-06